I Marvel fan sanno bene che l’Uomo Ragno è da sempre un personaggio solare e scanzonato, dotato di senso dell’umorismo e spesso al centro di vicende divertenti. Ma nel corso della sua lunga e gloriosa esistenza editoriale non sono mancati momenti cupi e drammatici, se non addirittura tragici.

D’altronde, la sua attività di supereroe incomincia dopo la morte dello zio Ben, ucciso da un ladro che Peter Parker si era rifiutato di fermare, e il senso di colpa che lo tormenta è uno degli elementi essenziali della sua psicologia.

Con questo nuovo volume di Spider-Man Collection Panini Comics propone alcuni episodi passati alla storia, caratterizzati da un’atmosfera luttuosa che sembra anticipare lo stile ‘morte e disperazione’ degli anni ottanta. Furono realizzati nei seventies e sconvolsero il pubblico dell’epoca, anche perché basati sul decesso di due importanti membri del cast di Amazing Spider-Man. Si tratta dei nn. 88/92 e 121/122 del mensile, all’unanimità reputati tra le migliori produzioni Marvel di tutti i tempi.

In questo contesto, Peter Parker è ufficialmente fidanzato con la splendida Gwen Stacy, va all’università, divide un appartamento con l’amico Harry Osborn ed è insidiato dall’attraente e sensuale Mary Jane. Stan Lee delinea una story-line che, almeno in principio, ruota intorno alle consuete atmosfere supereroiche. Il Dr. Octopus, infatti, classica nemesi del Tessiragnatele, sta architettando uno dei suoi piani criminosi e Peter, come al solito, cerca di fermarlo.

Ma non tutto va per il verso giusto e ci sarà una vittima. Qualcuno che l’Uomo Ragno, suo malgrado, non potrà salvare e cioè il Capitano Stacy, padre di Gwen, che muore tragicamente mentre Peter e Dock Ock combattono. Già in passato Stan aveva fatto morire un importante comprimario della serie, Frederick Foswell, ma qui il pathos è superiore. George Stacy, infatti, aveva assunto una rilevanza narrativa notevole e, in punto di morte, fa una rivelazione sconvolgente a Peter.

Al di là delle lotte tra eroi e criminali, ciò che più conta è la dinamica psicologica che si instaura tra Peter e Gwen, con quest’ultima che inizia a odiare l’Arrampicamuri, ritenendolo responsabile della morte del padre. Va da sé che il loro rapporto inizia a mutare, con conseguenze imprevedibili. Il Sorridente mette in primo piano il lato umano dei protagonisti, malgrado la presenza dell’Uomo Ghiaccio in un episodio, e ci presenta un individuo torturato dal rimorso, vulnerabile e fallibile. I testi e i dialoghi sono intensi e ancora oggi, a tanti anni di distanza, non hanno perso smalto.

Ai disegni ci sono l’ottimo John Romita Sr., che illustra il n. 88 con il suo stile plastico e dinamico di grande effetto visivo, e l’oscuro, contorto Gil Kane che con la sua particolarissima costruzione delle tavole realizza uno dei suoi migliori lavori. Ma non finisce qui perché il volume include gli storici nn. 121/122 di Amazing Spider-Man, quelli, in pratica, che segnano la fine dell’amatissima Gwen.
Lee e i suoi collaboratori, quindi, decisero di far morire un personaggio fondamentale della testata. Inizialmente, a quanto si dice, la scelta era caduta su Zia May, ma poi si optò per Gwen perché questo avrebbe scioccato maggiormente i lettori. E così fu. Gerry Conway, che con queste storie entrò nel gotha degli autori di comics, racconta un’avventura a forti tinte, recuperando lo schizofrenico e agghiacciante Goblin, nemico per eccellenza del Ragno. Il Folletto Verde, ormai reso incontrollabile dalla pazzia, decide di colpire emotivamente Peter, rapendo la sua ragazza. L’esito è devastante.

Si è parlato molto di queste storie e alcuni le considerano un vero e proprio spartiacque narrativo. In un certo senso, è così. La conclusione del n. 121 con Peter disperato che stringe tra le braccia la sua ragazza ormai priva di vita è uno dei momenti più belli e commoventi dell’intera storia della Marvel e tuttora provoca brividi nei lettori.

Così come sono da brividi i testi profondi e intensi di Conway, il ritmo serrato della trama e lo sconvolgente epilogo con lo scontro definitivo tra Spidey e Goblin. Da non perdere, inoltre, la finale sequenza muta, priva di dialoghi, con Peter e Mary Jane. Qui l’autore, coadiuvato dal talento immenso di Gil Kane, raggiunge incredibili vertici emotivi. Kane, dal canto suo, rappresenta con maestria le atmosfere dark della vicenda e ci presenta un Goblin spaventoso dallo sguardo schizoide, una Gwen bellissima, eternata nell’immobilità della morte alla stregua di un’eroina da poesia sepolcrale, una Mary Jane addolorata e sensibile e un Uomo Ragno distrutto spiritualmente.

Insomma, non si parla di un semplice fumetto ma di Storia della letteratura disegnata. Coloro che già conoscono questi episodi sanno bene a cosa alludo. Chi, invece, non ha ancora avuto modo di leggerli non deve assolutamente trascurarli.

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