Le strisce sulla vita quotidiana dei metallari “brutti e cattivi” arrivano in Italia grazie a Edizioni BD e alla loro collana dedicata alla musica.

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Sloth, Hubbath, Obesyx e Samaël arrivano in Italia con tutta la brutalità tipica del metallaro estremo. Coperti di borchie dalla testa ai piedi, i Belzebubs sono protagonisti di una serie di strisce umoristiche create dal finlandese JP Ahonen, che mescola metal, disastri familiari, amore adulto e adolescenziale e cambio di pannolini demoniaci. Le brevi strisce sono state raccolte da Edizioni BD in un elegante volumetto cartonato completamente bianco e nero, in puro stile black metal, che a ogni pagina sprigiona il puzzo della sala prove e i miasmi mefitici delle paludi infernali. Satanismo, cultismo, famiglia e amore si mescolano in un divertentissimo guazzabuglio di risate e ironia, che grazie al fumetto stesso si sposta su Youtube per poterli finalmente ascoltare mentre suonano il loro primo album, Pantheon Of The Nightside Gods.
In occasione della presentazione del volume in anteprima al Cartoomics 2019, abbiamo intervistato l’autore, ospite dello stand di Edizioni BD insieme a Cristina Scabbia, vocalist del famoso gruppo gothic metal italiano Lacuna Coil, che ha firmato la postfazione del libro.

MF: Quando i tuoi Belzebubs hanno iniziato a essere una vera famiglia?

JPA: I Belzebubs sono nati nel 2015 per caso, quando partecipavo alla Inktober Challenge. La mia idea era quella di disegnare una vignetta su carta in bianco e nero, molto semplice e diversa da ciò che solitamente faccio (colorata e ricca di dettagli). Ho disegnato due metallari, che si divertivano riguardo a temi come satanismo, cultismo e simili. Mi è piaciuto disegnarli e li ho resi il tema principale della mia Inktober challenge. In seguito, il concept e i personaggi hanno iniziato a crescere nella mia mente e poi ho pensato che forse sarebbe stato bello farli divenire parte di un progetto a parte. L’idea era quella di mescolare black metal con i problemi quotidiani di una famiglia: mi è venuta fin dall’inizio, perché mi piacciono i contrasti e anche mischiare elementi differenti, tipo putridi metallari pieni di borchie e vestiti di pelle con i disastri di un bimbo di sei anni con il corpse paint… Insomma: roba metal e momenti divertenti. E il risultato di questo contrasto è davvero bello. Per me è stato un processo naturale e non ho fatto molti sforzi nel creare le strisce. Mi lascio prendere dall’ispirazione, mi diverto, improvviso e mi sorprendo anche del risultato. A volte ho un’idea per una serie di strisce (per una storyline più lunga), ma spesso improvviso una scena differente ogni settimana.

MF: È tutto frutto della tua creatività o ti lasci ispirare anche dai suggerimenti dei fan?

JPA: La maggior parte delle strips è mia, ma capita che qualcuno suggerisca una scena che possa andare bene per i Belzebubs. Ci sono alcune strisce ispirate da qualcun altro (per esempio, la poesia a Eve è stata scritta da un mio caro amico e mi è piaciuta talmente tanto da inserirla in una striscia). Non è una cosa che faccio spesso però, perché il rischio che qualche altro artista abbia già usato quell’idea è molto alto, perciò preferisco continuare a scrivere le mie storie.

MF: I Belzebubs sono autobiografici?

JPA: Non proprio… (ride) Da 15 anni sono al lavoro su un’altra striscia settimanale, intitolata Villimpi Pohjola (Sovraesposizione nordica) per un giornale finlandese. Parla di un gruppo di studenti sui trent’anni, che cercano di terminare l’università, di trovare un lavoro e un posto nel mondo. Lì ho inserito molti dei problemi della mia vita, ma non tutti quelli sono biografici. Al contrario, i Belzebubs hanno dei ruoli ben precisi. Per me i personaggi sono reali, perciò è facile scegliere un personaggio e fargli vivere una situazione quotidiana: dò loro il via e loro vivono nella pagina per conto loro.

MF: C’è un personaggio in particolare che preferisci?

JPA: Diciamo che c’è un po’ del mio cuore in ognuno di loro, perciò non ce n’è uno per cui simpatizzi di più. Li amo tutti! Forse Sloth è quello più simile a me, perché è un padre come lo sono io e comprendo a pieno i suoi problemi. Però c’è anche la nonna, Blasphemy e tutti i personaggi secondari… Sono così sicuri di sé, al contrario di me. Alla fine vivo varie esperienze attraverso i personaggi e, grazie a questo, mi dico cosa dovrei essere.

 

MF: Tra i vari personaggi, si distingue Sam, così somigliante al musicista Steven Wilson. La somiglianza è voluta?

JPA: (ride)Mi piace inserire nelle strisce riferimenti alla musica e alla cultura pop, ma con moderazione. Non farò mai come nei Simpson: penso che sia un problema perché ti distrae dall’idea originale. Preferisco così piuttosto che riempire i miei lavori di riferimenti a film, serie tv, ecc. Per quanto riguarda Wilson, ho deciso di disegnare Sam così simile a lui perché… beh, c’è una sorta di stereotipo nel campo nerd della musica progressive metal. Inoltre il suo amico somiglia a Mikael Akerfeldt, cantante degli Opeth e grande amico di Wilson, quindi il quadro è completo. Sam ascolta progressive metal perché le mie radici musicali sono quelle. Devo ammettere che conosco poco la musica black metal, ma ho iniziato ad amarla anche grazie ai Belzebubs. Tutti i miei progetti sono in qualche modo intrecciati ad esso e mi stanno facendo crescere musicalmente parlando. Inoltre non ne ho mai ascoltato così tanto neanche quando ero adolescente, dato che ero così innamorato del progressive.

MF: Oltre Sam, ti sei ispirato a qualcuno per la costruzione dei personaggi? E per i loro corpse painting?

 JPA: Ovviamente la prima band a cui si può fare riferimento per il corpse painting è quella degli Immortal: ma non è costruito basandosi solo su quello stile. Voglio rendere i Belzebubs iconici a loro modo, minimalistici, bianchi e neri e ricoperti di teschi. Non c’è un preciso riferimento per la costruzione dei personaggi, sono perlopiù improvvisati. Inizialmente, Sloth avrebbe dovuto avere un trucco eccessivamente nero, ma essendo il protagonista e avendo lui molte espressioni facciali, sarebbe stato difficile da gestire. Allora l’ho “riciclato” su Hubbath.

MF: Uno dei tuoi lavori più recenti è Perkeros (Panini Comics, 2013), un graphic novel che parla di un gruppo alla ricerca di un cantante. Facendo un paragone con le strisce di Belzebubs, quale formato prediligi tra i due?

JPA: Entrambi hanno i loro pro e contro, Ho sempre desiderato scrivere una graphic novel e con Perkeros ci ho messo tutto me stesso! Nella grahic novel, puoi costruire una struttura narrativa e formare la storia in un determinato modo. Sulle strisce, invece, devo lavorare sulla singola pagina e su una storia singola. Mi piacciono le graphic novel, ma penso che le strisce facciano più per me, soprattutto ora che ci sto lavorando online. C’è un rapporto diretto con il pubblico e si possono avere subito dei feedback quando li carichi sul web: inoltre sai che il pubblico le sta leggendo. Sto lavorando a una serie di strisce per un giornale dal 2003 e, in quel caso non ho feedback immediati. A volte capita che qualcuno sia infastidito dal loro contenuto e in quel caso, ovviamente, i feedback sono negativi. Comunque mi diverto tantissimo con i fan di Belzebubs sui miei account social, perché i lettori sono davvero carini con loro e nella sezione dei commenti trovo sempre molte battute ironiche e divertenti (gif, animazione, ecc).

MF: I Belzebubs troveranno mai un batterista?

JPA: Ora l’hanno trovato, quindi…

MF: Ed è quello definitivo?

JPA: Finché c’è! Vedremo in futuro.

MF: Alcuni mesi fa è uscito il primo videoclip dei Belzebubs.

JPA: Si intitola Blackened Call ed è tratto dal primo album Pantheon Of The Nightside Gods. Inoltre ne è uscito un altro il 29 marzo e il 12 aprile (forse) pubblicherò un lyric video, in attesa dell’uscita dell’album a fine aprile.

MF: Continuando a parlare della loro musica, hai in programma di mandare i Belzebubs in tour?

JPA: Di sicuro non subito, ma spero di poterlo fare a un certo punto. Una volta che riesco a configurare il quantitativo lavoro da fare, diventerà solo una questione di tempo. Vorrei mettere sul palco tutta l’energia della band e tenerla lontana dalle luci del palco, in maniera tale da poter cogliere il bello dell’animazione olografica, o della loro proiezione sullo schermo o di contenuti audiovideo… e godersi lo spettacolo.

MF: Che tipo di lavoro hai fatto nell’animare i videoclip?

JPA: È stato meraviglioso lavorarci! Fin dall’adolescenza, è stata l’animazione che mi ha portato a fare fumetti. Adoro i corti animati, come quelli di Tom& Gerry e Paperino, oltre anche ai film che guardavo da piccolo. I fumetti sono all’incirca come i cartoni animati, ma ovviamente più “statici”! Posso affermare che le due arti sono interconnesse tra di loro in qualche modo nella mia mente. Belzebubs è diverso, anche perché è stato difficile combinare elementi che amo e che sono così diversi tra di loro. Però ora si è rivelato un progetto davvero molto interessante e spero di poter ottenere una proposta economica riguardo loro, in maniera tale da concentrarmi su di loro completamente. Forse mettendoci l’80-90% del mio tempo sui Belzebubs e la restante parte la investo per monetizzare. Voglio scommetterci su!

MF: Quali sono i feedback che ricevi sui social media?

JPA: Beh, posso dire che dopo aver pubblicato il primo video su Youtube, i fan hanno iniziato a chiedere di fare una serie animata sui Belzebubs! Sarebbe bellissimo farla, ma è un enorme lavoro da fare solo per divertimento. Chissà, forse troverò qualcuno che ci investirà su, così potrò dedicarmici completamente in futuro!

MF: All’interno del volume Belzebubs, pubblicato da Edizioni BD,  troviamo una tua tavola che ritrae la band gothic metal Lacuna Coil, e la loro cantante, Cristina Scabbia, ha scritto una postfazione del tuo lavoro. Come ti senti a riguardo?

JPA: Ecco, la cosa è venuta fuori naturalmente: tempo fa, Cristina commentò uno dei miei sketch su Instagram e mi sono sorpreso! All’inizio mi chiedevo se fosse realmente lei o una pagina a lei dedicata. Sono un fan della band fin dai primi album. Ci siamo tenuti in contatto e ho scoperto che Cristina è davvero nerd! (ride). Quando ho saputo che Edizioni BD voleva pubblicare il mio lavoro in Italia, ho immediatamente chiesto a Cristina se avesse voluto scrivere una postfazione e mi ha subito detto di sì. È stato stupendo passare in sua compagnia il primo giorno del Cartoomics e sono rimasto affascinato da tutto l’amore che i fan le regalavano e viceversa.

MF: Com’è stata la tua esperienza in Italia? È la tua prima volta qui come autore?

JPA: Sì! Sono stato ospitato a Fumettopolis a Novara come autore indipendente, ma è la prima volta che sono in Italia per un evento così grande. Sono stato sommerso di affetto da tutte le persone che venivano al mio tavolo per Belzebubs. È stato grandioso!

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