Spesso non ci si rende conto di quanto una nuova stagione di una serie possa essere necessaria finché non si ha la possibilità di vederla. Fleabag, piccolo fenomeno di nicchia trasmesso in origine da BBC Three e distribuito in Italia da Amazon Prime Video, rientra in pieno in questa categoria.

Creata da quel mostro di comicità e intelligenza che è Phoebe Waller-Bridge e nata da un suo monologo teatrale, Fleabag è qualcosa che va oltre il semplice intrattenimento per colpire dove fa male – e dove fa ridere – lo spettatore. La miniserie in 6 episodi, dopo il piccolo grande successo di critica del 2016 (2017 in Italia), fu rinnovata per altre sei puntate da BBC e Amazon che credettero nel talento di Waller-Bridge, che l’ha portata a riscrivere un altro genere televisivo, il crime, con Killing Eve su BBC America.

Scritto, diretto e interpretato da Bridge, affiancata da attori di calibro soprattutto inglesi come Olivia Colman (la Regina in La favorita di Lanthimos e in The Crown su Netflix) – e a cui in questa stagione si aggiungono tra gli altri un meraviglioso Andrew Scott (Moriarty in Sherlock), una frizzantissima Kristin Scott Thomas (Solo Dio Perdona) e una sempre in formissima Fiona Shaw (“pescata” proprio da Killing Eve).

Se le tematiche principalmente affrontate nel primo ciclo erano il sesso, l’amore e la morte, la rosa si espande nei nuovi episodi coinvolgendo la religione. Siccome parliamo di Waller-Bridge e non di un qualsiasi altro talento nel dipingere non solo personaggi femminili ma anche maschili complessi, mai banali, mai scontati, oppure scontati se lo devono essere, la sua “Fleabag” (il soprannome della protagonista che non viene mai effettivamente chiamata per nome) si butta a capofitto in quest’argomento mettendo in dubbio ogni propria certezza e convinzione (che non ha) quando conosce il prete (Scott) che dovrà officiare il matrimonio del padre (Bill Paterson) con la matrigna (una straordinaria Colman, così materna e allo stesso tempo fuori luogo nel voler a tutti i costi entrare a far parte della famiglia).

A fare da contraltare alla protagonista, invece, come nella prima stagione, c’è la sorella Claire (Sian Clifford), così repressa nelle emozioni e così diversa ma uguale a Fleabag, due facce della stessa medaglia che, alla fine della fiera, non dimenticano di essere sangue dello stesso sangue. Personaggi maschili che a volte sono contraltari fra di loro – come quello di Scott e del la marito di Claire – e non sono mai semplicemente coloro che subiscono le azioni di quelli femminili, perché quel tipo di narrazione otterrebbe alla fine l’effetto contrario.

Per approfondire maggiormente il personaggio e i suoi rapporti con gli altri protagonisti, Bridge utilizza i flashback già visti nella prima stagione e li amplia, chiudendo un cerchio che, sebbene perfettamente concluso alla fine dei primi sei episodi, aveva sorprendentemente ancora da dire, tanto che se ordanissero un terzo ciclo nessuno protesterebbe per quanto Waller-Bridge abbia dimostrato di poter fare ancora meglio della prima “venuta”.

C’è una riflessione di fondo sui temi citati, così onesta, così vibrante, così brillante, che fa male quando è necessario arrivare al nocciolo della questione, come hanno saputo fare serie come Six Feet Under e The Affair dal punto di vista drammatico. Ma che l’abbia saputo fare così bene una comedy è qualcosa che trascende il genere. In quel meraviglioso monologo che offre il cammeo di Scott Thomas il cui personaggio riceve il Premio alla Miglior Business Woman dell’Anno, ci ricorda in questi tempi di femminismo, #metoo e simili quanto si rischi di ghettizzare quando si vuole ottenere esattamente il contrario, quanto bisogna vivere la vita finché si è in tempo, quanto le persone siano tutto ciò che è abbiamo anche se l’umanità, lo sappiamo bene, non è esente da problemi e colpe. Senza dimenticare lo sfondare la quarta parete della protagonista nella prima stagione, che questa volta troverà un nuovo significato.

Ci sarebbero molti altri elogi da fare e molti altri risvolti da segnalare, ma preferiamo farveli scoprire alla visione dei nuovi sei episodi (e anche dei primi sei, se non li avevate ancora visti), in una comedy che è davvero molto più del genere che rappresenta, un serial che è un viaggio emotivo e che stimola la mente come pochi altri hanno saputo, potuto e voluto fare.

“Amore è ciò che ti dà alla speranza alla fine della giornata” dice il personaggio di Andrew Scott ad un certo punto. Così Fleabag 2 ci porta nuovo ottimismo per tutt’altra serie e tutt’altro fenomeno, ma sempre al femminile, che è stata Big Little Lies nata come miniserie e poi rinnovata per una seconda stagione per approfondire personaggi e tematiche già viste. Let’s hope.

La seconda stagione di Fleabag va ad arricchire il maggio di Amazon Prime Video Italia dal 17 con tutti e sei i nuovi episodi.

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