Intervista a Marco Taddei e Simone Angelini | ARF 2018

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I due autori abruzzesi riportano su carta l’«amico» del dio-cane.

In anteprima all’ARFestival, tenutosi durante l’ultimo weekend di maggio, la coppia di autori acclamati e vincitori del premio Carlo Boscarato come Miglior Fumetto Italiano nel 2016 sono tornati con una nuova storia ambientata nel mondo di Anubi. Concentrata in 64 pagine dense di narrazione psicotica, Horus è la storia del piccolo dio-falco che vuole tornare a tutti i costi in Egitto, staccando dalla monotonia del paesino in cui vive. I due autori Marco Taddei e Simone Angelini ci parlano del loro ultimo lavoro, pubblicato per Coconino Press.

MF: Grazie per la disponibilità! Dopo Anubi, avete scelto di narrare la storia di un altro personaggio comparso in Anubi stesso. Come mai la scelta è caduta su Horus?

SA: Abbiamo pensato ad Horus perché abbiamo notato che la sua presenza sulle pagine di Anubi era molto limitata e lasciava tantissimo spazio all’immaginazione (cosa stava facendo Horus mentre scorreva la storia del dio-cane?). Per questo abbiamo scelto di indagare su cosa stesse combinando questo uccelletto psicopatico pieno di psicofarmaci.

MF: In Horus la narrazione è leggermente più oscillante tra l’onirico e il genere action. Come mai avete fatto questa scelta?

MT: Volevo creare un’indipendenza del mondo di Horus da quello di Anubi, senza renderla una copia. Proprio per questo facciamo notare sempre che il personaggio di Horus è pieno di vizi: come Aubi si droga, fuma, ecc… ma non beve Campari. Nonostante l’ambientazione possa ricordare esteticamente quella di Anubi, nel momento in cui affianchi i due volumi si nota che sono sostanzialmente gemelli: sta al lettore scoprire poi le differenze nel contenuto. Inoltre ero interessato a fare una storia avventurosa quindi ho pensato: «Abbiamo un piccolo eroe, mettiamolo di fronte ad alcune sfide e vediamo cosa succede».

MF: Nella narrazione compare un altro dio egiziano, di cui per ora non faremo nomi. A chi vi siete ispirati per la caratterizzazione del personaggio?

MT: Possiamo dire che è una divinità molto vicina ai felini… (ride) Il personaggio è opposto a Horus: se quest’ultimo è inoperoso e schiavo degli psicofarmaci, questa eroina (eroina, psicofarmaci… Vabbè, chiamiamola “eroessa”), questa eroessa riesce a essere vivace, veloce e sempre in fuga (su questo ultimo punto somiglia a Horus). Però c’è una differenza: mentre quest’ultimo desidera la fuga, lei ha un rapporto più morboso con la fuga rispetto al dio-uccello.

SA: A livello di caratterizzazione grafica, non posso dire molto senza fare spoiler (ride). Ha dei bei bracciali, va a piedi nudi… In fondo il libro parla di un’avventura ed è sicuramente avvincente vivere un’avventura a piedi nudi!

MF: Quali fondamentali differenze ci sono tra questo e i vostri lavori precedenti?

SA: Horus arriva in un momento storico della nostra carriera artistica, perché è posteriore a Malloy (edito da Panini Comics) ed è arrivato prima del nuovo libro che stiamo facendo per Coconino Press. Sotto il punto di vista grafico, c’è stato uno stacco notevole tra Malloy e il nuovo libro, rispetto a ciò che avevo disegnato per Anubi. Lavorare su Horus è stato come tornare alle origini, a quello stile usato in Anubi perché, a livello visivo, doveva essere necessariamente fatto con lo stesso stile, anche se sicuramente ci sono influenze dei due libri sopracitati.

MT: Potrebbe essere che Horus sia avventuroso perché sente l’influenza di Malloy, di quelle avventure fracassone e di fantascienza. Aggiungo che avevo voglia di fare qualcosa di avventuroso, anche perché il nuovo libro, dal titolo Quattro vecchi di merda, sarà di tutt’altro genere.

MF: C’è una ragione precisa per aver scelto di fare Horus di 64 pagine, rispetto alle 320 di Anubi?

Entrambi: Siamo a lavoro su altri progetti e volevamo pubblicare questo il più presto possibile.

MF: Oltre Horus, ci saranno altri spin-off su altri personaggi del mondo di Anubi?

MT: Ne potremmo fare quanti ne vuoi, ma ancora non sappiamo se e su quale personaggio lo faremo. Vedremo in futuro.

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