Supergirl 4×11 – Blood Memory | Recensione

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Mentre Kara accompagna Nia nella piccola cittadina di Parthas, Supergirl dovrà gestire le conseguenze degli eventi dell’episodio della scorsa settimana e il suo nuovo rapporto con Alex.

Di ritorno dalla pausa invernale e dal crossover Elseworlds, Supergirl aveva subito affrontato quello che era stato il climax delle trame fortemente intrise di rimandi socio-politici con la rivelazione dell’identità di Agent Liberty, e il suo conseguente arresto, e la richiesta, come mero “atto di buonafede” del presidente degli USA, a Supergirl di rivelare la sua identità. L’eroina ovviamente non aveva potuto accontentare la richiesta perdendo così il suo status di agente del DEO.

Nell’episodio della scorsa settimana – la nostra recensione QUI – la situazione si era fatta tesissima da questo punto di vista visto che il Colonello Haley aveva iniziato una vera e propria campagna per scoprire l’identità segreta dell’eroina… riuscendoci! Il proverbiale intervento di J’onn J’onnz e dei suoi poteri telepatici aveva fortunatamente scongiurato il peggio ma aveva anche costretto Kara e Alex a prendere una decisione drastica: cancellare la memoria di quest’ultima evitando così che la Haley potesse carpire informazioni utili.

Con questo nuovo status quo prende il via l’episodio di questa settimana intitolato Blood Memory. In realtà l’episodio inizia con una breve sequenza della Supergirl russa – conseguenza del finale della scorsa stagione – che improvvisamente collassa al suolo e che mentre tenta di essere rianimata emette una scarica di energia che irradia delle pillole che due improvvisati spacciatori vendono ai loro soliti clienti, studenti universitari, che però manifestano una mutazione caratterizzata da superforza e rabbia. Mentre Alex e il DEO si concentrano su questo episodio, Kara decide di accompagnare Nia nella sua cittadina natale, Parthas, una comunità dove alieni e umani vivono da tempo in armonia.

Nia ha deciso di rivelare ai suoi genitori che i suoi poteri di preveggenza si sono finalmente manifestati ma quando la droga finirà nelle mani dei Children of Liberty la pacifica vita a Parthas verrà bruscamente interrotta facendo incrociare i cammini di Supergirl e Alex e soprattutto quelli di Nia e sua sorella che sperava di aver ereditato i poteri.

Dopo essersi concentrati su Supergirl e sul tema dell’identità segreta, showrunner e sceneggiatori cercano di sfruttare l’inerzia del tema in questione per sviluppare il personaggio di Nia e, in maniera tangente, anche l’inedito rapporto fra Kara ed una “smemorata” Alex nonché modificare, nuovamente, la prospettiva sul rapporto fra James e Lena.

Blood Memory è quindi decisamente l’episodio di svolta per Nia purtroppo però c’è un po’ di “ansia da prestazione” e il personaggio viene eccessivamente appesantito con un sviluppo che vuole portare avanti parallelamente sia la componente umana – il suo essere trans – sia quella supererostica ma non riesce ad approfondire in maniera incisiva nessuna delle due. Anche il ruolo di Kara da questo punto di vista risulta abbastanza scontato così come il suo contrasto con Alex.

La regia fatica quindi a stabilire un ritmo convincente per l’episodio appoggiandosi a quella che è la trama di contorno per mantenere un filo conduttore degli avvenimenti.

Non si tratta di un episodio mal congegnato ma semplicemente prevedibile e che non sfrutta appieno il potenziale del personaggio di Nia. Rimane interlocutorio anche l’utilizzo della Supergirl russa, bisognerà capire se showrunner e sceneggiatori la utilizzeranno per la sottotrama dell’identità segreta, come “semplice” villain o vanificheranno la discreta intuizione del finale della terza stagione.

 

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