Papaya Salad di Elisa Macellari | Recensione

Pubblicato il 1 Ottobre 2018 alle 11:00

Assaggi di storia europea in salsa thai.

«A volte non si capisce bene in che direzione andranno i venti, ma c’è sempre una buona ragione per viaggiare» (dall’introduzione del libro)

Ed è il viaggio il tema principale di questa storia dal sapore orientale, impiattata lentamente, senza fretta, con la saggezza tipica della cultura d’Oriente.

In Papaya Salad c’è la dolcezza della domenica mattina a pranzo con i parenti, circondati da profumi di piatti tipici della propria infanzia. Elisa Macellari apre la porta (anzi, spalanca un portone) su un pezzo della propria mente, facendoci sedere a tavola con lei e con i suoi parenti, in un momento particolare della sua storia personale: il momento in cui il nonno decide di condividere con lei il periodo più triste della sua vita.

Si torna indietro, molto indietro, ai primi anni Venti, quando il nonno dell’autrice iniziava la sua traversata verso il suo futuro, nella magica terra thailandese. Dopo aver finito le scuole, Sompong si arruola nell’esercito dove studia lingue, per poter un giorno riuscire a viaggiare per il mondo. È il 1939 quando viene mandato in Europa, agli albori della Seconda Guerra Mondiale. Il diplomatico tocca prima le terre italiche, dove nel 1940 si imbatte nel discorso del Duce in piazza Venezia, quando annuncia l’entrata in guerra dell’Italia. Successivamente, viene trasferito prima in Austria e poi preso come prigioniero di guerra dagli americani. Durante il suo periodo di prigionia, insieme ad altri compagni thailandesi e altri militari giapponesi, conosce Lek, figlia dell’ambasciatore Whan Chansook, che diventerà la sua compagna di vita.

  • RICETTA DI UNA STORIA CHE LASCIA L’AMARO IN BOCCA

Racconti e piatti, prima di essere costruiti, hanno bisogno dell’elenco di ingredienti che andranno a comporli.

La preparazione della papaya salad, il piatto tipico della Thailandia, accompagna parallelamente il racconto di Sompong, presentando buona parte degli “ingredienti” che compongono la vita  del simpatico vecchietto: adolescenza, studio, passioni, amore e la Storia che vuole vivergli addosso, non richiesta.

La particolarità della storia della storia è indubbiamente la sua trasmissione al pubblico: il sentimento traspare dall’uso del colore e dalla sapiente gestione del proprio tratto grafico.

Se in Maus di Art Spiegelman la durezza dei campi di concentramento è stata data da un bianco-e-nero pungente, con protagonisti animali antropomorfi, in Papaya Salad la dolcezza, la sapienza e la magia dell’Oriente vengono trasportati all’interno di un momento storico che di magico non ha nulla.

Lo schiaffo crudele dei bombardamenti subiti dal protagonista vengono attenuati da un morbidissimo uso dei colori, gli stessi che fanno poi viaggiare il lettore dentro la dimensione dell’Io, a contatto con un altro universo interiore composto da ricordi, essenze, spiritualità e animali fantastici. L’assaggio di Oriente e di Occidente messi insieme dall’autrice italo-thailandese lasciano un ricordo pizzicorino nella bocca del lettore, come un cucchiaio colmo di papaya salad.

Piacevole al tatto e alla vista, il libro edito da Bao Publishing è un pregevole cartonato dai colori che richiamano una dolce papaya semi-aperta, con una copertina/guscio verde brillante e il taglio/polpa succosamente arancione, in attesa di essere gustata e divorata prima che la durezza del periodo più brutto della nostra Storia possa divorarci nel più brutale dei modi.

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