Continuano le avventure del dott. McKay e della sua famiglia in un quinto volume un po’ diverso dai precedenti…

Pia, la figlia del protagonista  e scienziato Grant McKay, ha trovato la sua dimensione sul pianeta abitato dai tre clan di Tarana, che stanno per stipulare una pace attesa da molto tempo attraverso l’omnimid, la fusione delle tre sempremid che rappresentano i tre tesori dei clan.  Ma quando la pace sembra che stia per essere sancita anche grazie al ruolo della ragazza, ecco che il nostro Mckay fa la sua comparsa, mandando in frantuni i sogni di gloria del pianeta intero ed il periodo di vita tranquilla e felice che Pia aveva trascorso finora, trovando anche l’amore.

Le prime pagine di questo volume mi hanno lasciato abbastanza perplesso, con un registro che abbandona completamente il canone avventuroso per virare senza compromessi verso quello della commedia, con personaggi sopra le righe, che sembra vogliano a tutti i costi abbandonare le caratteristiche con cui finora li abbiano identificati. Basta leggere le pagine che descrivono il banchetto tra i tre clan del pianeta per vedere McKay, subito ubriaco, sparlare di fronte ai banchettanti e versare del vino sul prosperosissimo seno della regina Morosa, causando scandalo e quasi un incidente diplomatico irrimediabile.

Successivamente si torna (per fortuna?) sui binari tipici della serie, quello dell’avventura, anche se Remender sembra cercare di inserirlo in una ambientazione favolistica, con McKay novello eroe senza macchia e senza paura (almeno nelle prime tavole), ma che, a differenza che nei volumi precedenti, dimostra almeno di essere nella parte, risolvendo la questione. Anzi, il sacrificio che dimostra di accettare per amore potrebbe quasi rivalutarlo agli occhi del lettore… ma tranquilli, sul finale ritornerà il pavido che (non) abbiamo imparato ad apprezzare.

In questo volume, poi, approfondiamo la figura di Pia, la figlia di McKay che finora è rimasta sempre un po’ nell’ombra, ma che qui dimostra tutta la sua umanità ed il suo senso di odio/amore nei confronti del padre, che certo ama, ma del quale conosce i molti difetti e vizi. E finalmente sveliamo anche qualche aspetto della mamma di Pia, rimasta ad aspettare la sua famiglia.

I dialoghi sono più ricchi rispetto ai volumi precedenti, scelta inevitabile se si considera che Remender sembra aver scelto un volume più di approfondimento delle sensazioni dei protagonisti rispetto agli eventi della loro vita (ed ai responsabili di essi).

Insomma, Remender sembra aver scelto un volume di stacco, con un tono un po’ più scanzonato e meno caotico nella trama, che si presenta alquanto lineare. Una scelta apprezzabile a mio parere.

L’arte di Matteo Scalera continua ad essere un valore aggiunto dell’opera, con belle tavole caratterizzate dal suo tratto dinamico e in un certo senso retrò, che riesce a sottolineare l’atmosfera di solitudine in cui i protagonisti si trovano, accentuando anche nel lettore un senso di disperazione che comunque caratterizza tutta la storia.

In questo volume abbiamo ancora Moreno Dinisio ai colori, che, non credo ci sia bisogno di confermarlo, si dimostra un abile colorista, incrementando il senso di inquietudine delle tavole di Black Science.

 

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