Goliath Stagione 2: il lato oscuro del sistema legale | Recensione

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Gli 8 episodi della seconda stagione, che abbiamo visto per voi in anteprima, arriveranno su Amazon Prime Video il 15 giugno.

In tv ci sono gli avvocati à là Perry Mason, in cui la verità e la giustizia vincono sempre. C’era quella strampalata di Ally McBeal con le sua fantasie e i suoi casi sopra le righe. C’è stata The Good Wife, il cui giustizia e verità non sempre facevano rima ma l’attualità delle storie e dei casi raccontati era così sensazionale da far digerire anche le “ingiustizie legali”. E poi c’è Goliath.

La serie originale Amazon Prime Video con protagonista Billy Bob Thornton è la perfetta rappresentazione del pesce piccolo e del pesce grande che, costretti a convivere nel grande oceano del sistema legale americano, devono darsi battaglia: sarà la legge del più forte ad averla vinta come sopravvivenza vuole? Quanto torbido dovrà venire a galla affinché vinca la giustizia? In un’atmosfera continuamente sul filo del rasoio per la minaccia di cospirazioni governative molto più grandi degli avvocati coinvolti, la prima stagione ne aveva presentato proprio l’emblema: la big corporation produttrice di armi rappresentati dal potente e cinico studio legale contro i due avvocati determinati e competenti ma con risorse limitate.

Scritta proprio da quel David E. Kelly che, oltre a Ally McBeal, ha dimostrato di vivere a pane e legal drama creando telefilm come L.A. Law, The Practice e Boston Legal, senza dimenticare le incursioni comedy di The Crazy Ones con Robin Williams e in una miniserie evento al femminile come Big Little Lies di HBO. Così dopo il sistema sanitario sviscerato in Chicago Hope e quello scolastico in Boston Public, ecco tutta la scala di grigio del sistema legale americano messa sotto la lente d’ingrandimento in Goliath.

A metà strada tra una serie antologica e un naturale prosieguo degli eventi con nuovi personaggi, questo secondo ciclo si concentra invece sul rapporto fra Stati Uniti e Messico – guarda un po’, nell’epoca della presidenza Trump – e sui cartelli della droga oltre il confine. I nuovi 8 episodi prendono il via qualche tempo dopo il finale del ciclo inaugurale: ognuno dei protagonisti è andato avanti con la propria vita, nel bene o nel male. L’insperata vittoria della causa, nonostante la scia di cadaveri sacrificati per ottenerla, sembra aver fatto bene a Billy (Billy Bob Thornton) tanto quanto alla figlia Denise (Diana Hopper), Patty (Nina Arianda), Brittany (Tania Raymonde) e Marva (Julie Brister), le sue collaboratrici. Billy beve ancora troppo e passa le sue giornate al bar, nonostante abbia comprato una casa nuova coi soldi vinti.

Ed è proprio tramite un lavoratore del bar-sua-seconda-casa, che inizierà la terribile catena di eventi della seconda stagione. Questa volta sarà molto più dura sopravvivere alla minaccia – anzi alle minacce – che il caso di un ragazzo latino accusato dell’omicidio di un ricco ragazzo bianco porterà alla luce e che via via incroceranno la strada di Billy e quella dei suoi cari. L’intricato gioco di colpi di scena e scatole cinesi che fanno via via capire come ci sia sempre un “villain/pesce” più grande –  quasi come in un videogioco – e l’attualità del tema sono resi ancor più avvincenti in queste nuove puntate grazie all’uso di flashback e altri espedienti narrativi all’inizio dei vari episodi.

Kelley e il nuovo showrunner di questa stagione, Clyde Phillips, riescono ancora a delineare brillantemente personaggi mai bidimensionali, ma ricchi di sfumature, sfaccettature, lati oscuri e, per fortuna, anche un po’ di speranza. In questo senso, l’assenza dei personaggi femminili di Ever Carradine, Maria Bello, Molly Parker che erano stati protagonisti della prima stagione viene soppesata da quello davvero affascinante di Marisol Silva, la candidata ad essere il primo sindaco latino americano di Los Angeles (interpretata da Ana de la Reguera). Dall’altro lato il posto vacante del villain magnificamente costruito da William Hurt nella figura di Donald Cooperman, ex socio di Billy, troverà pane per i propri denti in quello di un certo Gabriel (Manuel Garcia-Rulfo), che proprio come Cooperman, inizialmente non si vede ma è una presenza che tira le fila di tutti quanti. Un burattinaio nemmeno fosse Dio – e la Chiesa sarà una presenza, fisica e metaforica, molto importante in questa stagione, vedi anche il nome di Gabriel. Menzione speciale per Mark Duplass, celebre per indie comedy televisive e esperimenti HBO come Animals e Room 104,  qui in un ruolo scomodo, disturbato e così fuori dai suoi canoni da meritare un applauso. Senza dimenticare l’arrivo di un personaggio positivo per la vita di uno dei protagonisti, interpretato da una vecchia conoscenza di The Crazy Ones, James Wolk.

Sperando quindi in una terza stagione da parte di Amazon, non possiamo che consigliare i nuovi episodi dal 15 giugno di Goliath, il legal drama che tiene incollati allo streaming, perché non sai come andrà a finire.

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