Negli anni del boom del manga in Giappone il ruolo dell’autore veniva spesso in contraddizione con quello della casa editrice, attenta a perseguire i gusti del pubblico (le famose cartoline che venivano incluse nelle riviste per conoscere quali manga per gli avidi lettori avessero dovuto continuare). E non sempre era sufficiente il ruolo del responsabili o supervisori editoriali (henshusha), che infatti negli anni Ottanta diventano delle ombre prodighe di consigli nei confronti del loro autore, ma anche delle catene per la loro creatività e, più in generale, per la loro vita di tutti i giorni, anche a causa delle modalità di contratto che li legano ad una casa editrice (con le dovute eccezioni, ovvero i grandi maestri come Tezuka e Ishinomori o le nuove star come Takahashi e Adachi).

Certi autori, dunque, vengono quasi sequestrati nelle loro vite e spesso non resistono allo stress di questa prigione: uno di questi mangaka ad aver ceduto ed essere fuggito (nell’89) dalla sua vita ordinaria è proprio Hideo Azuma, autore molto noto anche in Italia per due anime tratti da due suoi manga, C’era una volta… Pollon e Nanà Supergirl. In Giappone l’autore è anche noto per un manga biografico dal titolo Shisso Niki, che ora J-POP ha portato in Italia come Il Diario della mia scomparsa.

Manga autobiografico, sì, ma con molti aggiustamenti rispetto a quanto ci si aspetterebbe: il manga, infatti, mantiene per tutte le pagine un tono umoristico che tende a presentare le disavventure e le difficoltà della vita da clochard come una avventura più che come un momento di crisi della propria vita. Ed infatti Azuma evita con molta cura di trattare alcune sfaccettature della sua scelta: ad esempio le motivazioni che lo hanno portato a ciò sono trattate molto superficialmente; inoltre viene evitato anche di parlare delle reazioni della sua famiglia ai suoi gesti; ciò che invece viene affrontato molto seriamente è il problema dell’alcolismo di cui Azuma soffriva durante quel periodo, problema che è molto approfondito, soprattutto per i risvolti negativi che ciò porta, sia sul lavoro che nella vita familiare (e sociale, più in generale); ciò a dimostrazione che, se si scava nel profondo della storia, si riesce a vedere quale difficile situazione Azuma abbia dovuto affrontare (di per sè anche per sua scelta) a causa della situazione mentale in cui si trovava.

Ciò che colpisce è l’onestà con cui Azuma affronta il tutto, senza cercare di nascondere la sua depressione, i suoi fallimenti, la sua resa momentanea.

Nonostante la storia dunque essenzialmente sia cupa, Azuma, proprio per il tono che abbiamo sottolineato, sceglie coscientemente di adottare un disegno non realistico, proprio per dare una visione positiva a tutta la storia e evitare la cupezza che un tratto fedele alla realtà avrebbe comportato. La scelta è indubbiamente apprezzabile perchè conferisce al manga un tono leggero che potrebbe convincere anche i meno interessati a leggere un fumetto così serioso a dargli una occasione.

J-POP presenta il volume in una edizione di pregio, con sovracopertina ed un apparato redazione superiore alla media, in quanto vi è una piacevole intervista ad Hideo Azuma che racconta alcuni aneddoti della sua esperienza, alcuni duri, ma comunque narrati con un senso di pace e tranquillità che ledono un po’ la durezza di quell’esperimento.

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