Low Vol. 3 – La Riva della Luce Morente di Rick Remender & Greg Tocchini | Recensione

Pubblicato il 5 Luglio 2018 alle 10:00

Nel terzo volume della serie “acquatica” di Rick Remender e Greg Tocchini, la protagonista Stel Caine raggiunge finalmente la superficie ma salvezza è tutt’altro che a portata di mano!

Torna, puntuale come un orologio svizzero, Low, la serie “acquatica” di Rick Remender e Greg Tocchini, di cui Edizioni Star Comics ci propone un volume l’anno, unica periodicità possibile per una serie che anche negli USA prosegue con il contagocce a causa anche dei numerosi fronti su cui è impegnato il suo creatore.

Stel Caine, sta ancora risalendo le profondità del mare, dove l’umanità è fuggita per salvarsi dalla devastazione causata da un sole morente, e approdare così sulla superficie bruciata della Terra, alla ricerca della misteriosa sonda che, dallo spazio profondo, ha raccolto le coordinate di un mondo abitabile.

Avevamo lasciato la famiglia Caine nel secondo volume – la nostra recensione QUI – separarsi, dopo essere brevemente ritrovata grazie al sacrificio di Marik che aveva portato alla rivolta della Terza Città e alla loro rocambolesca fuga. Così come fatto nel precedente volume anche in questo Volume 3, intitolato La Riva della Luce Morente, Rick Remender utilizza una narrazione su binari paralleli con Stel ancora impegnata nella risalita mentre Tajo e Della, le sue due figlie, impegnate nel gestire la risorsa rappresentata dalla Tuta da Timoniere.

Stel, sempre spinta dalla sua incrollabile speranza, si avventura quindi per la prima volta in millenni sulla Terra dove le radiazioni sono ancora letali ma, con estrema sorpresa, scoprirà che la vita è proseguita ed è evoluta ovviamente “dimenticandosi” degli umani.

Tajo e Della invece cercando di ricostruire il rapporto interrotto bruscamente parecchi anni prima ritornando brevemente a Salus per ricaricare la Tuta e riprendere così l’inseguimento della madre. Lì faranno la conoscenza di Lena, la moglie di Marik, che mette a loro disposizione un sottomarino; il viaggio tuttavia sarà tutt’altro che tranquillo perché sia Della che Lena paiono nascondere dei terribili segreti.

Il volume termina quindi con un doppio cliffhanger: Stel, proprio quando sembra aver fallito la sua impresa, farà la conoscenza di un essere quasi “divino” mentre Tajo, Della e Lena “naufragano” miseramente.

La Riva della Luce Morente può definirsi senz’altro un volume di passaggio per Low.

Remender infatti accantona momentaneamente quel lirismo, e quella riflessione esistenziale di cui si faceva portavoce il personaggio di Stel, in favore di una narrazione tutto sommato più lineare del solito e votata a concretizzare un nuovo status quo per la serie.

La narrazione parallela di questo volume sembra inoltre presagire un doppio cambio di registro per la serie lasciando l’azione alle vicende di Della e Tajo e la “riflessione” a Stel.

La prosa dell’autore si fa asciutta ed essenziale e funge da supporto agli snodi essenziali del plot anziché essere, come accaduto nei primi due volumi, il vero punto di interesse della narrazione. Remender inoltre non si tira assolutamente indietro nel mostrare l’influenza di Jack Kirby, e nello specifico di una delle sue opere più complesso ovvero Kamandi, quando deve tratteggiare il nuovo mondo di superficie fra spietate creature antropomorfe e divinità salvifiche; sarà interessante vedere se questa influenza verrà sviluppata anche nei prossimi volumi.

Come sempre di primissimo livello il lavoro alle matite di Greg Tocchini che si diverte ancora una volta nel character design da un lato, questa volta per le creature di superficie, mentre dall’altro lavora efficacemente sulla costruzione della tavola che diventa ampia, sfociando spesso in splash-page, nelle parti con protagonista Stel e la superficie mentre diventa “affollata” da molti panel anche piccoli per la parte con Della e Tajo ambientata nell’angusto sottomarino proprio per amplificare quel senso di claustrofobia che porterà la situazione a degenerare.

Pur mantenendo una paletta estremamente materica, Dave McCaig gioca in maniera palese con il contrasto fra colori caldi e colori freddi: da un lato la bruciante e letale superficie, dall’altro l’oblio soffocante delle profondità dove l’ossigeno ormai scarseggia.

Questo terzo volume, dal punto di vista della cura carto-tecnica, è senz’altro il miglior volume realizzato da Edizioni Star Comics. La qualità della stampa del solito solidissimo brossurato con alette è la migliore finora anche se continua ad essere impossibile non notare qualche refuso e la totale mancanza di apparati redazionali di qualsiasi tipo oltre l’inusuale scelta di non segnalare gli albi originali contenuti nel volume.

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