L’Incredibile Hulk di Bruce Jones Vol. 1 – Il Ritorno del Mostro | Recensione

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Cosa succede quando Hulk rimane coinvolto in un terribile complotto governativo ai suoi danni? Ce lo rivela Bruce Jones in questo primo volume che ripropone la sua run del Golia Verde, coadiuvato dal talento di John Romita Jr., Lee Weeks e altri straordinari disegnatori!

Hulk è da sempre uno dei personaggi più importanti e popolari della Marvel e tuttora la sua serie riscuote un notevole successo. Tuttavia, il mostro dalla pelle verde non è facile da scrivere e nel corso della sua gloriosa vita editoriale è stato spesso protagonista di storie che lo rappresentavano in maniera stereotipata. Negli anni settanta, in particolare, Hulk era quasi sempre una creatura collerica dalla scarsa intelligenza e le sue avventure risentivano di questo cliché.

Il grande Peter David, però, verso la metà degli anni ottanta, iniziò a scriverne le vicende e si rese responsabile di numerose innovazioni. Nelle sue mani, Hulk ottenne una personalità complessa e sfaccettata e il suo comic-book diventò uno dei migliori, suscitando l’entusiasmo del pubblico e della critica. La run di David fu molto lunga e quando lo sceneggiatore abbandonò l’albo ci furono problemi.

Gli autori che sostituirono Peter, infatti, pur producendo episodi interessanti, non si dimostrarono altrettanto innovativi. John Byrne, per esempio, fedele al motto ‘back to the basics’, riportò il personaggio all’impostazione originale; altri, come Paul Jenkins, tentarono di avvicinarsi allo stile di Peter David ma senza andare in profondità. Poi, però, arrivò Bruce Jones e la sua gestione del mensile fu uno shock per i fan.

Panini Comics ha deciso di riproporre le avventure da lui scritte e questo primo volume include i nn. 34/54 di Incredible Hulk. A scanso di equivoci, bisogna subito chiarire che la sua run è una delle più estreme, anti-convenzionali e radicali mai concepite. Si inserì pienamente nel clima di innovazione impostato dall’allora editor in chief Joe Quesada che si rese responsabile di operazioni editoriali fino allora impensabili.

Bruce Jones non è un autore di solito associato ai supereroi. In ambito Marvel era conosciuto per aver scritto un’apprezzata serie di Ka-Zar negli anni ottanta e numerosi episodi di Conan. Le sue influenze narrative erano legate all’horror e, come avranno modo di scoprire i lettori, nel suo Hulk le atmosfere inquietanti e spaventose abbondano. Ma c’è un dettaglio e non di poco conto: Hulk appare pochissimo. La narrazione, infatti, si concentra quasi sempre sul suo alterego umano, Bruce Banner. Quindi, se qualcuno si aspetta le solite botte da orbi rimarrà deluso.

Inoltre, sin dal principio Bruce Jones concepisce una storia complicata, difficile da riassumere e che si sviluppa in maniera imprevedibile. Si intuisce solo una cosa: Hulk ha provocato, senza volerlo, la morte di un bambino e Bruce, tormentato dal senso di colpa, si sforza di non ritrasformarsi nella terribile creatura. Ma presto si rende conto di essere coinvolto in un complotto del governo americano. Diversi agenti dei servizi segreti, alcuni con strane capacità, sono sulle sue tracce, ed è evidente che una mente malvagia opera dietro le quinte e ha deciso di colpirlo per ragioni misteriose.

Jones firma un fumetto cupo, drammatico, caratterizzato da un’atmosfera angosciante, influenzato dal cinema di David Lynch (la natura impervia della story-line richiama lo stile delle pellicole del grande regista americano). Non mancano donne fatali, uomini senza scrupoli, assassini, spie e con questi elementi Jones realizza un fumetto adulto, quasi Vertigo nell’impostazione, denunciando la natura spietata e corrotta del potere politico ed economico. Lo ripeto: se vi aspettate le scazzottate tipiche delle storie di Hulk sarete delusi. Non ci sono personaggi come Betty Ross e Rick Jones. Appare fugacemente Doc Samson e a partire dal n. 50 Jones si concede di usare solo Abominio, notorio avversario del Golia Verde, unico richiamo al passato. In ogni caso, testi e dialoghi sono validissimi e il lavoro di Jones è di grande livello, pur non essendo facile e certamente non mainstream.

La qualità non manca nemmeno per ciò che riguarda i disegni. I primi episodi sono firmati da John Romita Jr. che propone il suo riuscito mix di influssi milleriani e tradizionale Marvel Style, dimostrandosi più convincente delle sue recenti prove DC. A partire dal n. 40 viene sostituito dal bravissimo Lee Weeks che utilizza in maniera egregia giochi d’ombra adatti al tono gotico della trama, e dal n. 44 arriva Stuart Immonen che sfoggia anche lui un tratto oscuro ed evanescente. Nel n. 50, invece, si occupa delle matite Mike Deodato Jr. che concepisce tavole impreziosite da plasticità e dinamismo.

Insomma, questo volume ha il merito di presentare un fumetto realmente diverso, da annoverare tra i tentativi di sperimentazione più coraggiosi mai fatti dalla Marvel. Sarebbe un peccato trascurarlo.

 

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