E’ la diretta, tediosa e francamente inutile conseguenza del volersi ostinare ad aprire la bocca per parlare ben consci del fatto di non avere pressoché nulla da dire Climax, nuovo film del provocatore Gaspar Noé, che ha smesso di provocare ormai da anni ma che si ostina a credere di esserne ancora in grado.

Il cineasta di Buenos Aires tenta ancora – fallendo, con una costanza a dire il vero ammirevole – di attaccarsi all’etichetta barra aura di “enfant terrible” che aleggia intorno alla sua carriera fin dai promettenti esordi, anche se ormai il fisico da ultra-cinquantacinquenne e soprattutto la messa in scena (sempre uguale a se stessa, sempre odiosamente ottusa nei suoi reiterati tentativi di scioccare) cercano in ogni modo di trascinare una carriera all’insegna dell’eccesso, o meglio dire della ricercatezza dell’eccesso.

Dopo il fintamente profondo Enter The Void e il fintamente vero Love (venduto come l’unico film in grado di abbattere il muro che separa il dramma romantico dalla pornografia, arrivato però decenni dopo il capolavoro di Nagisa Ōshima Ecco L’Impero Dei Sensi, e successivi epigoni assai più riusciti), Noé torna alla carica con una sorta di horror-musical-psichedelico incentrato su un gruppo di venti ballerini francesi che, in una notte invernale, si riuniscono in un remoto edificio isolato nel bel mezzo della foresta (perché, si, le allegorie vecchie come la letteratura sono gli spunti più originali di questo tipo di cinema).

Siamo a metà degli anni Novanta e la nottata di prove per i giovani in breve tempo si trasforma in un festino a base di sangria e LSD. Tra musica alta e divertimento, i giovani vengono pervasi da una strana e ipnotica follia, che crescerà di ora in ora e separerà quelli che pensano di aver raggiunto il Paradiso da quelli che temono di essere sprofondati all’Inferno.

Ciò che rende Climax particolarmente irritante è che per la prima metà il film sembra (voler) funzionare davvero, comunicando una forza cinetica ferale che le riprese in steadicam riescono a catturare, coinvolgendo l’occhio di guarda e obnubilandone la mente. Dopodiché però Noé al climax suggerito dal titolo sembra volerci non arrivare mai, e quando viene introdotto l’elemento psichedelico il film prende a muoversi ancora più velocemente di prima, senza però andare da nessuna parte. Il che è stranissimo per un film intitolato Climax, che di crescendo vari ed eventuali proprio non si preoccupa.

C’è il sesso, ci sono i ballerini, un incesto, una donna incinta presa a calci … e per tutto il tempo la musica continua a pompare. Potrebbe sembrare una premessa divertente, che però diventa una scusa irrimediabilmente basilare per fare un film su un brutto trip di acidi, i cui effetti Noé vuole replicare/rievocare nella struttura (la fine arriva all’inizio, i titoli di testa giungono a metà, come se il film stesso fosse drogato e confuso).

Purtroppo però il massimo livello di inventiva per l’autore è capovolgere il quadro e mostrarci intere scene sottosopra, chiedendo – anzi supplicando – a noi critici di definirla arte cinetica infusa con elementi danteschi accoppiati a visioni di Hieronymus Bosch. Noi potremmo anche stare al gioco, ma a che pro?

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