La storia che dà inizio alla serie de “Le Etiopiche” si apre con Corto Maltese alle prese con un piccolo prigioniero da liberare e numerosi soldati turchi da tenere a bada.

Corto Maltese
Nel nome di Allah misericordioso e compassionevole

Autore: H. Pratt
Casa Editrice: Rizzoli Lizard
Provenienza: Italia
Prezzo: 6,00 €
Data di pubblicazione: 2009

Siamo nel 1918, nel bel mezzo del deserto dello Yemen. Corto è in compagnia del beduino El Oxford e del feroce guerriero dankali Cush. Il loro obbiettivo è quello di liberare il giovane principe Saud, tenuto prigioniero in un fortino isolato da suo zio Abdul, alleato con i turchi. L’albo si apre con una sura coranica che sembra quasi echeggiare sulla sabbia infinita, e si conclude ancora una volta con l’immagine della sabbia. Ma tra il Corto che entra in scena e quello che esce c’è una differenza: l’accompagnatore. El Oxford perde la vita nel corso della missione, e così il marinaio maltese fugge insieme al guerriero Cush, nonostante a questi il marinaio non stia troppo simpatico. Il guerriero ha con sé il principino: la missione è compiuta, grazie ancora una volta all’intervento di Corto, che pure aveva solo una funzione di traghettatore, ma che non vuole abbandonare i suoi compagni alla loro sorte ed entra così nel fortino contribuendo alla sua presa da parte dei soldati scozzesi che giungono di lì a poco.

Hugo Pratt con “Nel nome di Allah misericordioso e compassionevole” apre il romanzo a fumetti de “Le Etiopiche”. Vi lavora a partire dal 1972, ambientando come al solito le avventure del marinaio molti anni prima, all’epoca della Grande Guerra. I luoghi che disegna sono i luoghi che egli stesso ha vissuto, in cui ha anche patito la prigionia. Corto è qui lontano dal suo elemento naturale, il mare, eppure il deserto qualcosa in comune con l’oceano ce l’ha: questo come quello sembra infinito, una spiaggia infinita dirà Corto.

Nell’albo il marinaio maltese è nuovamente alle prese con un personaggio assai particolare, Cush, che non sbagliamo a mettere in relazione con Rasputin. Possiamo anzi considerare il dankali come la versione equatoriale del siberiano, la controparte necessaria alla personalità così peculiare di Corto. Nel corso delle altre avventure il rapporto tra i due si intensificherà, nonostante l’opposizione tra l’integralismo dell’africano e la disillusione e l’ironia dell’occidentale.

In “Nel nome di Allah” si parla di religione, fedeltà e infedeltà, ci si accusa, ci si odia, senza però prendersi troppo sul serio: ecco così che Corto diventa per necessità un muezzin e per conforto autore di sure coraniche, mentre sullo sfondo ci sono ancora morti e martiri, carnefici e vittime, ultimi tributi richiesti da una guerra che sta finalmente per finire.

Voto: 8

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