Fin dalle prime immagini e trailer, c’erano molti dubbi sull’adattamento in live action di Aladdin, classico Disney del 1992 che entrò di diritto nella rosa dei preferiti di molti.

Se la campagna che precedette La Bella e la Bestia aveva dalla sua un ottimo cast inglese scelto, i doppiatori originali e/o fedeli alle star coinvolte, alcune scene chiave utilizzate ad hoc, questo nuovo Aladdin di Guy Ritchie (dopo il successo dei due Sherlock Holmes e l’azzardo di Operazione U.N.C.L.E. e King Arthur) sembrava partire sfortunato per l’impressione delle troppe canzoni coinvolte, del cast poco convincente, della resa visiva del Genio di Will Smith iconicamente doppiato nella versione animata da Robin Williams nell’originale e dal nostro Gigi Proietti nella versione italiana (che questa volta torna come voce del Sultano, dato che il doppiatore di Smith Sandro Acerbo rimane fedelmente alla voce originale).

Invece è proprio Will Smith a salvare inaspettatamente questo film dai molti difetti, insieme ad alcune scene di trama e registiche di Ritchie. Il nuovo Genio è irriverente, simpatico, coinvolgente, ma anche dal grande cuore, proprio come l’originale. Uno dei primi momenti più convicenti della pellicola è proprio la canzone nella Caverna delle Meraviglie in cui il Genio presenta ad Aladdin le proprie capacità (come fu “Stia Con Noi” ne La Bella e la Bestia), confermando l’abilità combinata di Smith e di Ritchie nel portare alla luce la magia del film originale, ma adattandola ai “limiti” della CGI di un live action.

 

L’altro aspetto sorprendente è la scelta di Ritchie di condensare moltissimi sviluppi della prima metà del cartone animato nei primi 10 minuti del nuovo film, per poi prendere una strada un po’ diversa, nonostante le più di due ore complessive di durata. Il regista si concentra maggiormente sulla politica di Agrabah e sulla Legge millenaria che la regola e sull’incontro e sul rapporto fra Aladdin e la Principessa Jasmine, per arrivare ovviamente al medesimo epilogo (o quasi). Se Mena Massoud è bravo ma non riesce a convincere totalmente nei panni di Aladdin, Naomi Scott si dimostra invece all’altezza del difficile compito. E’ proprio grazie a queste nuove sequenze fra i due che il film si condisce di ironia, magia e romanticismo, per arrivare all’altra scena clou del film “Il Mondo è Mio” – come lo era stata “E’ una storia sai” – superando degnamente la prova. Si vede la mano di Ritchie anche in alcune sequenze d’azione, come l’inseguimento iniziale delle guardie ad Aladdin e il suo arrampicarsi sui muri degno dello Spider-Man di Tom Holland.

Come dicevamo, questo nuovo Aladdin non è esente da difetti. Il film è ridondante in alcune parti preparatorie ad altrettanti plot twist del finale che sono facilmente intuibili. Il mix fantastico, bollywood, commedia, romance, femminismo diviene un calderone un po’ troppo ricolmo – e il doppiaggio italiano questa volta si fa maggiormente sentire rispetto a quello de La Bella e la Bestia, soprattutto nelle parti cantate.

Seppur altalenante, c’è in Aladdin la “magia da rivivere” che è il motivo principale per cui insistiamo a vedere questi live action – e la Disney a produrli. Ci sono tanti momenti azzeccati più che un’unitaria e coesa riuscita visione del regista e del co-sceneggiatore John August, complice il mix difficile di tanti (troppi?) elementi al proprio interno da rendere al meglio, rispetto ad altri live action.

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