La generazione cresciuta a cavallo della seconda metà degli anni ’80 e la prima dei ’90 è stata senza ombra di dubbio estremamente fortunata perché ha potuto godere di un immaginario cinematografico pazzesco e ancora estremamente vitale fatto di personaggi e franchise – termine che all’epoca non aveva assolutamente l’accezione moderna del termine – entrati di diritto nell’immaginario colletivo.

Nel novero di questi personaggi c’è sicuramente Robocop, il poliziotto brutalmente massacrato da un gruppo di criminali in una Detroit distopica e in mano all’illegalità e trasformato dalla corporazione OCP in un cyborg al servizio della legge che fra il servire e il proteggere prendeva coscienza di sé.

La prima pellicola del 1987 diretta da Paul Verhoeven divenne un cult non solo per la sua visione fantascientifica ma anche per la sua vena cinica e ironica e diede vita a sequel e svariate declinazioni, fra cui anche una serie animata, che non pur attestandosi su buoni livelli non raggiunsero mai il livello della prima pellicola.

Attingendo da questo bacino ottantiano, dopo Alien e Predator, saldaPress recupera anche le storie a fumetti di Robocop nella loro incarnazione più recente con la maxiserie di 12 numeri – che verrà presentata in Italia in due volumi – edita da Boom! Studios intitolata Vivo o Morto e firmata da Joshua Williamson (già autore dell’ottimo Birthright sempre edito da saldaPress) e Carlos Magno.

Gli eventi della serie si collocano poco tempo dopo la conclusione del primo film e il primo personaggio ad entrare in scena è John Killian, appena uscito di galera che si riaffaccia in una Detroit sempre sull’orlo del caos ma forte della presenza intimidatoria di Robocop.

Qualche mese dopo questa breve presentazione, la OCP promuove una iniziativa per regolarizzare la presenza di armi in città. Killian intanto è diventato un esponente molto vocale della cittadinanza che ha timore di non potersi difendere più dalla criminalità imperante.

Quando però gli scontri a fuoco aumentano Robocop e la sua partner Lewis scoprono un traffico di armi che vorrebbero ricondurre allo stesso Killian ma non riescono ad ottenere tutte le prove necessarie. Il risultato è invece un depotenziamento di Robocop, che viene privato della sua arma in favore di uno sfollagente, e una revisione delle legge proposta dalla OCP.

Con Lewis passata dietro una scrivania dopo aver scoperchiato il proverbiale vaso di Pandora e Robocop sicuramente un po’ meno intimidatorio nelle strade, Killian ha campo libero per il suo piano che è in primis una vendetta contro la stessa OCP.

Che Joshua Williamson fosse uno scrittore in piena maturazione l’avevamo già ampiamente capito leggendo sia la già citata Birthright che la serie regolare The Flash che sta scrivendo ormai da parecchi anni per DC e questo Robocop – Vivo o Morto ne è l’ennesimo dimostrazione.

Lo scrittore, ben consapevole del materiale originale, si muove sicuro nel solco tracciato dalla pellicola originale bilanciando azioni, ironia e cinismo ma dando alla serie un contesto attualissimo ovvero utilizzando il tema del controllo sulle armi da fuoco.

Pur utilizzando Robocop come volano delle vicende, Williamson parte creando un antagonista credibile di cui poi approfondisce la backstory dando così un contesto più completo alle vicende.

Ottimo anche l’approfondimento della partner di Robocop, Lewis che viene sdradicata dalla sua “comfort zone” dando così un dinamismo meno lineare all’intreccio degli eventi.

Il vero punto di forza dell’autore è quello di rileggere con personalità lo spirito della pellicola originale dandone una lettura moderna e soprattutto senza tralasciare come già detto ironia e cinismo mutuate anche da quello scritto sul personaggio da Frank Miller, basti guardare alcune sequenze con l’uso dei media come “coro” delle vicende, e che la stessa saldaPress riproporrà in un volume unico.

Robocop – Vivo o Morto è una storia dal retrogusto ottantiano che non cede alle lusinghe degli “effetti speciali” e dell’azione da blockbuster ma riflette invece su tematiche attuali scavando a fondo nelle paure concrete della società odierna così come ogni grande storia di fantascienza dovrebbe fare.

Ad accompagnare Williamson c’è il veterano Carlos Magno che ha lavorato praticamente per tutti i mercati occidentali, dalle major americane al franco-belga, e che illustra la storia ispirandosi al tono realistico della britannica 2000AD. Il tratto è anatomicamente preciso con grande attenzione per le inquadrature in una costruzione della tavola ordinata ma mai troppo rigida in cui le figure, soprattutto nelle sequenze di azione, fuoriescono dai margini dando un senso di “caos controllato”.

Il collaudato formato cartonato per queste proposte è come sempre impeccabile dal punto di vista carto-tecnico. Da segnalare qualche passaggio legnoso in fase di traduzione, nulla che infici la lettura sia chiaro, e il corposo apparato redazionale firmato dai due autori che fa da corollario alla immancabile gallery di copertine variant.

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