Il Nome della Rosa: Parte 2 | Recensione

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Mentre prosegue la caccia ai Dolcicniani eretici, misteriose morti continuano a susseguirsi nella suggestiva abbazia benedettina, un luogo sacro nel quale, però, la tentazione e il peccato trovano terreno fertile vestendo panni differenti, inclusi quelli di una donna. E come se non bastasse, l’Inquisitore Bernardo Gui ha tutte le intenzioni di estinguere l’Ordine dei Francescani.

Il Nome della Rosa è un’opera dalla struttura complessa e intrisa di simboli che guida i suoi fruitori all’interno di un mondo ricostruito ad hoc da quel grande semiologo e pensatore che era Umberto Eco. Per quanto possa da alcuni essere considerato un esperimento un po’ azzardato quello di riproporre sullo schermo, a distanza di molti anni, un riadattamento della affascinante opera di Umberto Eco, in verità questa mini-serie si sta dimostrando all’altezza del proprio compito: riportare in auge un grandissimo romanzo senza tempo, cercando di preservarne lo spirito più puramente filologico, ma dando anche al contempo agli spettatori tutti gli strumenti per comprendere i fatti storici e quelli di fantasia, come anche tutti i complessi ragionamenti e deduzioni del nostro Guglielmo da Baskerville, il quale non nasconde nulla al giovane Adso, che, ricordiamo, è anche il narratore esterno di questa torbida vicenda.

UN INTRECCIO COMPLESSO

Sono diverse le vicende raccontate, in uno scenario storico ricostruito alla perfezione nel quale trova posto anche la disputa con  l’Ordine dei Francescani, per un certo periodo ritenuti eretici dalla Chiesa Cattolica per via principalmente del voto di povertà: Bernardo Gui non può assolutamente permettere che questi frati acquisiscano ancor più fama e proseliti quando sono in così netto contrasto con il Potere Temporale della Chiesa, per cui ritiene che l’unico modo per fermarli sia quello di sfruttare la Disputa che sta per avere luogo proprio nella Abbazia Benedettina in cui strane morti continuano a susseguirsi senza sosta per porre per sempre la aprola “fine” all’esistenza dei pauperisti Francescani.

La situazione si fa dunque sempre più complessa e delicata, mentre le indagini su cosa e chi stia causando tutti quei decessi continuano anche all’interno della labirintica biblioteca. Tutti i misteri che si celano all’interno di questo luogo rendono la narrazione sempre molto avvincente, anche grazie a delle ottime performnce degli attori protagonisti, sempre all’altezza della situazione.

AMORE O TENTAZIONE?

Uno dei voti più importanti per chi decide di intraprendere la carriera ecclesiastiche era ed è ancora oggi quello di castità. Ebbene, anche la purezza dell’animo e del corpo viene messa a dura prova, soprattutto per quanto riguarda il giovanissimo Adso, il quale si sta legando sempre di più alla misteriosa ragazza dai lunghi capelli ricci, che ricambia questi teneri sentimenti. Ma Adso è un novizio, e per questo dovrebbe tenersi alla larga dalle donne. L’amore è dunque visto con come un sentimenti che va coltivato, dunque, quanto piuttosto come qualcosa da rifuggire, grazie anche a una visione della donna come tentatrice.

Adso sa perfettamente cosa comporti essere un monaco, ma i sentimenti che sta provando lo fanno sentire bene, libero e amato, dunque, perché coltivarli è così sbagliato? Anche questa tematica stimola la riflessione degli spettatori, sempre spinti a seguire le vicende con crescente interesse, anche perché incuriositi dalla molteplici domande ancora senza risposta: cosa avverrà durante la Disputa? Che ne sarà della figlia di Dolcino? Cosa ci fanno davvero dei Dolciniani all’interno dell’Abbazia? Chi e cosa stanno uccidendo così tanti monaci, e perché? Cosa hanno da nascondere i monaci che risiedono e lavorano all’interno di quel misterioso e sperduto luogo?

Per trovare una risposta a tutte queste domande, non resta dunque che attendere la terza puntata delle quattro totali che compongono questa nuova e affascinante miniserie, la quale si sta rivelando sempre più come un prodotto di qualità che vuole rendere piena giustizia all’opera originale di Umberto Eco anche arricchendo la narrazione con alcune digressioni inedite.

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