Doom Patrol 1×05 – Paw Patrol | Recensione

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Per fermare una apocalisse ci vuole… un’altra apocalisse!

Avevamo lasciato Doom Patrol la scorsa con un cliffhanger. L’episodio – la nostra recensione QUI – aveva momentaneamente accantonato la ricerca di Niles Caulder a causa dell’improvvisa intrusione nella Doom Mansion di Willoughby Kipling. Il mago aveva informato la Doom Patrol di essere alla ricerca di Chief per fermare il culto dell’Unwritten Book prossimo ad evocare una entità nota come il Decreator che avrebbe cancellato ogni forma di vita sulla Terra.

L’obbiettivo era quello di difendere Elliott, la vittima sacrificale che avrebbe permesso al culto di evocare l’entità. Dopo una dura battaglia però il ragazzo era caduto nella mani del Culto e il Decreator era stato evocato mentre Cliff e Jane erano rimasti intrappolati nella città perduta di Nurnheim, la “casa” del Culto.

L’episodio di questa settimana, intitolato ironicamente Paw Patrol, vede quindi la Doom Patrol divisa e in cerca di un modo per arrestare questa apocalisse. L’aiuto arriverà in maniera del tutto inaspettata dallo stesso Chief!

Mr. Nobody infatti viene convinto dallo stesso Caulder, ancora suo prigioniero, ad intervenire appellandosi al suo ego: senza un mondo da manipolare che ne sarà di lui? Chief viene quindi rispedito, momentaneamente indietro, per aiutare la Doom Patrol mentre il piano si delinea in maniera chiaramente bizzarra.

Il Decreator è basato sulla forza della fede del Culto, basterà quindi creare un Culto opposto e basato sullo stesso principio: la fede. Viaggiamo quindi fino alla fine degli anni ’70 scoprendo il background di Jane della sua complicata storia clinica. Grazie ad una delle personalità di Jane quindi verrà creato il culto del Re-Creator che dovrebbe contrastare poi nel futuro quello opposto.

Il piano ovviamente non filerà del tutto liscio, anche perché gli adepti del Culto del Re-Creator sono i pazienti di un ospedale psichiatrico, e soprattutto la tregua fra Caulder e Nobody sarà breve e non senza un doppio fine da parte del villain.

Paw Patrol è un episodio tanto ambizioso quanto complesso sia nello svolgimento che nel suo assunto teorico di base.

Queste due intenzioni convergono prepotentemente nel personaggio di Jane, assoluta protagonista dell’episodio, da un lato infatti scopriremo qualcosa in più sulle sue origini mentre dall’altro la sceneggiatura prova ad affrontare un tema complesso come quello della fede religiosa declinandolo in maniera superbamente bizzarra ma altrettanto efficace e lasciando aperta la porta ad una riflessione più ampia sullo stesso concetto applicato ai “reietti” raccolti da Caulder che trovano in Chief propria un’ancora di salvezza dalla loro “diversità” che con estrema difficoltà cercano di accettare.

Purtroppo però l’episodio impiega qualche minuto di troppo per ingranare con qualche passaggio meramente riempitivo che fa perdere un po’ di ritmo soprattutto nella prima parte, fortunatamente la seconda parte e il finale fanno risalire velocemente l’asticella.

L’episodio, rivisitando il canovaccio del “viaggio nel tempo”, inoltre inizia ad installare il dubbio sia sulla bontà delle azioni di Chief sia dell’ingerenza di Mr. Nobody, molto più profonda, di quanto inizialmente si potesse intendere.

Doom Patrol inizia a dare sostanza ai molti intrecci fra i personaggi, il risultato è di molto superiore alla media pur non essendo privo di qualche sbavatura.

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