Se analizziamo la Marvel attuale, possiamo renderci conto che i Vendicatori sono ormai da tempo i personaggi in assoluto più importanti. Il brand Avengers ha assunto la stessa valenza di quello degli X-Men negli anni ottanta. Se in quel decennio, infatti, tutti gli albi targati X costituivano il maggior introito della casa editrice, lo stesso si può dire oggi per la squadra di supereroi più potente della terra. Ormai i mensili dedicati ai Vendicatori sono numerosi e il trend non accenna a diminuire.

Fino a qualche anno fa tutto questo era impensabile, sebbene i Vendicatori siano stati sempre tra le squadre Marvel più popolari e amate dai fan. Si deve a Brian Michael Bendis, però, l’attuale successo. Panini Comics ripropone il n. 1 di New Avengers, nell’ambito della collana Marvel Legends, corredato da una placca metallizzata da collezione che riproduce la copertina originale. Si tratta di un albo storico perché è proprio qui che incominciò l’era contemporanea dei Vendicatori.

In precedenza, le storie del gruppo, benché realizzate da ottimi autori, risultavano datate. Kurt Busiek e George Perez, per esempio, si erano concentrati su atmosfere classiche che con la modernità avevano poco a che fare. In pratica, i Vendicatori risultavano meno up-to-date degli X-Men e degli altri gruppi Marvel. Solo Bob Harras e Steve Epting negli anni novanta avevano cercato di inserirli nella contemporaneità, ma la cosa era durata poco.

Bendis, all’epoca osannato per Ultimate Spider-Man e Daredevil, si occupò pure dei Vendicatori, impostando una story-line dai toni tragici e cupi imperniata sulle macchinazioni di Immortus e Mantis e sulla pazzia di Scarlet, con uno stile narrativo più in linea con i gusti del pubblico. Il suo obiettivo, però, era ambizioso: cancellare il passato e proporre qualcosa di radicalmente nuovo. Alla fine della sua discussa sequenza narrativa, gli Avengers si sciolgono e la serie giunse al capolinea. La faccenda sconvolse molti lettori, ma era semplicemente l’anticipazione di una nuova era editoriale.

Dopo poco tempo, infatti, uscì il n. 1 di New Avengers che, come è facile intuire, non presentava più i vecchi Vendicatori ma una nuova squadra, non legata al governo americano, dotata di maggiore autonomia e caratterizzata da metodologie e comportamenti differenti. Tutto nasce da Capitan America, costretto ad affrontare una rivolta al carcere di Ryker’s Island. Non potendo confrontarsi da solo con una pletora di criminali, cerca aiuto e contatta Iron Man.

Cap e Iron Man sono, quindi, gli unici legami con il passato e il team che presto si forma è composto da Spider-Woman che sarà poi al centro di molti misteri; dall’enigmatico Sentry; dall’aggressivo Luke Cage; e addirittura dall’Uomo Ragno e Wolverine. L’albo ottenne un incredibile successo ma si tratta di un prodotto commerciale e basta. Bendis, scrittore sopravvalutato, punta tutto sull’azione e usa i personaggi in maniera stereotipata (cosa palese soprattutto nel caso dell’Uomo Ragno).

La storia di New Avengers n. 1 è perciò importante? Decisamente sì poiché, lo ribadisco, ha dato il via a un fenomeno editoriale e mediatico indiscutibile (probabilmente, senza il riscontro di questo mensile i film dei Vendicatori non avrebbero forse sbancato al botteghino). Ma è valida? No. La qualità è inesistente, la trama è superficiale e si riduce a una serie di scazzottate prive di costrutto, con testi e dialoghi banali. Le cose, però, vanno meglio sul versante dei disegni.

Il bravissimo David Finch, infatti, con il suo stile naturalistico, impreziosito da giochi d’ombra suggestivi, propone tavole efficaci e ed evoca con maestria il carisma e l’aura eroica di personaggi del calibro di Cap, Iron Man o Wolverine. E’ dinamico nelle sequenze d’azione e svolge un lavoro sopraffino. Tuttavia, New Avengers, importante dal punto di vista del mercato, non è altro che un fumetto bello da vedere ma pessimo da leggere.

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