“Non disperare. Sappi soltanto che io sono un Dio amorevole.”

A dispetto delle dolci parole qui sopra, tradimenti e colpi bassi sono in arrivo nel nuovo episodio della terza stagione di Preacher, intitolato Gonna Hurt, che, diciamolo, è leggermente inferiore rispetto ai primi due e mostra il fianco mettendo in evidenza quello che rischia di diventare il grosso limite della stagione – già iniziato a manifestarsi nella seconda stagione, a dire il vero, ovvero il triangolo d’amore fra Cassidy, Tulip e Jesse.

Specialmente negli ultimi minuti, un episodio che ha comunque i suoi alti si rovina colando a picco verso dei bassi davvero evitabili, specialmente negli ultimi minuti. Il tiro alla fune fra Jesse e Cassidy con Tulip nel ruolo di fune sta incominciando a puzzare come cibo avariato, o a dare la nausea come qualcosa che non vorresti più ingurgitare ma che sei costretto a buttare giù a forza, tanto per rimanere nel campo delle metafore gastronomiche. Per quanto sia uno dei personaggi più amati (della serie televisiva e del fumetto) il vampiro ubriacone di Joseph Gilgun dà l’impressione di essere sul punto di star esaurendo la sua utilità, e non vorrei che questa terza stagione perda troppo tempo e terreno intorno alla love story a tre che ormai va avanti da troppo, davvero troppo tempo. Il che sarebbe un vero peccato, dato la forte accelerata con la quale Seth Rogen ed Evan Goldberg avevano avviato questa stagione.

All’opposto, ciò che salva veramente questo episodio è la stessa Tulip. Ruth Negga porta una vitalità travolgente nell’episodio, e anzi addirittura ci ricorda come e perché ci siamo innamorati tanto di questa serie: il concetto della ricerca di Dio.

Vedere Tulip faccia a faccia con l’Onnipotente è uno dei motivi per cui torniamo a sintonizzarci su Preacher di settimana in settimana. Con tutte le varie sotto-trame portate avanti dagli showrunner può capitare di dimenticarci quella principale, e cioè che Dio ha abbandonato il suo posto in Paradiso e Jesse Custer deve ritrovarlo per dargli una bella tirata d’orecchie. La Negga è bravissima nella scena in questione, soprattutto nei piccoli dettagli (dall’atteggiamento a come, con rabbia, si allontana dalla carezza paternalistica dell’Onnipotente) e come comunica i sentimenti di Tulip nello scoprire che la maledizione della sua famiglia sia il frutto del Grande Disegno; l’idea che il libero arbitrio sia un dono che può essere inavvertitamente sperperato è ottima, così com’è ottima la reazione del personaggio nello scoprire di essere nient’altro che un pedone sulla scacchiera di un Dio in piena crisi di mezza età.

Questa scena arriva presto nell’episodio, e forse ne è sia il grande pregio che il principale difetto: da lì in poi, infatti, il resto va in discesa.

Per quanto riguarda il Jesse di Dominic Cooper, sappiamo che è in grado di essere grintoso tanto quanto Tulip, ma in questa puntata viene indebolito da una trama che gli richiede non solo di essere debole, ma anche asservito. Il personaggio di Tulip viene messo in primo piano proprio per bilanciare le mancanze di Jesse, completamente soggiogato da sua nonna.

Il design della produzione rimane ottimo, soprattutto per quanto riguarda gli oscuri angoli di questa Angelville così gotica e inquietante, sempre perfettamente accompagnata dalla musica atmosferica che abilmente evoca un terrore profondo e misterioso. Speriamo solo che si evitino gli errori già fatti in passato e si permetta ai personaggi di proseguire il loro viaggio senza doverli necessariamente ancorare ad un solo posto per ventinovemila puntate: l’elemento road movie è un altro dei cardini della serie, e sarebbe un grave errore lasciare che la trama principale rimanga impantanata nel pantano puzzolente di Angelville.

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