Star Trek: Discovery 2×09 – Project Daedalus | Recensione

La Discovery è la nave più ricercata dell’universo e le implicazioni del Red Angel saranno ben più ramificate di quelle finora immaginate.

L’episodio della scorsa settimana – la nostra recensione QUI – ha rappresentato il vero e proprio punto di svolta per questa seconda stagione di Star Trek: Discovery. La Discovery e la temibile Section 31 avevano ingaggiato una caccia all’uomo al fulmicotone al cui centro c’erano Spock e Burnham che, grazie all’aiuto degli abitanti di Talon IV, avevano fatto luce sul misterioso Red Angel.

Uno Spock “guarito” aveva confermato che il Red Angel gli aveva mostrato un futuro in cui tutta la vita senziente nella galassia era stata annientata. Con una manovra diversiva assolutamente astuta, Pike era infine riuscito ad ingannare la Section 31 – intenzionata più che mai a mettere le mani su Spock e sulle sue informazioni, portando Burnham e lo stesso Spock a bordo e trasformando la Discovery nella nave più ricercata di tutto l’universo.

Nell’episodio di questa settimana, intitolato Project Daedalus, Pike invita sulla Discovery l’ammiraglio Cornwall illustrandole la situazione e permettendole di interrogare Spock. Corwall, pur nutrendo ancora dei dubbi sulle vicende, l’ammiraglio ha anche confessato che la comparsa del Red Angel aveva alimentato delle divergenze all’interno della Federazione inasprendo le posizioni più oltranziste, rappresentate dall’ammiraglio Patar, e che erano confluite poi nell’operato della Section 31.

Questa rivelazione trova riscontro nella scoperta che i dati inviati coattamente dalla Discovery erano diretti al quartier generale segreto della Section 31, Control.

Approcciarsi alla base non sarà facile a causa delle sue difese e soprattutto quando lo stesso ammiraglio Patar intimerà alla Discovery di arrendersi per ordine della Federazione. Qualcosa però non quadra e Burnham, Airiam e Nahn vengono teletrasportate sulla base: la scoperta sarà agghiacciante e le implicazioni terribili, il finale drammatico.

Con Project Daedalus viene rafforzata la suggestione, presentata benissimo nel precedente episodio, che l’avvento del Red Angel non sia solo un evento di portata apocalittica ma che coinvolga come una cospirazione più livelli della Federazione.

Viene quindi ripresa sia la componente politica della serie che confluisce in maniera organica con quella più sci-fi ricollegandosi sia a quanto visto nei precedenti episodi sia ovviamente ad Airiam protagonista anche del drammatico e sentitissimo finale.

Con un Ansom Mount sempre in gran forma nei panni di Pike anche Sonequa Martin-Green ritrova la sua forma migliore nei panni di una Burnham particolarmente incisiva soprattutto grazie all’ottima prova di Ethan Peck che si cala nei panni di uno Spock tanto credibile quanto inquieto nel domandarsi il perché il Red Angel ha scelto di rivelarsi proprio a lui.

La regia è semplice ed efficace con un ritmo sempre alto grazie alla sapiente alternanza fra momenti più prettamente action – splendide le manovre di avvicinamento della Discovery al Control – e quelli più drama in cui non stona neanche la digressione sul background della stessa Airiam né tantomeno l’acceso e personale confronto fra Burnham e Spock.

L’episodio forte di un solido terreno, preparato con dovizia nei precedenti episodi, decide anche di seminare nuovi indizi strizzando l’occhio al classico 2001: Odissea nello Spazio e rinforzando quel mood cospirazionista con si vuole evidentemente “disorientare” lo spettatore sul mistero del Red Angel.

Star Trek: Discovery a livello qualitativo inizia ad avvicinarsi sempre di più ai fasti della prima stagione.

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