Predator 30° Anniversario | Recensione

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In occasione dell’uscita della nuova pellicola con protagonista Predator, saldaPress propone tre miniserie targate Dark Horse collegate direttamente alla pellicola originale del 1987 in un lussuoso volume cartonato.

Come come accaduto per Alien, di cui saldaPress ha prodotto due cartonati che raccolgono le prime storie a fumetti dedicate allo xenomorfo – trovate la nostra recensione QUI , anche per Predator l’editore di Reggio Emilia ha deciso di pubblicare, sempre in un lussuoso volume cartonato, 3 miniserie con protagonista la razza di cacciatori alieni in concomitanza con l’uscita della nuova pellicola diretta da Shane Black, nella sale a partire da fine settembre, e intitolata The Predator – cliccate QUI per il trailer.

Con Predator 30° Anniversario, saldaPress raccoglie sostanzialmente la trilogia fondante dell’universo a fumetti del franchise composta da GIUNGLA DI CEMENTO (1987), GUERRA FREDDA (1990) e FIUME OSCURO (1996). La particolarità della prima di queste mini-serie è che all’epoca della sua pubblicazione il sequel della pellicola originale non era stato ancora messo in cantiere e questo permise allo sceneggiatore Mark Verheiden una certa libertà creando un “sequel” ufficioso del film diretto da John McTiernan e interpretato da Arnold Schwarzenegger che però di fatto fornirà ispirazione proprio per la seconda, meno fortunata, pellicola.

Il filo conduttore di questa trilogia a fumetti rimangono gli avvenimenti della prima pellicola – la missione in Sud America della squadra di Alan “Dutch” Schaefer (Arnold Schwarzenegger) – con Verheiden che sostanzialmente ricalca il canovaccio di quella sceneggiatura cambiando però ambientazione e introducendo il suo protagonista Schaefer ovvero il fratello maggiore di Dutch.

Come facilmente intuibile dal titolo in GIUNGLA DI CEMENTO l’azione si sposta in una afosa estate a New York con Schaef e il suo partner Rasche che iniziano a scoprire come quella che sembrava una escalation criminale in realtà è una invasione Yautja in piena regola come spiegato dal Generale Phillips (altro personaggio recuperato dal film).

In GUERRA FREDDA la trama si fa leggermente più complessa. Sullo sfondo delle tensioni fra USA e URSS, Schaef viene nuovamente reclutato per una missione contro gli yautja questa volta però dovrà infiltrarsi in una stazione petrolifera russa in Siberia! Abituati al caldo, gli yautja si rivelano particolarmente brutali con le condizioni meteo avverse mentre Schaef si alleerà con una affascinante tenente russa.

Chiude il cerchio, tornando alla giungla sudamericana, FIUME OSCURO in cui Schaef, sempre intenzionato a scoprire dove sia finito il fratello Dutch, si trova immischiato in una operazione del governo USA – con l’onnipresente generale Phillips – per rovesciare il dittatore di uno stato canaglia mentre nella giungla imperversa la caccia di uno yautja folle.

Mark Verheiden propone una ricetta semplice con gli ingredienti che resero Predator un successo e un cult: azione, tanta e sopra le righe come solo un fumetto può fare non avendo problemi di budget, un protagonista che assomiglia a Schwarzenegger ma non troppo, ironia e umorismo nero.

E’ un po’ la ricetta dell’epoca d’oro degli action movie hollywoodiani, e infatti Schaef e Rasche assomigliano vagamente alla coppia di poliziotti di Arma Letale, tuttavia lo scrittore gioca benissimo le sue carte e riesce a costruire storie solide che catturano lo spirito della pellicola originale – la caccia, intesa come sfida e come istinto primordiale – e lo rielaborano in maniera personale e convincente.

La prima miniserie è talmente “incisiva” nella sua semplicità che non solo farà da canovaccio per il film Predator 2 – come già detto sopra – ma anche per quella che forse è la più celebre storia e a fumetti di Predator ovvero il crossover con Batman.

Con le altre due invece Verheiden prende coraggio cercando di cambiare drasticamente ambientazione e stringendo ancora di più i legami con il primo film, in tal senso l’introduzione di personaggi femminili “tosti” che fanno da contraltare a Schaef sono una scelta azzeccata fornendo nuove inedite dinamiche all’azione.

E’ proprio l’azione il perno di questa trilogia fumettistica.

La bellezza di questa trilogia sta proprio nella sua semplicità e nella sua “schiettezza”: non c’è l’intenzione di voler necessariamente “spiegare” l’universo di Predator, di ampliarlo con background complessi né di creare un franchise nel senso moderno del termine piuttosto l’obbiettivo è quello di realizzare storie che permettano di rivivere le stesse emozioni del film muovendosi sugli stessi efficaci binari.

La parte grafica è affidata a Chris Warner e Ron Randall. E’ interessante notare come in questa tre miniserie possa essere facilmente rintracciata l’evoluzione dell’estetica nei comics fra la fine degli anni ’80 e metà anni ’90. Si inizia con anatomie scultoree ma con una impostazione della tavola rigorosa che rende la lettura fluida esaltando l’azione, si passa poi ad anatomie più plastiche volte ad esaltare la cineticità in una costruzione della tavola meno rigorosa che cerca, con panel spesso irregolari, di accompagnare il movimento. Si ritorna poi ad una impostazione della tavola più semplice in cui però le anatomia iniziano ad esasperare i tratti anatomici – vedasi soprattutto la figura femminili.

Personalmente ho trovato eccellenti le matite della prima miniserie ma meno incisive, seppur prive di particolari sbavature, quelle delle altre due. Un lavoro solido e di grande professionalità.

Elegantissimo il volume cartonato confezionato da saldaPress. La consueta ottima cura-cartotecnica pecca forse in qualche scelta di adattamento frettolosa mentre nella prefazione e postfazione viene lasciata, giustamente, la parola agli autori originali.

Predator 30° Anniversario è un volume imperdibile per tutti gli amanti del personaggio e per chi cerca soprattutto storie solide basate sull’azione figlie di un approccio più semplice e genuino.

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