Tom Clancy’s Jack Ryan – Episodi 1-6 | Recensione in anteprima

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La nuova serie tv arriverà su Amazon Prime Video il 31 agosto.

“Io sono solo un analista, faccio rapporti, non interrogatori”

Questa frase che potremmo assurgere a simbolo del personaggio di Jack Ryan riassume perfettamente la controparte televisiva di quella letteraria ideata da Tom Clancy, adattata da Carlton Cuse (Lost, Bates Motel) e Graham Roland (Fringe, Almost Human) e in arrivo il 31 agosto su Amazon Prime Video con la prima stagione completa.

Il Jack Ryan di John Krasinski, che arriva dopo ben quattro interpreti diversi (e cinque film) sul grande schermo, riunisce le caratteristiche di tutte e quattro le sue controparti cinematografiche, ispirandosi maggiormente a quella di Harrison Ford, come lui stesso ha dichiarato. Analizziamo il suo personaggio e la storia raccontata, attraverso chi gli gravita attorno e quindi lo definisce, proprio come abbiamo fatto con i quattro interpreti al cinema, ricordando che una seconda stagione è già stata ordinata da Amazon.

Jack & Cathy

John Krasinski dà un’interpretazione dell'”uomo comune che si ritrova ad essere eroe” al suo Jack Ryan. C’è molta umanità da un lato, dall’altra una grande abilità d’analisi mista a un pizzico di superbia poiché consapevole delle proprie capacità. Ispirato dai romanzi, il suo Ryan ha lavorato per Joe Mueller (Peter Fonda) ma si è licenziato perché quella vita in borsa non faceva per lui. E’ stato nei Marine e ha combattuto in Afghanistan e di quell’esperienza gli è rimasto un grave trauma alla spina dorsale con cui deve fare i conti, anche se lo nega. Alla festa di compleanno di Mueller, a cui è invitato controvoglia, conosce la figlia di lui, Cathy (Abbie Cornish), brillante e stimata epidemiologa. Regia e sceneggiatura giocano al loro incontro, molto importante nella vita del Ryan letterario, quasi una danza, un passo a due, un corteggiamento, con tanto di uscita di scena di lui in grande stile in elicottero… per motivi di lavoro. La danza continua negli episodi successivi, tra piccoli momenti e piccoli passi. Dolce e convincente allo stesso tempo.

Il capo della CIA

Torna in auge il James Greer dei romanzi e dei primi tre film dedicati a Ryan, il capo afroamericano del protagonista alla CIA (qui interpretato da Wendell Pierce). Ha un passato di cui non vuole parlare che l’ha costretto dietro a una scrivania a dirigere gli analisti della CIA (visto da tutti come un abbassamento di grado). Inizialmente seccato dalla superbia di Ryan, dovrà pian piano accettare la sua competenza utile a capire meglio e combattere la minaccia in arrivo, e imparare a lavorarci insieme. Inoltre si è convertito all’Islam per la moglie, e questo giocherà un ruolo chiave nello sviluppo della vicenda. Per ora il Presidente degli Stati Uniti è una presenza aleatoria nominata e mai vista, bisognerà capire se col passare delle stagioni gli si darà maggiore importanza, dato anche il destino di Ryan nei romanzi.

Il villain

La nemesi di Ryan in questo caso è un “nuovo Saddam”, ovviamente più pericoloso e incontrollato, di nome Suleiman (Ali Suliman). Lui e la moglie Hani (Dina Shihabi) vivono in Siria ma lui controlla attraverso il fratello una rete terroristica sparsa per il mondo. Qual è il suo scopo? Qual e la sua storia? Ryan, tracciando inizialmente i soldi e poi il carattere di Suleiman, cercherà di comprendere al meglio il suo avversario per poterlo fermare e catturare. Il classico gioco del gatto col topo, che una serie tv permettere maggiormente di analizzare poiché ha un arco di episodi su cui distribuire le storie parallele dei due quasi co-protagonisti.

L’episodio pilota

Il primo episodio gioca sapientemente come dicevamo con tutte le caratteristiche delle storie di spionaggio. Forse il ritmo è un po’ appesantito rispetto ad altre saghe più frizzanti (vedi Mission: Impossible), ma la storia appassiona ed è strutturata in un doppio ribaltamento di ruoli, anche il villain come Ryan sarà tale suo malgrado. Il personaggio di Krasinski calamita subito l’attenzione dello spettatore, così come quello di Cathy. Il casting è stato sicuramente azzeccato poiché doveva rappresentare l’uomo comune, muscoloso ma non troppo, nerd al punto giusto. “Per essere uno abituato a stare dietro una scrivania, sembra ti piaccia molto il lavoro sul campo. Sei un lupo travestito da agnello” gli dirà sagacemente una poliziotta francese con cui la CIA si ritrova a collaborare. Sarà davvero così?

Alec, Harrison, Ben & Chris

Da loro Krasinski, come dicevamo, ha preso le caratteristiche più peculiari: la tranquillità di Baldwin, l’umanità “di strada” di Ford, l’essere un po’ testa calda di Affleck, l’aver subito un doloroso incidente nei Marine come Pine. Inoltre il reboot di cui è stato protagonista quest’ultimo è molto vicino alla serie tv poiché ambientata ai giorni nostri. Il nemico non è però la Russia come nella tradizione di Clancy bensì i fondamentalisti religiosi arabi, come Homeland e come l’attualità. L’altro elemento caratteristico di Clancy è il cospirazionismo intriso di patriottismo: lo troveremo anche nella serie tv? Bisognerà fare un bel binge watching per scoprirlo.

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