Intervista a Goran Parlov | Pescara Comix 2018

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Il disegnatore di The Punisher e Tex – L’Ultima Frontiera racconta ai nostri microfoni l’esperienza con Garth Ennis, Mark Millar e ovviamente con Tex!

Abbiamo incontrato Goran Parlov nella giornata di sabato al Pescara Comix. Il veterano disegnatore, rilassato e seduto nell’artist alley della kermesse abruzzese, ha risposto ad alcune delle nostre domande con la tipica verve che lo contraddistingue.

MF: Benvenuto su MF Goran!

GP: Ciao e grazie! Sono molto contento di essere qui a questa splendida manifestazione e di poter parlare con voi!

MF: Goran iniziamo con una domanda diretta: quali sono gli elementi per disegnare una grande storia con protagonista The Punisher?

GP: Avere Garth Ennis come sceneggiatore [ride – NdA].

MF: Non puoi sviare la domanda così! E’ chiaro che Ennis ha il suo inconfondibile marchio di fabbrica ma se dovessimo invece focalizzare la domanda precedente sull’aspetto grafico?

GP: Con sceneggiature così buone in realtà i disegni vengono da sé. Le immagini si formano nella mia mente solo leggendole: lavorare con Garth è per me qualcosa di eccezionale e molto facile poi da riportare su carta. Quando qualcosa è scritta bene, con idee forti e poi ci aggiungi un po’ di violenza gratuita, un sacco di armi e un sacco di cadaveri hai un’ottima storia di The Punisher [ride – NdA].

MF: L’aspetto della violenza è sicuramente caratterizzante nelle storie di The Punisher. Ti è mai capito qualche volta di pensare: “Ok, forse questo è davvero esagerato”?

GP: Sì ovviamente sì. Per alcune cose ho dovuto davvero fare forza su me stesso, ricordo su Fury ad esempio una vignetta in cui si vedeva una donna incinta morta squartata ed il feto ancora attaccato al cordone ombelicale schiacciato con l’impronta dello stivale di Barracuda. Non era facile da immaginare figurati da disegnare: per me era orrenda. Con Ennis devi aspettarti cose così per poi sa anche ricompensarti sapendo esaltare il tuo stile.

MF: Con la mini-serie The Platoon sei tornato nel passato di Frank Castle, c’è una differenza nell’approcciarsi a Frank soldato rispetto al Frank Punisher?

GP: No il mio stile non è cambiato, è evoluto e ho nuove fonti di ispirazione ma non penso a disegnare la storia del “giovane” Frank.

MF: Non possiamo non citare il graphic novel che hai realizzato con Mark Millar, Starlight, che univa delle influenze pulp stile Flash Gordon con quelle milleriane de Il Ritorno del Cavaliere Oscuro. Cosa significa lavorare con Millar che ha sempre un occhio attento alla “vendibilità” delle sue storie e quanta libertà ti ha lasciato?

GP: All’inizio non mi sono neanche reso conto di quanta libertà avessi! [Ride – NdA]. Ho apportato dei cambiamenti che a lui sono piaciuti tanto e si è instaurato un confronto molto produttivo. Io proponevo le mie idee, lui portava le sue… è stata una sinergia molto rilassante e divertente. Starlight è un fumetto “ingenuo” scritto da un bambino e disegnato da un altro bambino! [Ride – NdA].

MF: Chiudiamo con l’ultima domanda e dobbiamo necessariamente fare riferimento alla tua esperienza su Tex. Cosa si prova da non italiano arrivare a lavorare su quello che è a tutti gli effetti il Padrino del fumetto italiano? Come ti sei approcciato al personaggio?

GP: Mi chiedi di una emozione di quasi vent’anni fa! [Ride – NdA]. All’epoca comunque non potevo permettermi di pensare di poter lasciare una mia impronta sul personaggio. Ne avevo tanto rispetto. Presi due mesi interi per studiare: disegnavo cavalli, paesaggi e scenari vedendo film soprattutto L’Ultimo dei Mohicani che per ambientazione e trama si ricollegava idealmente a L’Ultima Frontiera che non era ambientato nel Selvaggio West tradizionale. Alla SBE iniziarono ad essere anche preoccupati perché non iniziavo a produrre [Ride – NdA] ma avevo bisogno di onorare l’incarico preparandomi meglio possibile!

MF: Grazie mille, Goran!

GP: Grazia a voi!

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