Juanjo Guarnido a Roma: il futuro di Blacksad e Les Indes Fourbes

L'artista spagnolo ha incontrato i fan italiani a Roma: dal futuro di Blacksad all'anteprima di Les Indes Fourbes, Juanjo Guarnido si è raccontato ai presenti.

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In occasione dell’inaugurazione della mostra Beyond Blacksad, allestita da ARF! Festival e l’Istituto Cervantes presso la suggestiva sala di Piazza Navona a Roma, Juanjo Guarnido ha incontrato il pubblico parlando del suo stile, di Blacksad e della sua opera ancora inedita, Les Indes Fourbes. A dialogare con l’autore, in una sala più che affollata, Valentina Griner.

Inevitabile, circondati da tantissime tavoli originali dell’opera, iniziare l’incontro parlando delle origini di Blacksad , realizzato insieme allo sceneggiatore Juan Díaz Canales, e dei suoi protagonisti, degli animali antropomorfi: “Sostanzialmente, il cast dei personaggi è rimasto quello proposto da Canales, tranne quando volevamo sottolineare la funzione propria del personaggio nella storia, magari per un ruolo più comico ad esempio…e questo influenza anche il loro aspetto fisico, come l’avere o meno la coda per dare un maggior effetto comico. Le suggestioni sono state tante, a partire dai ruoli nelle fiabe, nella bibbia, nel cinema o nella cultura popolare; John, dal canto suo, è stato un gatto nero fin dall’inizio, perché un animale elegante, sveglio e indipendente come un gatto era perfetto per il suo profilo! E poi, tradizionalmente, i gatti neri portano sfortuna…quale miglior ruolo per un animale del genere se non quello da detective, circondato da omicidi e disgrazie!? Ovviamente, lavorare su questi animali è stato decisamente diverso per me, anche rispetto alle esperienze con la Disney: in Blacksad non si tratta solamente di attribuire agli animali azioni tipiche umane, ma di dargli una personalità e di inserirli in una società umana“.

Nei cinque volumi fino ad ora usciti è subito forte, per il lettore, il grande impatto cinematografico proposto dalle tavole, nonché il particolare e delicato uso degli acquerelli: “Nel primo volume il tono è maggiormente polar (genere cinematografico e letterario, neologismo francese nato dalla fusione dei termini poliziesco e noir, ndr) e dunque sono tanti ed evidenti i riferimenti al cinema noir nelle ambientazioni ma, via via, vediamo anche in questo un’evoluzione e si arriva, ad esempio col quinto volume, ad avere protagonisti paesaggi extraurbani all’aria aperta, dove è forte invece l’influenza dei road movie. Importante, per quest’ultimo aspetto, è stato per me il conoscere le città rappresentate, in modo da realizzarle al meglio in maniera intuitiva. Sicuramente la regia, anche nel fumetto, è qualcosa che si evolve e si impone parallelamente all’evolversi della narrazione.

Per quanto riguarda la scelta degli acquerelli, sono arrivato ad usarli col tempo, proprio per la difficoltà che il loro uso implica: se siete alle prime armi, vi sconsiglio di usarli! (ride). Usarli è una lotta costante giorno dopo giorno, hanno uno spettro di colori parecchio limitato e si è limitati dunque nelle scelte da fare. Considerandomi un tradizionalista però, non ho potuto fare a meno di utilizzarli, anche per la loro miglior aderenza nel tempo rispetto, ad esempio, alla tempera“.

A distanza di circa cinque anni da Amarillo, attualmente l’ultimo albo dedicato alle avventure di John Blacksad, Juan Díaz Canales ha annunciato il prossimo arrivo di una nuova storia, di cui Guarnido anticipa qualche novità. “Senza anticipare troppo, posso dire che entrerà in gioco un tenente, una volpe esponente delle forze dell’ordine, che andrà ad aumentare i riferimenti al mondo animale all’interno degli albi“.

Dal noir anni ’50, si passa al barocco seicentesco: oltre a quelle di Blacksad, la mostra allestita ospita in anteprima, prima della pubblicazione dell’opera, alcune tavole originali de Les Indes Fourbes, ambizioso nuovo romanzo a fumetti dell’autore spagnolo che riporta in “vita” Don Paolo, personaggio del romanzo picaresco nato dalla penna di Francisco de Quevedo, uno dei maggiori esponenti del barocco europeo.

I temi e l’ambientazione dell’opera nascono da tantissime riunioni con Alain Ayroles, di cui ho tantissima stima e con cui volevo lavorare da tempo. Dapprima, volevamo raccontare le avventure di Don Chisciotte nelle americhe, ma Cervantes uccidendo il personaggio non ce lo ha permesso di fare…così ci siamo spostati su un personaggio del Quevedo, che invece si sposava benissimo con l’ambientazione nel Nuovo Mondo. Il protagonista è quindi Paolo, un Pitocco e il fumetto, che doveva essere di circa un’ottantina di pagine, risulta essere uno dei miei progetti più ambiziosi. Ho dedicato tutto me stesso ai disegni, alla perfezione degli acquerelli, al riprodurre in maniera maniacale i paesaggi, per rendere la parte grafica dell’opera all’altezza di uno sceneggiatore come Alain, capace di scrivere con un virtuosismo raro, uno stile barocco, una maestria nel trattare temi che appartengono allo straordinario, caratteristiche forse uniche attualmente“.

Nel salutare il pubblico, Guarnido ha realizzato un tour guidato svelando i segreti dietro alle tavole esposte. La mostra, lo ricordiamo, sarà visitabile fino al 29 giugno, dal mercoledì al sabato dalle 16.00 alle 20.00, nella Sala Dalì dell’Instituto Cervantes (civico 91 di piazza Navona, Roma).

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