Intervista a JP Ahonen, creatore dei Belzebubs | Cartoomics 2019

Pubblicato il 2 Aprile 2019 alle 17:30

Le strisce sulla vita quotidiana dei metallari “brutti e cattivi” arrivano in Italia grazie a Edizioni BD e alla loro collana dedicata alla musica.

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Sloth, Hubbath, Obesyx e Samaël arrivano in Italia con tutta la brutalità tipica del metallaro estremo. Coperti di borchie dalla testa ai piedi, i Belzebubs sono protagonisti di una serie di strisce umoristiche create dal finlandese JP Ahonen, che mescola metal, disastri familiari, amore adulto e adolescenziale e cambio di pannolini demoniaci. Le brevi strisce sono state raccolte da Edizioni BD in un elegante volumetto cartonato completamente bianco e nero, in puro stile black metal, che a ogni pagina sprigiona il puzzo della sala prove e i miasmi mefitici delle paludi infernali. Satanismo, cultismo, famiglia e amore si mescolano in un divertentissimo guazzabuglio di risate e ironia, che grazie al fumetto stesso si sposta su Youtube per poterli finalmente ascoltare mentre suonano il loro primo album, Pantheon Of The Nightside Gods.
In occasione della presentazione del volume in anteprima al Cartoomics 2019, abbiamo intervistato l’autore, ospite dello stand di Edizioni BD insieme a Cristina Scabbia, vocalist del famoso gruppo gothic metal italiano Lacuna Coil, che ha firmato la postfazione del libro.

MF: Quando i tuoi Belzebubs hanno iniziato a essere una vera famiglia?

JPA: I Belzebubs sono nati nel 2015 per caso, quando partecipavo alla Inktober Challenge. La mia idea era quella di disegnare una vignetta su carta in bianco e nero, molto semplice e diversa da ciò che solitamente faccio (colorata e ricca di dettagli). Ho disegnato due metallari, che si divertivano riguardo a temi come satanismo, cultismo e simili. Mi è piaciuto disegnarli e li ho resi il tema principale della mia Inktober challenge. In seguito, il concept e i personaggi hanno iniziato a crescere nella mia mente e poi ho pensato che forse sarebbe stato bello farli divenire parte di un progetto a parte. L’idea era quella di mescolare black metal con i problemi quotidiani di una famiglia: mi è venuta fin dall’inizio, perché mi piacciono i contrasti e anche mischiare elementi differenti, tipo putridi metallari pieni di borchie e vestiti di pelle con i disastri di un bimbo di sei anni con il corpse paint… Insomma: roba metal e momenti divertenti. E il risultato di questo contrasto è davvero bello. Per me è stato un processo naturale e non ho fatto molti sforzi nel creare le strisce. Mi lascio prendere dall’ispirazione, mi diverto, improvviso e mi sorprendo anche del risultato. A volte ho un’idea per una serie di strisce (per una storyline più lunga), ma spesso improvviso una scena differente ogni settimana.

MF: È tutto frutto della tua creatività o ti lasci ispirare anche dai suggerimenti dei fan?

JPA: La maggior parte delle strips è mia, ma capita che qualcuno suggerisca una scena che possa andare bene per i Belzebubs. Ci sono alcune strisce ispirate da qualcun altro (per esempio, la poesia a Eve è stata scritta da un mio caro amico e mi è piaciuta talmente tanto da inserirla in una striscia). Non è una cosa che faccio spesso però, perché il rischio che qualche altro artista abbia già usato quell’idea è molto alto, perciò preferisco continuare a scrivere le mie storie.

MF: I Belzebubs sono autobiografici?

JPA: Non proprio… (ride) Da 15 anni sono al lavoro su un’altra striscia settimanale, intitolata Villimpi Pohjola (Sovraesposizione nordica) per un giornale finlandese. Parla di un gruppo di studenti sui trent’anni, che cercano di terminare l’università, di trovare un lavoro e un posto nel mondo. Lì ho inserito molti dei problemi della mia vita, ma non tutti quelli sono biografici. Al contrario, i Belzebubs hanno dei ruoli ben precisi. Per me i personaggi sono reali, perciò è facile scegliere un personaggio e fargli vivere una situazione quotidiana: dò loro il via e loro vivono nella pagina per conto loro.

MF: C’è un personaggio in particolare che preferisci?

JPA: Diciamo che c’è un po’ del mio cuore in ognuno di loro, perciò non ce n’è uno per cui simpatizzi di più. Li amo tutti! Forse Sloth è quello più simile a me, perché è un padre come lo sono io e comprendo a pieno i suoi problemi. Però c’è anche la nonna, Blasphemy e tutti i personaggi secondari… Sono così sicuri di sé, al contrario di me. Alla fine vivo varie esperienze attraverso i personaggi e, grazie a questo, mi dico cosa dovrei essere.

 

MF: Tra i vari personaggi, si distingue Sam, così somigliante al musicista Steven Wilson. La somiglianza è voluta?

JPA: (ride)Mi piace inserire nelle strisce riferimenti alla musica e alla cultura pop, ma con moderazione. Non farò mai come nei Simpson: penso che sia un problema perché ti distrae dall’idea originale. Preferisco così piuttosto che riempire i miei lavori di riferimenti a film, serie tv, ecc. Per quanto riguarda Wilson, ho deciso di disegnare Sam così simile a lui perché… beh, c’è una sorta di stereotipo nel campo nerd della musica progressive metal. Inoltre il suo amico somiglia a Mikael Akerfeldt, cantante degli Opeth e grande amico di Wilson, quindi il quadro è completo. Sam ascolta progressive metal perché le mie radici musicali sono quelle. Devo ammettere che conosco poco la musica black metal, ma ho iniziato ad amarla anche grazie ai Belzebubs. Tutti i miei progetti sono in qualche modo intrecciati ad esso e mi stanno facendo crescere musicalmente parlando. Inoltre non ne ho mai ascoltato così tanto neanche quando ero adolescente, dato che ero così innamorato del progressive.

MF: Oltre Sam, ti sei ispirato a qualcuno per la costruzione dei personaggi? E per i loro corpse painting?

 JPA: Ovviamente la prima band a cui si può fare riferimento per il corpse painting è quella degli Immortal: ma non è costruito basandosi solo su quello stile. Voglio rendere i Belzebubs iconici a loro modo, minimalistici, bianchi e neri e ricoperti di teschi. Non c’è un preciso riferimento per la costruzione dei personaggi, sono perlopiù improvvisati. Inizialmente, Sloth avrebbe dovuto avere un trucco eccessivamente nero, ma essendo il protagonista e avendo lui molte espressioni facciali, sarebbe stato difficile da gestire. Allora l’ho “riciclato” su Hubbath.

MF: Uno dei tuoi lavori più recenti è Perkeros (Panini Comics, 2013), un graphic novel che parla di un gruppo alla ricerca di un cantante. Facendo un paragone con le strisce di Belzebubs, quale formato prediligi tra i due?

JPA: Entrambi hanno i loro pro e contro, Ho sempre desiderato scrivere una graphic novel e con Perkeros ci ho messo tutto me stesso! Nella grahic novel, puoi costruire una struttura narrativa e formare la storia in un determinato modo. Sulle strisce, invece, devo lavorare sulla singola pagina e su una storia singola. Mi piacciono le graphic novel, ma penso che le strisce facciano più per me, soprattutto ora che ci sto lavorando online. C’è un rapporto diretto con il pubblico e si possono avere subito dei feedback quando li carichi sul web: inoltre sai che il pubblico le sta leggendo. Sto lavorando a una serie di strisce per un giornale dal 2003 e, in quel caso non ho feedback immediati. A volte capita che qualcuno sia infastidito dal loro contenuto e in quel caso, ovviamente, i feedback sono negativi. Comunque mi diverto tantissimo con i fan di Belzebubs sui miei account social, perché i lettori sono davvero carini con loro e nella sezione dei commenti trovo sempre molte battute ironiche e divertenti (gif, animazione, ecc).

MF: I Belzebubs troveranno mai un batterista?

JPA: Ora l’hanno trovato, quindi…

MF: Ed è quello definitivo?

JPA: Finché c’è! Vedremo in futuro.

MF: Alcuni mesi fa è uscito il primo videoclip dei Belzebubs.

JPA: Si intitola Blackened Call ed è tratto dal primo album Pantheon Of The Nightside Gods. Inoltre ne è uscito un altro il 29 marzo e il 12 aprile (forse) pubblicherò un lyric video, in attesa dell’uscita dell’album a fine aprile.

MF: Continuando a parlare della loro musica, hai in programma di mandare i Belzebubs in tour?

JPA: Di sicuro non subito, ma spero di poterlo fare a un certo punto. Una volta che riesco a configurare il quantitativo lavoro da fare, diventerà solo una questione di tempo. Vorrei mettere sul palco tutta l’energia della band e tenerla lontana dalle luci del palco, in maniera tale da poter cogliere il bello dell’animazione olografica, o della loro proiezione sullo schermo o di contenuti audiovideo… e godersi lo spettacolo.

MF: Che tipo di lavoro hai fatto nell’animare i videoclip?

JPA: È stato meraviglioso lavorarci! Fin dall’adolescenza, è stata l’animazione che mi ha portato a fare fumetti. Adoro i corti animati, come quelli di Tom& Gerry e Paperino, oltre anche ai film che guardavo da piccolo. I fumetti sono all’incirca come i cartoni animati, ma ovviamente più “statici”! Posso affermare che le due arti sono interconnesse tra di loro in qualche modo nella mia mente. Belzebubs è diverso, anche perché è stato difficile combinare elementi che amo e che sono così diversi tra di loro. Però ora si è rivelato un progetto davvero molto interessante e spero di poter ottenere una proposta economica riguardo loro, in maniera tale da concentrarmi su di loro completamente. Forse mettendoci l’80-90% del mio tempo sui Belzebubs e la restante parte la investo per monetizzare. Voglio scommetterci su!

MF: Quali sono i feedback che ricevi sui social media?

JPA: Beh, posso dire che dopo aver pubblicato il primo video su Youtube, i fan hanno iniziato a chiedere di fare una serie animata sui Belzebubs! Sarebbe bellissimo farla, ma è un enorme lavoro da fare solo per divertimento. Chissà, forse troverò qualcuno che ci investirà su, così potrò dedicarmici completamente in futuro!

MF: All’interno del volume Belzebubs, pubblicato da Edizioni BD,  troviamo una tua tavola che ritrae la band gothic metal Lacuna Coil, e la loro cantante, Cristina Scabbia, ha scritto una postfazione del tuo lavoro. Come ti senti a riguardo?

JPA: Ecco, la cosa è venuta fuori naturalmente: tempo fa, Cristina commentò uno dei miei sketch su Instagram e mi sono sorpreso! All’inizio mi chiedevo se fosse realmente lei o una pagina a lei dedicata. Sono un fan della band fin dai primi album. Ci siamo tenuti in contatto e ho scoperto che Cristina è davvero nerd! (ride). Quando ho saputo che Edizioni BD voleva pubblicare il mio lavoro in Italia, ho immediatamente chiesto a Cristina se avesse voluto scrivere una postfazione e mi ha subito detto di sì. È stato stupendo passare in sua compagnia il primo giorno del Cartoomics e sono rimasto affascinato da tutto l’amore che i fan le regalavano e viceversa.

MF: Com’è stata la tua esperienza in Italia? È la tua prima volta qui come autore?

JPA: Sì! Sono stato ospitato a Fumettopolis a Novara come autore indipendente, ma è la prima volta che sono in Italia per un evento così grande. Sono stato sommerso di affetto da tutte le persone che venivano al mio tavolo per Belzebubs. È stato grandioso!

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MF: When did you start thinking about Belzebubs as a real family?

JPA: Belzebubs started in 2015 by accident, due to improvising some content for the Inktober Challenge. My only ambition or idea was to make something b/w on paper, very simple and different of what I usually do (color and fully detailed). For some reason, I draw two black metal guys, coking about satanism and cultism and this kind of stuff. And I like draw that characters I made the loose theme on the inktober challenge. The concept and the characters started evolving in my head later on and I thought that I maybe I nedded to made this as a project out of my mind. The idea was to mix black metal and mundane family issues and it was very early on because I like contrast and I like mixing different elements, like grim dudes with spikes and leather with a six years old’s issues, wearing corpse paint… Silly content and metal things: the result of this contrast is really nice. It comes very natural to me and I don’t make such a huge effort to write down a strip. I just let myself into the groove, having fun, improvise and so also surprise myself. Sometimes I get an idea for several strips (a long storyline), but I usually improvise something different every week.

MF: Do your fans suggest idea for a strip or it’s only from your imagination?

JPA: It’s pretty much from me, but if someone suggests a story that fits with Belzebubs, I don’t have anytihng against it. There’s maybe two or three strips inspired by others (f.e. poem to Eve: it was written by a friend of mine and I loved it, so I decided to use it in a strip). Also someone suggests specific situation, but the risk that other artists used it before you is very high, so I prefer continue to do my stories.

MF: Is Belzebubs autobiographic?

JPA: Not really… (laughs) I‘ve been doing another weekly strip for 15 years, named Villimpi Pohjola (Northern Overexposure) for a finnish newspaper. It’s about a group of students in their thirties, trying to finish university, find a work and a place in the world. I’ve incorporated lot of stuff and issues of my life (not all of them are biographical). Instead of that, Belzebubs has roles on his own. The character are very real to me, so it’s easy to pick a character and put him in a mundane situation: I give them how to start and they live in the page on their own.

MF: Is there a specific charachter that you like the most?

JPA: There’s a bit of my heart in every character, so there’s not one I sympatyze the most. I love them all! Maybe Sloth is the nearest to me, because he’s father as well and I deep understand his problems. But there’s also the grandmother, Blasphemy and all of the side characters… They’re so secure about themselves and I’m not. So this is how I also experience through the characters and tell what I should be.

MF: One of my favorite character is Sam, so my question is: why he looks like Steven Wilson?

JPA: (laughs) I like to incorporate references to music and popular culture, but in a moderate way. So it doesn’t become like Simpsons or whatever: I think it’s a problem because it tooks away from the original idea. I prefer the original way instead of fulfilling with references to movie or something like that. About Wilson, I decided to made Sam so similar to him because… well, he’s a sort of stereotype in progressive metal “nerd” music. And his friend looks like Mikael Akerfeldt from Opeth, so the reference is quite complete. Sam listen to progressive metal because my roots are there. I have to admit that my love to black metal came from Belzebubs, in a way. All my projects are incorporated in this elements as well. I’ve never listen to heavy metal that much, especially in my teenage. The black metal scene is so lacking because I was so into progressive music. Through Belzebubs I found a lot of black metal band that I’ve never imagined to find. It keeps educating me.

MF: Did you get ispiration from someone for your characters and their corpse painting?

JPA: Of course the most popular band related to corpse painting is Immortal: it’s done not only like their style. I want to keep Belzebubs iconic in some way, very black and white, with skulls, minimalistic in a way. There’s no a real reference to some band, artists or similar, they were pretty much improvised at the spot. Originally, I thought to use a very black paint on Sloth’s face, but he’s the main charachter with A LOT of facial expressions and a very black look was difficult to use, so I switched and used that face painting for Hubbath.

MF: One of your recent works was Perkeros (2013), a graphic novel about a metal band with no voice leader. Compairing this with your strips, which kind of comic format do you prefer to work on?

JPA: Both of them have pros and cons. I always wanted to do graphic novel and with Perkeros I put it all in! In graphic novel, you can create a structure and base the story in a specific way. About strips, I need to work on single page and a single story. I like graphic novel, but I think that strips are more for me, especially now that I’m doing online. There’s a direct impact and you can have fast feedback when you uploading it, and you know that people are reading it. I’ve been doing comics for a newspaper since 2003 and I don’t have any feedback in that case. Usually I can have that when my strip pissed someone off or screwed up, and of course they are all negative. I really enjoyed fooling around with Belzebubs fanbase on social media’s accounts, because readers are really nice with them and there’s a lot of extra houmor in comments section (with gifs, animation, funny comments).

MF: Will Belzebubs ever find a drummer?

JPA: They’ve found it now, so…

MF: And will he last forever?

JPA: As it sticks in the band! We will see.

MF: Some months ago first Belzebubs’ video was out.

JPA: Yes, it’s called Blackened Call and it’s from their first album, Pantheon Of The Nightside Gods. Another one was out on 29th March and a lyric one will be out on 12th April (maybe).

MF: How much did you enjoyed doing the animation for the music videos?

JPA: It was extremely great! Animation is what brought me to comics. I loved short animation like Tom & Jerry, Donald Duck and also film I used to watch in my youth. Comics are like something near to cartoon (and they don’t need to be animated!). They’ve always been linked in my mind somehow. Belzebubs is different, it was hard to combine different elements that I loved. But now It’s a very interesting project and I hope that I will have an economical offer, so I can focus on it for real. Maybe putting 80-90% of my time for Belzebubs and 20% on moneywise. I’ll see how’s going on: I’m gambling on it.

MF: Talking about Belzebubs music, are you thinking about a tour in the near future?

JPA: Not in the near future but at some point, hopefully. Once we figure how settling has to be handle, it’s up to time. I’d like to put on the stage the energy of the band and keep it out of the spot light, so you get light projection or animation on screen or audiovisual animated content… and enjoy the show.

MF: Which kind of feedback do you have on social media?

JPA: Well, after first video was out on Youtube, people started asking to do an animated serie on Belzebubs! It will be cool to do it, but it’s a huge work to do for fun: I hope to find an investor, so I can work on it in the future!

MF: On Belzebubs published by Edizioni BD there’s an entire page with a drawing, representing Lacuna Coil, and their singer, Cristina Scabbia, wrote a presentation of your work. How do you feel about it?

JPA: It came very organically, because Cristina commented on an Instagram post and I was so surprised! First I wondered if it was really her or some fan page. I’m a fan from their first ep. We keep in touch and I found that Cristina was a total nerd! (laughs) Then I’ve heard that Edizioni BD was interest to publish my work in Italy and I immediately asked to Cristina if she wanted to do an afterword and she answered «Yeah, let’s do it!». It was beautiful to share with her the first day of Cartoomics and I was fascinated about all the love her fans gave to her and viceversa.

MF: Did you enjoyed your time in Italy? Is it your first time here as an author?

JPA: Yeah!I came some years ago to Fumettopolis in Novara as an indipendent author, but it’s my first time in a big comic-con. I was overwelmed with support from people who came to my table. It’s great!

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