Star Trek: Discovery 2×02 – New Eden | Recensione

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Una nuova distorsione energetica porta la Discovery in un quadrante dello spazio dove non ci dovrebbe essere presenza umana eppure…

Nella spettacolare prima puntata della seconda stagione di Star Trek: Discovery – la nostra recensione QUI – abbiamo conosciuto il nuovo capito appuntato alla Discovery ovvero il Capitano Christopher Pike. I convenevoli però erano stati immediatamente messi da parte: salvato dalla Enterprise, gravemente danneggiata, Pike aveva gettato la Discovery ed il suo equipaggio a capofitto in una missione di soccorso vero delle nuove misteriose distorsioni energetiche.

Al centro dell’unica distorsione con coordinate precise era stato quindi rinvenuto un vascello medico della Federazione con un’unica sopravvissuta e molti feriti. La missione si era risolta con un successo ma anche con numerose domande che necessitano ora una risposta: la Enterprise era stato ordinato di non prendere parte al conflitto con i klingon, risoltosi in un armistizio. L’ordine aveva però fiaccato l’equipaggio compreso Spock – di cui Burnham è sorellastra come appreso durante la prima stagione – e soprattutto che gli asteroidi al centro della distorsione godono di alcune incredibili proprietà energetiche.

Burnham incuriosita dalla richiesta di congedo di Spock rovista nei suoi effetti personali sulla Enterprise scoprendo che il fratellastro potrebbe essere in pericolo dato che le coordinate della sua posizione puntano proprio al centro delle distorsioni energetiche.

In New Eden la Discovery riceva il segnale di una seconda distorsione e pur di raggiungerla riattiva il motore a spore giungendo al cospetto di un pianeta apparentemente colonizzato da esseri umani. Ma come hanno fatto dei coloni a raggiungere quel settore dello spazio così remoto e come è possibile che stiano trasmettendo lo stesso messaggio di aiuto da 200 anni ben prima che fosse inventato il motore a curvatura?

Pike, Burnham e l’ufficiale Owosekun decidono quindi di scendere sul pianeta ed indagare. Mentre i tre cercano di capire la natura di questo insediamento, la Discovery scopre che il pianeta è prossimo ad affrontare un evento catastrofico e si prodiga per salvare i compagni che non possono essere teletrasportati a causa di interferenze elettromagnetiche.

Intanto Tilly è vittima di un piccolo incidente con l’asteroide raccolta nella prima distorsione e dalle conseguenze inaspettate; pur salvandosi per il rotto della cuffia Pike e Burnham iniziano ad intravedere il filo conduttore fra le due distorsioni e il criptico messaggio lasciato da Spock: la figura “angelica” che anche la stessa Burham aveva intravisto.

New Eden conferma quanto avevamo intravisto nel primo episodio: la volontà di fare sponda su temi e strutture narrative che si avvicinassero più alla Serie Classica che a quelle degli anni ’90.

E classico è l’unico aggettivo per questo secondo episodio solido e ben bilanciato nel riprendere alcuni temi cardine della serie come il non-intervento mentre lentamente si configura il mistero dietro le distorsioni di energia intrecciandosi con quello di Tilly e del suo asteroide.

Sonequa Martin-Green e la sua Michael Burnham vengono ancora una volta leggermente eclissate da un Anson Mount sobrio ma deciso nei panni di Christopher Pike, mentre il personaggio di Tilly si muove ancora in bilico fra il semplice comic relief – ne avevamo davvero bisogno? – e l’essere funzionale alle trame principali.

Pur con l’azione pressoché inesistente l’episodio scorre con un buon ritmo merito di una regia che riesce a giostrare benissimo le tempistiche.

In attesa che questa seconda stagione di Star Trek: Discovery entri nel vivo, New Eden farà felici i fan della primissima ora di Star Trek.

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