Viene finalmente rivelata la vera identità del cacciatore di vigilanti ma non sarà l’unica rivelazione di questo episodio insieme ad alcuni importanti addii.

Con l’episodio della scorsa settimana – la nostra recensione QUI – abbiamo festeggiato il prestigioso traguardo delle 150 puntate per Arrow e, pur con gli intenti celebrativi del caso, l’episodio in questione si era rivelato solidissimo merito di soluzioni registiche inusuali – la tecnica del mockumentary – e di un plot lineare ma efficace che, ruotando intorno al misterioso cacciatore di vigilanti, aveva di fatto spostato gli equilibri soprattutto fra i personaggi “secondari” e aveva ricostituito il Team Arrow ora legittimato dalla legge come il suo leader.

L’episodio di questa settimana intitolato Star City Slayer vede il Team Arrow ritornare al punto di partenza sul cacciatore di vigilanti. Il “responsabile” arrestato la scorsa settimana sembra essere infatti un semplice imitatore visto che i biglietti minatori continuano ad arrivare ai membri della squadra.

Mentre si iniziano a riesaminare prove e indizi emerge un chiaro modus operandi che risale già ad alcuni omicidi irrisolti a Central City. Oliver intanto deve gestire la difficile, ritrovata convivenza con il figlio William mentre Curtis comunica a Diggle la volontà di lasciare l’ARGUS.

Nelle sequenze in prolessi William, Zoe, la Vecchia Dinah e il Vecchio Roy lottano contro il tempo per scongiurare il piano architettato da Felicity per radere al suolo Star City. Giunti nella vecchia Arrow Cave troveranno ad attenderli però la misteriosa Blackstar e Connor Hawke, dopo l’inevitabile scontro sarà proprio Blackstar a fare una importante rivelazione su di sè che potrebbe unire le due squadre.

Nel presente Curtis, Dinah, Rene e Diggle hanno rintracciato il covo del cacciatore di vigilanti scoprendone l’identità e l’obbiettivo primario, Oliver ovviamente, che verrà attaccato in casa insieme a Felicity e William. Anche se la faccenda si risolver per il meglio, Dinah rimane gravemente ferita.

Star City Slayer chiude un po’ il cerchio degli ultimi episodi, e non solo, modificando radicalmente lo status quo della serie almeno per quanto riguarda alcuni personaggi e dinamiche.

Attingendo a piene mani dalla componente più procedural della serie ed aggiungendovi un pizzico di thriller, showrunner e sceneggiatori forniscono la spina dorsale dell’episodio seguendo il filone narrativo del cacciatore di vigilanti e chiudendo in maniera abbastanza definitiva una trama aperta durante la prima parte della stagione quando Oliver si trovava in carcere. Conclusione ben architettata ma che di fatto non aggiunge nulla agli altri filoni narrativi ancora aperti.

Se lo scontro con il cacciatore è propedeutico a spiegare l’evoluzione del personaggio di Dinah così come visto nelle sequenze in prolessi, proprio queste ultime occupano gran parte dell’episodio cercando di far proseguire un filone che, partito in maniera intrigante, si è poi affievolito. Anche la rivelazione finale in tal senso dovrà essere sfruttata organicamente se si vuol dare sostanza a tutto il filone narrativo.

Sembrano lasciare la serie il giovane William – presenza che, soprattutto in questo episodio, grava come un macigno appesantendolo con una eccessiva componente drama – e Curtis personaggio mai maturato davvero e spesso relegato ad ruolo da comic relief non sempre necessario o richiesto. Non credo che allo stato attuale la serie ne risentirà visto anche l’ottimo, ed inaspettato sviluppo, sia del personaggio di Rene che di quello di Laurel e l’introduzione di Emiko – assente però in questo episodio.

La regia pecca non riuscendo a trovare un giusto ritmo per un episodio denso ma con molti passaggi non sempre puntuali. Star City Slayer si configura quindi come un necessario episodio di passaggio che frena leggermente l’ottima inerzia di questa settima stagione di Arrow.

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