Il cinema di Nicolas Winding Refn ha sempre avuto un obiettivo, che era visibile fin dagli esordi con Pusher ma che è andato ad evidenziarsi sempre di più da Valhalla Rising in poi, fino a diventare una vera e propria missione: prendere un genere di riferimento – e quindi la serie b del cinema, che lo affascina da sempre – e decostruirlo da cima a fondo, svuotandolo del proprio corpo, della propria determinata forma, sviscerandolo di ogni orpello non necessario, di ogni dettaglio futile, prendendone l’essenza per poterci fare ciò che più interessa a lui.

Lo ha fatto col prison-movie (Bronson), lo ha fatto col fantasy (Valhalla Rising), lo ha fatto col caper movie (Drive), col gangster orientale (Solo Dio Perdona) e con la favola nera/horror (The Neon Demon); e ora che approda in televisione, paradossalmente la piattaforma dell’intrattenimento audiovisivo più accessibile che ci sia (lui che accessibile proprio non vuole essere), siccome è un Autore con la A maiuscola e non fa mai la stessa cosa due volte (al contrario di molti finti autori con la a minuscola che fanno sempre lo stesso tipo di cosa per lo stesso tipo di pubblico, sia al cinema che in televisione, superando in termini di commerciale perfino la Disney) sfrutta la mini-serie Too Old To Die Young non solo per realizzare una summa di tutta la sua carriera ad oggi, ma ovviamente anche per arrivare a toccare non uno ma due generi diversi (il western e il ghost movie – si, avete letto bene) approdando, ad un certo punto, nel campo del fantasy metafisico (e di più non vi diciamo).

Nelle sue tredici ore di narrazione (dieci episodi, si, ma a parte uno straniante epilogo di trenta minuti la maggior parte delle puntate supera l’ora e mezza, tanto che Amazon ha optato per la dicitura “volume” invece che “episodio”) Too Old To Die Young si sposta fra Jung e i tarocchi, fra il profetico e il visionario, fra il post-apocalittico e il pre-apocalittico, prendendo il peggio (nel senso di “più pericoloso”) della filmografia del suo Autore (Solo Dio Perdona, il più odiato, il più difficile, il più inaccessibile, il più bello di tutti) ed estremizzandolo ancora di più, allungandolo come un serpente, stirandolo quasi come a voler scoprire dove può arrivare prima di raggiungere il punto di rottura (della sua storia-giocattolo e dello spettatore, cioè chi quella storia la sta guardando). Era legittimo compiere lo stesso processo con la propria opera più conosciuta, amata e pop (Drive), ma sarebbe stato troppo facile.

In pratica la mini-serie Amazon Prime è allo stesso tempo una carezza e uno sputo in faccia (ne vedremo parecchi, di sputi) al concetto di servizio di streaming on demand e di binge-watching: è un film art-house di tredici ore disponibile tutto e subito, non di settimana in settimana, e visibile solo in tv e in tutta comodità nel proprio salotto, ma che farà di tutto per scomodarvi e scoraggiarvi e spingervi ad interrompere la visione, non solo attraverso i rinomati ritmi contemplativi e obnubilanti del suo storytelling ossessivo-compulsivo, ma anche e soprattutto ad immagini scioccanti ed estreme.

La storia poi è solo un pretesto per giocare coi generi e (come farebbe Michael Mann ma ovviamente ai suoi propri termini) Refn la spreme per arrivare, ad un certo punto, a riflettere sui massimi sistemi, immaginando con fare oracolistico-sciamanico una sorta di mondo neo-manicheo fatto di un Male Assoluto Capace Del Bene o di un Bene Supremo Votato al Male.

Assolutista e inflessibile, Too Old To Die Young è una linea di demarcazione incisa nella carne del mondo televisivo a colpi di machete, che separa chi ha il coraggio di varcarla da chi non lo ha: Game of Thrones con la puntata The Long Night ha pubblicato un manifesto col quale la televisione ha fatto sapere a tutti di essere pronta per venire proiettata nelle sale cinematografiche, raggiungendo quella grandezza da blockbuster hollywoodiano impensabile prima; Refn sembra voler continuare lo stesso discorso ribaltando, aggiungendo che proprio per via del sovraffollamento di blockbuster nei cinema la roba che piace a lui, questi tipi di estremismi artistici privi di compromesso, oggigiorno possono trovare spazio solo sul piccolo schermo, dove l’Autore troverà la libertà assoluta che cerca.

telegra_promo_mangaforever_2

2 Commenti

  1. Ma che minchia di recensione sarebbe questa?
    Diocristo, a parte lodare acriticamente il regista (e già lì si perde il senso del concetto) quale sarebbe l’informazione veicolata? Che dura 13 ore e che come al solito lyncheggia di seconda mano?
    Applausi proprio.
    Sì, ma per Fibra.

    • Carissimo, mi insegni che avrei potuto risparmiarmi anni di studi della materia e limitarmi a impiegare il mio tempo nei commenti furenti da social. Ne prendo atto ricordandoti che la soggettività è l’unica cosa oggettiva che esiste nel mondo degli uomini, e che il pezzo ti sarebbe piaciuto solo nel momento in cui avesse bocciato l’opera di un autore che evidentemente a te non piace e a chi scrive invece si. Ergo, pace.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui