Arrow 6×20 – Shifting Allegiances | Recensione

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Life ain’t fair…

La scorsa settimana Arrow aveva dedicato l’intero episodio al villain Ricardo Diaz con un risultato tutt’altro che incisivo – la nostra recensione qui – e che non aveva migliorato lo stato del personaggio ancora troppo generico e perso in macchinazioni che, francamente, risultano ancora troppo convulse ad una manciata di episodi dalla fine di questa sesta stagione.

L’episodio di questa settimana, intitolato Shifting Allegiances, riporta l’attenzione degli spettatori su territori più famigliari. Con Oliver ormai privo della carica di sindaco, è tempo per Green Arrow di stringere “nuove” alleanze rivolgendosi alla bratva ma convincere Anatoly a tradire Diaz sarà un’impresa più ardua del previsto.

Lo stesso Diaz muove altre pedine sulla scacchiera di Star City mettendosi in contatto con il nuovo sindaco, Quentin Lance, cerca di acquisire alcuni immobili: le manovre per far entrare il Quadrant in città sono avviate. A scoprirlo però non sarà Oliver – ancora alle prese con un tenace Anatoly – ma Diggle, nel suo nuovo ruolo di agente dell’ARGUS, e soprattutto gli Outsiders che riaccolgono fra le loro fila un ristabilitosi, o quasi, Rene.

Mentre gli Outsider e l’ARGUS fermano il primo carico di armi che il Quadrant stava facendo partire, Anatoly costringe Oliver ad un faccia a faccia con Diaz, un vero e proprio scontro fisico che sancisce la superiorità del villain. Con polizia, apparato giudiziario e sindaco dalla sua parte Diaz può eliminare definitivamente Oliver e Green Arrow in un colpo solo ed in maniera legale…

Shifting Allegiances, come facilmente intuibile dal titolo, si basa tutto sul mostrare il nuovo status quo in cui Diaz ha un netto vantaggio e predominio sulla città e sui vari personaggi, status quo ora palese a seguito dell’alleanza con il Quadrant.

E’ pur vero che, mentre abbiamo dovuto aspettare quasi una dozzina di episodi per comprendere il piano del villain nella sua totalità o quasi, agli Outsiders, a Diggle e Quentin è bastato un fugace confronto per comprendere come Diaz voglia fare di Star City un hub criminale per gli affari illeciti della pericolosa corporazione criminale con la quale si è alleato.

Il personaggio di Diaz ne esce ancora una volta “malconcio” e per quanto il bravo Kirk Acevedo spinga moltissimo su una interpretazione estremamente fisica del personaggio, il villain risulta sempre meno minaccioso di quanto ci vogliano far credere gli eroi.

Se la settimana scorsa Laurel era stata un ottimo contraltare a Diaz, questa settimana non si può dire lo stesso nei confronti di Quentin: la loro sottotrama è infarcita di una dose di drama francamente esagerata, anche perché che Laurel fosse destinata in un modo o nell’altro a passare fra le fila dei buoni si era capito parecchi episodi fa, resta da capirne ora solo modalità e tempistiche.

Altrettanto scarsamente incisivo è il ritorno di Rene/Wild Dog che viene diluito in una sottotrama da stress post-traumatico, già ampiamente utilizzata nella serie su personaggi più importanti, e che di fatto appesantisce alcune fasi dell’episodio.

Una sceneggiatura tutto sommato semplice serve quindi ad intrecciare vari filoni narrativi che culminano nella decisione proprio di Diaz che spiazza ma non troppo soprattutto se siete fan di vecchia data della serie e più in generale del personaggio.

Il ritmo dell’episodio, apparentemente singhiozzante, in realtà funziona bene proprio in relazione al payoff di fine episodio che giunge inaspettato e sembra far finalmente culminare una sottotrama che la serie si trascinava in varie “incarnazioni” già da qualche stagione: avranno showrunner e sceneggiatori il coraggio di svilupparlo fino in fondo o si risolverà tutto in una bolla di sapone di una manciata di episodi?

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