La terza stagione di Preacher continua fra alti e bassi e raggiunge il giro di boa.

The Coffin, quinto episodio della terza stagione di Preacher, ha davvero tutti i tratti distintivi per essere l’episodio perfetto della serie creata da Seth Rogen ed Evan Goldber. Quello in grado di diventarne l’emblema, l’esempio definitivo. Purtroppo, però, esattamente come le quattro puntate precedenti, anche lui alterna momenti molto ispirati a cali repentini, e le idee proposte non riescono mai a fondersi davvero per mostrare qualcosa che definisca il genere o lo sovverta.

Probabilmente questa altalena di interesse è da imputare alla sotto-trama di Angelville e soprattutto ai villain che la popolano, che non stanno raccogliendo quello che di buono avevano seminato al tempo della premiere. Sulla carta, Gran’ma, Jody e T.C. sono veramente cattivi e quindi minacciosi, ma nel corso della narrazione i personaggi – compreso Jesse – sembra stiano iniziando a perdere un po’ di efficacia, di mordente, come se si sforzassero di dimostrare quanto valgono (cioè quanto sono cattivi e minacciosi), però senza mai riuscirci fino in fondo.  Solo Tulip continua a dimostrare di avere una spina dorsale rigidissima, ma lo show non può continuare a reggersi esclusivamente su di lei (soprattutto dopo che l’intera seconda stagione è ruotata intorno ai suoi problemi).

Nell’episodio faremo la conoscenza del leader del Graal, Allfather D’Aronique, interpretato da Jonny Coyne ed enorme (letteralmente) citazione all’orripilante, disgustoso e grottesco Mr. Creosote de I Monty Python e il Senso della Vita di Terry Jones.

La bara del titolo compare molto fugacemente, più fugacemente di quello spirito di John Wayne che nel fumetto originale di Garth Ennis e Steve Dillon è un personaggio essenziale per lo sviluppo del protagonista Jesse, che a parte una piccola citazione di Tulip ai tempi della prima stagione nella serie tv non si è mai visto, e qui arriva un po’ fuori tempo massimo e approfondisce di una virgola il personaggio di Dominic Cooper, che ormai conosciamo troppo bene.  Forse era meglio lasciare il Duca dov’era, soprattutto se poi le intenzioni sono quelle di trasformare Jesse in MacGyver.

Più divertente (e promettente) invece l’epilogo dell’episodio, con Cassidy che incrocia il suo cammino con la setta di vampiri nota come Les Enfants du Sang. È lo stesso culto misterioso cui Denis, il figlio di Cassidy, si è unito verso la fine della precedente stagione: l’anno scorso Denis non è stato esattamente uno dei personaggi più interessanti della serie, ma chissà che con un po’ più di spazio non riesca a redimersi.

Infine, menzione a parte per Ruth Negga, che continua a brillare in tutte le scene a lei dedicate. Non si capisce come abbia fatto la vecchia strega a sopraffarla – non era rimasta bloccata su una sedia a rotelle per tutti gli episodi precedenti? – ma la scena del cambio d’abito è tanto divertente quanto patetica. Le due attrici – anche Betty Buckley sta facendo un ottimo lavoro – sembrano trovarsi davvero bene nei loro duetti, e la scena in cui Gran’ma sfida Tulip ricordandole che è stata lei, con la sua magia nera, a riportare in vita la ragazza, è a dir poco riuscita.

Purtroppo però non si può dire lo stesso per ogni altra sequenza.

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