Come sanno i Marvel fan, Uncanny X-Men è un titolo storico e per molti anni è stato il principale brand della casa editrice, grazie al lavoro del grande Chris Claremont che ebbe il merito di trasformare una serie un tempo considerata minore nel fumetto più amato e venduto del mercato americano e di creare un ampio e variegato universo narrativo. Dopo l’abbandono di Chris, i vari X-mensili, malgrado gli inevitabili alti e bassi qualitativi, hanno comunque continuato a godere di indiscutibile popolarità.

Ora la Marvel ha deciso di riproporre una nuova collana intitolata Uncanny X-Men e Panini Comics incomincia a pubblicarla. Lo scrittore scelto per dare il via a un nuovo corso narrativo è Ed Brisson che ci propone un team formato da grossi calibri come Jean Grey, Tempesta, Kitty Pryde e altri, e alcuni mutanti di secondo piano ma non per questo meno interessanti. Sono, però, coinvolti pure Matthew Rosenberg e Kelly Thompson. Questi tre sceneggiatori si sono, quindi, assunti il non facile compito di impostare una story-line che si preannuncia complessa e articolata, con l’obiettivo di riportare gli X-Men agli antichi fasti.

Per ciò che concerne la trama, si intuisce che in effetti avremo a che fare con una story-line di ampio respiro basata su misteri di non facile risoluzione. A giudicare da questo primo albo, si può dire con certezza che l’isteria anti-mutante ha raggiunto livelli preoccupanti, Kitty Pryde cerca faticosamente di impostare un dialogo tra homo superior e homo sapiens e c’è una minaccia in agguato. Di ciò pare essere consapevole Jamie Madrox, l’Uomo Multiplo, a conoscenza di parecchie cose; e nel contesto è coinvolto un politico impegnato in una campagna ostile ai mutanti.

Rosenberg scrive, tuttavia, una storia mediocre e si concentra su dettagli che ormai rendono le saghe degli X-Men noiose e prevedibili: il solito politicante, battaglie prive di costrutto, pipponi sull’accoglienza, la solidarietà e la fratellanza. Insomma, niente di nuovo, per giunta con un’irritante attitudine politically correct che ormai ammorba parecchio materiale Marvel contemporaneo. Kelly Thompson, in particolare, è l’emblema di tale tendenza poiché firma una delle storie di appendice del primo albo e ci propina stucchevoli luoghi comuni sull’ecologismo spicciolo, le multinazionali corrotte e le discriminazioni. In parole povere, un piagnisteo da ‘millennials’.

E, in effetti, Uncanny X-Men è proprio un fumetto per ‘millennials’ che si riconoscono nel buonismo dilagante e si fanno turlupinare dalle varie ‘gretine’ che sproloquiano di problemi ambientali. Una lettura per bambocci che si piangono addosso e si crogiolano nel vittimismo. Testi e dialoghi sono insipidi e banali e i tre scrittori non sanno fare altro che ripescare vecchie idee anni novanta come il Fronte di Liberazione Mutante e persino il dimenticato Sugar Man. Ma manca l’inventiva. Non c’è imprevedibilità e questo albo d’esordio risulta scontato e risaputo.

Per quanto riguarda i disegni, il penciler è il sopravvalutato Mahmud Asrar che tanti si ostinano a osannare ma che, onestamente, continua a non convincermi. Il suo stile è grezzo e legnoso. Risulta accettabile nelle sequenze dei combattimenti, ma è statico e poco accattivante in quelle più tranquille. Ci sono poi quattro backup stories che si collocano prima degli eventi narrati nella storia principale e inseriscono alcuni elementi narrativi che serviranno a comprendere meglio gli sviluppi successivi. Gli scrittori sono sempre gli stessi e non vanno al di là dell’anonimo andante.

I disegnatori sono Mirko Kolak che ha uno stile oscuro e cupo, molto interessante, e propone una bella e suggestiva versione di Alfiere; il bravo Ibraim Roberson dal tratto plastico, pulito ed elegante, decisamente apprezzabile; e il Mark Bagley di Amazing Spider-Man che fa un buon lavoro, sebbene le matite non vengano del tutto valorizzate dagli inchiostri troppo densi di Andrew Hennessy.

Nel complesso, come giudicare Incredibili X-Men? Come una proposta editoriale di basso livello. Da evitare.

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