Dopo l’ottimo riscontro di Io Sono Dragon Ball, Mondadori ritorna ad attingere al bacino dei manga storici per il nostro paese e non solo ristampando una delle opere più influenti di sempre ovvero I Cavalieri dello Zodiaco presentando sugli scaffali di librerie e fumetterie il volume Noi Siamo I Cavalieri dello Zodiaco.

Spiegare il fenomeno Cavalieri dello Zodiaco sarebbe superfluo e francamente inutile tuttavia questa nuova edizione del manga di Masami Kurumada ci permette di fare un passo indietro ed esaminare ancora una volta le origini di questo fenomeno lontano dalle luci della ribalta e del mito che lo accompagnano tutt’oggi.

Poco meno della metà di questo primo volume è occupata dalla presentazione di quello che è il protagonista della serie ovvero Seiya. Il giovane, ad un rapido calcolo un tredicenne, è impegnato in un durissimo addestramento in Grecia per ricevere il titolo di Saint e conquistare un mitico Cloth, una armatura, che lo farebbe entrare di diritto nel novero di questi misteriosi quanto potentissimi guerrieri capace di attingere alla propria forza interiore, il cosmo, e rompere gli atomi della materia potendo così sferrare colpi dalla forza inaudita.

Seiya dopo 6 anni di duro allenato con la maestra Marin ottiene finalmente il Cloth di Pegasus battendo il mostruoso Cassios ed è pronto a rientrare in Giappone.

Lì ad attenderlo c’è uno scenario ben diverso. Scopriamo che Seiya fa parte di un gruppo di 100 orfani che il filantropo Mitsumasa Kido ha spedito in giro per il mondo affinché diventassero Saint. L’opera dell’uomo, oramai morto, è portata avanti dalla nipote Saori che è intenzionata a far scontrare i 10 Bronze Saint tornati in Giappone in un torneo gladiatorio, le Galaxian Wars, con in palio l’altrettanto misterioso Gold Cloth appartenente ai 12 Gold Saint dello Zodiaco.

Seiya non è assolutamente intenzionato a combattere ma la promessa di mettere i fondi della Fondazione Kido a sua disposizione per ritrovare la sorella scomparsa spinge il ragazzo a salire sul ring. Iniziano così una serie di scontri fratricidi dove riaffiorano vecchie rivalità mentre vengono introdotti il silenzioso Hyoga del Cigno e l’eremitico Shiryu del Dragone e il letale Shun di Andromeda.

All’appello manca però un Saint, Ikki della Fenice che compare all’improvviso e anziché gettarsi nella mischia trafuga il Gold Cloth animato dalla sete di vendetta.

E’ un inizio fulmineo, grezzo anche, quello che il sensei Kurumada imbastisce per quest’opera che in questi primissimi capitoli è di difficile decifrazione. Se l’etichetta battle shonen forse viene applicata in maniera consapevole per la prima volta proprio per I Cavalieri dello Zodiaco, qui i gli stilemi utilizzati risentono ancora delle influenze anni ’70 del genere con una ambientazione “scolastica” che viene declinata in maniera assolutamente inedita e globale e dove si iniziano a seminare i primi indizi per il vero e proprio universo narrativo che sarebbe poi esploso nei capitoli successivi.

Kurumada mette subito in chiaro che i suoi protagonisti soffrono e devono compiere sacrifici estremi. I loro poteri sono devastanti, le conseguenze del loro utilizzo permanenti: l’incontro clou fra Seiya e Shiryu è l’esempio concreto di questo impianto narrativo spiccatamente tragico con i due protagonisti che per poco non perdono la vita a poche pagine dall’inizio della storia!

Non c’è spazio per eroi senza macchia, i Saint di Atena sono ragazzi profondamente “danneggiati” che combattono imparando a domare un potere che è innanzitutto una ricerca interiore in cui anni di addestramento sono nulla in confronto alla riflessione sulla debolezza del nemico, sulle conseguenze della battaglia e sul proprio coraggio.

Questa riflessione collaterale alla trama in senso stretto si sposa forse con quello che è l’aspetto più controverso di questa opera: il tratto di Masami Kurumada. Fortemente influenzato dall’estetica anni ’70, il suo tratto giunge forse con un po’ di ritardo a metà anni ’80 quando la finezza e muscolarità inizia a prendere il sopravvento e che si esplicherà poi per I Cavalieri nell’anime con il character design di Michi Himeno e Shingō Araki

Linee semplici, dettagli minimali stridono con anatomie e proporzioni spesso sballate e soluzioni più pratiche che piacevoli per gli occhi, tuttavia Kurumada ha bene in mente il risultato che vuole ottenere ovvero catturare la potenza del momento singolo. Ecco quindi che la costruzione della tavole, semplice e lineare, lascia spesso spazio a pagine a vignetta singola in cui le inquadrature si deformano per far avvertire al lettore la potenza dei colpi inferti.

L’edizione Mondadori è mastodontica. Un cartonato di grandi dimensioni confezionato in maniera pregevole in collaborazione con Edizioni Star Comics. La lettura è alla orientale, non sono presenti le pagine a colori che fanno da intro ai vari capitoli e c’è da segnalare qualche passaggio legnoso di una traduzione e di un adattamento che forse non hanno passati indenni la prova del tempo.

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