Dopo The Flash e Black Lightning – la nostre recensioni qui e qui – è tempo di season premiere anche per Supergirl. Riuscirà la Ragazza d’Acciaio a sviluppare quanto di buono fatto vedere la scorsa stagione?

Per gran parte della scorsa stagione Supergirl è stata senza ombra di dubbio la miglior serie targata DC/The CW: la serie infatti aveva trovato sin dai primi episodi un equilibro notevole fra componenti sci-fi, comiche, drama e quel tocco fumettistico che negli altri show si è purtroppo perso e/o diluito troppo negli anni.

Di contro però la terza stagione, complice anche una programmazione a dir poco ballerina, aveva sofferto parecchio soprattutto a causa di qualche episodio “riempitivo” di troppo e nel filotto finale di episodi che non aveva saputo di fatto concretizzare tutta l’ottima costruzione del villain Reign, e del culto kryptoniano, con un finale dignitoso ma non di certo memorabile.

Il finale della passata stagione però era stato anche propedeutico per rivoluzionare la status quo di parecchi personaggi – Lena e James Olsen su tutti – ma anche per la stessa Supergirl di cui avevamo conosciuto brevemente quella che a tutti gli effetti era una sua doppelganger, concreta conseguenza della battaglia finale.

La premesse di questo primo episodio, intitolato American Alien, sono semplici e concise: Superman è impegnato lontano dalla Terra e Supergirl fa letteralmente il “doppio turno” mentre Kara ha ripreso il suo ruolo di reporter alla CatCo. James deve affrontare le accuse mossegli dal procuratore distrettuale dopo aver rivelato di essere Guardian, con il supporto di Lena, mentre Alex si sta adattando al nuovo ruolo di direttore del DEO con il supporto di Braniac 5 rimasto sulla Terra.

Il “recap” dei “vecchi” personaggi però è organicamente integrato con la presentazione dei nuovi, nello specifico l’assistente di Kara, Nia, e soprattutto i nuovi cattivi, i fratelli Otis e Mercy Graves. I due infatti attaccano un laboratorio gestito dal Dr. Vose – un alieno – sfruttando il clima di odio razziale. In realtà la loro è una elaborata rapina, primo passo di un altrettanto elaborato piano per attaccare il presidente degli Stati Uniti durante un summit a Camp David che ha come argomento i diritti degli alieni.

Anche se Kara sembra non volersi arrendere all’evidenza del nuovo clima di odio razziale, il piano dei Graves si rivelerà più subdolo di quello che aveva immaginato l’eroina con tanto di oscuro mandante. Intanto Lena, con mezzi tutt’altro che puliti, aiuta James ad essere scagionato.

Supergirl inizia decisamente con il piede giusto questa sua quarta stagione e lo fa eliminando quasi tutti i fastidiosi orpelli tipici delle serie The CW e andando invece diritta al punto.

Il tema dell’odio razziale, la contrapposizione fra umani e alieni, è subito messo al centro dell’episodio che, per questo motivo, risulta coinvolgente e ben ritmato grazie anche ad una sceneggiatura che gioca le sue carte, non originalissime è bene sottolinearlo, in maniera sagace confezionando anche un discreto cliffhanger finale.

Certo non manca qualche scelta interlocutoria e qualche passaggio a vuoto: il personaggio di Brainiac 5 sembra ancora, troppo, fuori luogo anche nel suo fungere da comic relief così come la nuova versione di J’onn J’onnz è così poco convincente quanto effimera. Si difende invece molto bene Lena Luthor che continua, con precisione certosina, la sua trasformazione nella vera antagonista dell’eroina.

Riuscirà Supergirl a mantenere alta la tensione per tutta la durata della stagione? e riuscirà soprattutto a mantenere equilibrate tutte le sue componenti di modo da risultare un prodotto attuale ma godibile?

Per ora possiamo dire che la partenza è stata più che buona!

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