Il cliffhanger con cui si era concluso il primo episodio inizia a mostrare le sue ramificazioni coinvolgendo la famiglia Dutton e non solo…

Il primo lunghissimo episodio di Yellowstone – la nostra recensione QUI – era stato un suggestivo prologo propedeutico per introdurre gli attori principali nel complesso mondo della serie, un mondo di frontiera dove la famiglia Dutton deve respingere gli arrembanti attacchi di speculatori edilizi ed è schiacciato contro la riserva indiana il cui nuovo capo, Thomas Rainwater, non nasconde mire espansionistiche.

In questo secondo episodio, intitolato Kill The Messenger, per il patriarca John Dutton (Kevin Costner) non c’è molto tempo per elaborare il lutto per la perdita del figlio Lee – come visto sempre nel primo episodio – perché i suoi nemici sono pronti a sfruttare la situazione a proprio favore in quella che viene definita, giustamente, una “partita a scacchi, non a dama”.

L’autopsia sul corpo dell’uomo che aveva ucciso il figlio infatti rivela sia alla Polizia Indiana che alla Senatrice Huntington che Lee non si è difeso ma è stato “vendicato” da un terzo uomo, ovvero Kayce l’altro figlio di John. Jamie, il figlio avvocato di John, viene informato della cosa e gli viene richiesto di consegnare questo terzo uomo alle autorità, essendo stato visto da alcuni vice-sceriffi riportare il corpo di Lee al ranch, prima che il caso esploda a livello nazionale dato che coinvolge la minoranza indiana.

Prima di prendere qualsiasi deciso John vuole interpellare proprio Kayce e sentire così la sua versione ma il ragazzo si è chiuso in sé stesso e addirittura pare abbia deciso di ritornare nell’esercito e farsi spedire in Siria sfuggendo così al terribile segreto che non ha confessato alla moglie Monica: averne ucciso il fratello reo di aver sparato proprio a Lee.

John è incorruttibile e decide di eliminare qualsiasi prova facendo sia cremare il corpo del figlio sia “eliminando” il medico legale che, avendo reso noti i referti, aveva scoperchiato questo Vaso di Pandora. Intanto Thomas Rainwater prende nota della situazione e inizia ad elaborare una strategia che, ovviamente, ha come perno lo stesso Kayce.

Il secondo episodio di Yellowstone tira leggermente il freno a mano sul versante azione concentrandosi invece sul concretizzare una tensione palpabile, quasi shakespeariana, fra il patriarca John Dutton e il mondo che lo circonda.

Giganteggia ancora Kevin Costner qui tanto malinconico e riflessivo quanto spietato e calcolatore.

Da questo punto di vista la bravura di Taylor Sheridan, sceneggiatore, è quella di mettere in primo piano gli sforzi di Dutton per mantenere il controllo sulla Valle e, di riflesso, di proteggere la sua famiglia “nascondendo” però la gravitas del personaggio. Pur condividendo e custodendo segreti di chiunque, vi è una palese incomunicabilità con il figlio Kayce in un non-detto che mostra quanto il personaggio viva sul filo del rasoio di una etica tanto ambigua quanto di una ferrea moralità interiore – il prototipo del cowboy/uomo del sud in sostanza.

L’altro aspetto interessante che questo secondo episodio mette nuovamente in luce è il “magnetismo” del patriarca nei confronti non solo dei figli ma anche di una serie di personaggi secondari che, loro malgrado, sono costretti a gravitare intorno a lui sia per un senso di riconoscenza – deve essere prima o poi approfondito il discorso del marchio a fuoco – che di trasparenza morale.

Lo Sheridan regista abbandona per un momento soluzioni cinematografiche per concentrarsi sui singoli personaggi e sulle loro emozioni costruendo un episodio vibrante anche grazie ad un intreccio che mantiene sempre alta l’attenzione dello spettatore.

Alla fine di Kill The Messenger la sensazione è che manchi ancora qualche pedina importante nella scacchiera di Yellowstone come ad esempio la figlia Beth, con le sue tendenze autodistruttive o i già citati “uomini marchiati”. Sarà quindi interessante vedere in che direzione si spingerà il terzo episodio dove per forza di cose gli avvenimenti aumentare di intensità e i personaggi dovranno interagire maggiormente a viso aperto.

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