La Città Senza Nome Vol. 1 di Faith Erin Hicks | Recensione

Pubblicato il 29 Novembre 2018 alle 17:00

Edizioni BD porta in Italia la trilogia di Faith Erin Hicks.

Faith Erin Hicks è una disegnatrice e animatrice canadese, già nota per opere come Zombies Calling! e il suo webcomic Demonology 101. Tra le sue opere Edizioni BD presenta ora anche La Città Senza Nome, primo volume di una trilogia che la casa editrice presenta anche già acquistabile in cofanetto che contiene l’opera completa.

La Città Senza Nome, che dà  il nome al racconto, è una città, che sembra basata come ambientazione su una antica città  dell’impero mongolo, ricca e prospera e proprio per queste motivazioni è stata conquistata infinite volte nella storia e i suoi abitanti, abituati alla presenza di dominatori sempre diversi, cercano di portare avanti le loro vite, non dando un nome alla città, che invece nel corso dei secoli è stata chiamata Daidu, Yanjing, Monkh e Dandao.

Qui arrivano i più promettenti figli dell’élite Dao, padrona della città  ormai da circa trenta anni, tra cui il giovane Kaidu, figlio di Andren, un celebre generale Dao; ma Kaidu è molto diverso dal padre, non ama le armi e la vita militare, ma i libri, ed è certamente un ragazzo di ampie vedute e senza pregiudizi, come vediamo già  nelle prime pagine della storia. Tra le varie popolazioni che abitano Dandao, infatti, permane molta diffidenza ed incomprensione, se non proprio disprezzo. Tra quelli che vi abitano poi c’è Ratto, una giovane, abilissima ladra che si troverà ad aiutare Kaidu, con il quale formerà  una strana coppia chiamata ad una avventura che segnerà  il destino di tutti gli abitanti di Dandao e non solo.

La base della storia e della trama è l’amicizia tra Kaidu e Ratto, due ragazzi provenienti da due popoli diversi, ma che tuttavia riescono a costruire un legame nonostante il clima di diffidenza che accompagna la vita della città, dove solo i Dao governano e le altre popolazioni sono soggette alla loro volontà. Ma la situazione potrebbe presto cambiare grazie ad Andren e proprio questa sarà  la trama principale per la seconda parte del volume, dove i due ragazzi uniranno i propri sforzi.

Il volume ci presenta senza dubbio una avventura a fumetti che non presenta elementi di originalità che riescano a farla brillare nel vasto panorama del fumetto; tuttavia è innegabile che la Hicks pone in essere una storia ben scritta e studiata, con un ritmo lento all’inizio che ci porta piano piano a conoscere l’ambientazione ed i personaggi, per poi nella seconda parte del volume aumentare di ritmo, che a tratti diventa incalzante, ma mai fuori controllo. Certo, ormai il cliché della ragazza impulsiva e forte fisicamente e del ragazzo riflessivo e studioso comincia a fare il suo tempo…

La storia poi è anche una vicenda di amicizia e di tolleranza a dispetto dei molti che vorrebbero una società chiusa e divisa per classi, il che suggerisce che il volume sia destinato a lettori piuttosto giovani che non hanno ancora letto molti fumetti e potrebbero trovare questo particolarmente originale.

Questo target è suggerito anche dallo stile piuttosto cartoonesco adottato, che guarda ad una influenza del fumetto orientale non indifferente. Si nota assolutamente la professionalità  di Hicks nella costruzione delle tavole e nelle inquadrature, molto cinematografiche.

Il volume contiene anche alcune pagine di lavori preparatori che mostrano l’evoluzione dei personaggi nel loro design.

 

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