Dylan Dog 388 – Esercizio numero 6 | Recensione

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Bimbi speciali, non allarmatevi: c’è spazio per tutti voi nel mondo dei normali.

La scritta gigante che campeggia sulla copertina di Gigi Cavenago continua lentamente a creparsi: come ha affermato Roberto Recchioni durante la conferenza di presentazione delle novità dylandoghiane del 2019, vedremo un progressivo sgretolarsi del famoso logo fino al numero 400, quando il Ciclo della Meteora arriverà alla sua conclusione. Lentamente, sempre più lentamente, il corpo astrale si avvicina al pianeta Terra, e con esso porta novità e scompiglio nella quotidianità di ogni singolo essere umano.

Dopo il disastroso annuncio del numero precedente, la meteora continua a mietere vittime con la sua costante ma silente presenza. Stavolta è il turno di una scuola di bambini e ragazzi speciali, con abilità fuori dal normale e del paranormale, che hanno capacità particolari e, se gestite male, letali. Questa piccola scuola, gestita dai due docenti Horace Goodman e Gayle Weep, si impegna a contenere e canalizzare verso il bene ogni singolo fenomeno paranormale che scaturisce dai piccoli alunni, tramite l’applicazione di specifici esercizi da fare in gruppo. Purtroppo le conseguenze della meteora non sono così gestibili come prima: qui entra in gioco il nostro Dylan Dog, chiamato a risolvere il mistero dei poteri paranormali impazziti e a restituire ai ragazzi fiducia verso il mondo popolato di quelli “diversi da loro”.

Esercizio numero 6 vede una battaglia di “darkettonaggine” tra Paola Barbato (ai testi) e Giovanni Freghieri (ai disegni), riportando alle atmosfere horror e paranormali il Dylan che di normale non aveva nulla. Dopo un numero calmo (il n. 387), dove era necessario apparecchiare una presentazione di ciò che ci saremmo dovuti aspettare fino al numero 400, arrivano le prime oscure conseguenze portate in campo dalla Barbato, con una sceneggiatura a spirale che si abbraccia a sé stessa, facendo vorticare verso il basso un Dylan solitario e spiazzato dagli eventi. Freghieri dipinge sui volti spaventati dei ragazzi protagonisti l’orrore e la paura della promessa di un futuro in cui i diversi verranno osteggiati. I due capitani di ventura, Goodman e Weep, hanno il viso stanco, quello di chi ne ha visto tante sia sulla propria pelle che su quella di anime innocenti. La coppia di autori Barbato – Freghieri si riconferma solida e disturbante, capace di muovere il lettore a commozione tramite perfetti incastri narrativi. L’albo è giocato quasi tutto sui primi e primissimi piani dei personaggi, punto di forza e di bellezza dell’arte di Freghieri.

Con una cover che strizza l’occhio al Villaggio dei dannati, l’albo del mese di gennaio segue un andazzo narrativo lineare, in cui fabula e intreccio camminano di pari passo, lasciando comunque la bocca aperta tra una pagina e l’altra. Gli arzigogoli testuali orrorifici a cui siamo stati abituati da Paola Barbato (come in un bellissimo quanto complicato Ut) tengono la mano agli affezionati della serie verso la conclusione del ciclo. Piccoli indizi sono sparsi lungo tutto l’albo, come una visione sul futuro che Dylan dovrà affrontare nei prossimi mesi. Il caos continua ad avvicinarsi in modo subdolo, senza un volto ben definito, se non l’immagine di un grosso pezzo di universo che continua a ruotare intorno al destino di un mondo di carta, non così lontano dal mondo che noi definiamo “reale”.

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