Nei primissimi minuti di Stanlio & Ollio c’è tutto quello che Jon S. Baird vuole raccontarci con la sua nuova opera: due artisti, l’amicizia che li univa, l’essenza di quell’amicizia e del loro brand e di come quel brand, arrivato fino a noi decenni dopo, sia l’unica maniera possibile che abbiamo per ricordarli.

Con una regia mai invasiva ma limitata ad inseguire seguire i frizzanti personaggi nel dietro le quinte del loro lavoro, e quindi della loro vita, mentre la coppia di protagonisti esplicita il proprio mondo, il modo di rapportarsi ad esso e i propri modi di fare a colpi di botta e risposta, Baird ci dice che Stanlio e Ollio erano Stanlio e Ollio sempre e comunque, indipendentemente da quanti riflettori o paia di occhi fossero puntati su di loro: noi, oggi, ce li ricordiamo così, e quindi è così che il cinema deve rappresentarli.

Il paradosso è piuttosto evidentemente nella maniera in cui sembra che siano le gag ad inseguire i due personaggi in ogni momento della loro vita privata, sono loro stessi delle gag che abitano il mondo per farlo ridere, anche quando sono loro i primi a non aver nulla per cui ridere.

Non è un caso che la sequenza più bella e riuscita rappresenti l’impossibilità dei due di manifestare le loro debolezze e le loro controversie, quando quello che è a tutti gli effetti un clamoroso litigio pubblico – clamoroso nel senso più da commedia possibile, che arriva cioè alla fine del secondo atto e che deve essere risanato nei minuti successivi prima della conclusione positiva – venga interpretato dai presenti come l’ennesimo spettacolo. Stanlio e Ollio strappano applausi anche quando cercano di azzannarsi alla gola a vicenda, perché secondo lo sguardo di oggi (quello col quale li guardiamo) i due antesignani dello slapstick non potevano che trasmettere gioia e risate.

E’ un’idea di cinema chiara e, per quanto semplice, funzionale al feeling da lettera d’amore che Baird vuole realizzare: la sua cinepresa non si stacca mai da Stan Laurel (Steve Coogan) e Oliver Hardy (John C. Reilly), che non diventano mai persone ma restano sempre e solo personaggi-icone, che provano sentimenti da personaggi e che parlano sempre come parlerebbero i personaggi di un (loro) film. A questo punto la performance dei due attori nei panni dei due attori diventa fondamentale per la riuscita del film, e quelle di Coogan e Reilly non tradiscono le aspettative di Baird, che su di loro ha fondato l’intera riuscita della sua opera.

E che all’utilizzo di clip originali degli originali Stanlio e Ollio il regista preferisca la ricostruzione delle stesse tramite i suoi attori, la dice lunga su quanto questo film sia tutto per loro, e su quanto soprattuto sia stata vincente la scommessa di Baird: gli Stanlio e Ollio di Steve Coogan e John C. Reilly sono assolutamente perfetti sia nei momenti artistici sia nei momenti privati, riuscendo nell’ingrato compito di sostituirsi fisicamente ad un intero immaginario collettivo.

E che trovate comiche di quasi ottant’anni fa riescano a rendere così bene ancora oggi, in corpi diversi per quanto simili, non fa che confermare quanto quelle trovate fossero geniali. Che poi è il fine ultimo di mr. Baird.

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