Arrow 6×18 – Fundamentals | Recensione

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You are the one enemy you can’t defeat.

La seconda parte di questa sesta stagione di Arrow potrebbe essere riassunta con il detto latino “divide et impera”. Seppur talvolta con soluzioni goffe e raffazzonate, nel corso degli ultimi episodi il filo conduttore era stata infatti l’idea che il villain Ricardo Diaz avesse come primario obbiettivo quello di decimare gli alleati sia di Oliver Queen sia come sindaco che come Green Arrow. Da un lato pendeva sempre sulla sua testa l’accusa di aver messo a repentaglio Star City con la sua attività di vigilante – accusa più volte riproposta – e dall’altro invece Green Arrow aveva perso dapprima il suo team – Black Canary, Mr Terrific e Wild Dog – e poi nell’episodio della scorsa settimana – la nostra recensione qui – il suo alleato più prezioso sul campo ovvero Diggle.

L’episodio di questa settimana, dal titolo abbastanza esplicito Fundamentals, vede Oliver impegnato su questo doppio fronte. Dimostrare che il dipartimento di polizia, e non solo, è al soldo di Diaz significa in qualche modo avvalorare l’ipotesi che lui e Green Arrow siano la stessa persona mentre anche l’ultima alleata, Felicity, sembra anche lei mettere in discussione la sua strategia.

Solo – in più di un senso – nel suo quartier generale segreto Oliver riceve una visita assolutamente inaspettata da un nemico ritenuto morto… inizia così ad insinuarsi nella mente di Oliver il dubbio che non tutto quello che sta accadendo sia reale.

L’unico alleato rimasto sempre essere quindi Quentin Lance che cerca di dissuadere Green Arrow da un assalto frontale, ed in solitaria, contro Diaz barricato nel quartier generale della polizia di Star City e protetto proprio dal piccolo esercito rappresentato dai poliziotti.

Fundamentals è per forma più che per contenuto uno degli episodi migliori di questa convulsa sesta stagione.

L’episodio parte con una bella scena d’azione, ben coreografata e girata, in cui subito si nota qualcosa di “sbagliato”: Oliver indossa il suo primo costume. Da lì a ritroso ricostruiamo gli avvenimenti che hanno portato Green Arrow a tentare un assolto diretto a Diaz.

Gli sceneggiatori giocano in maniera sapiente con il canovaccio dickensiano de Il Canto di Natale facendo confrontare Oliver con “fantasmi” del suo passato, del suo futuro e del suo presente in maniera estremamente efficace.

Questi confronti tuttavia sono semplici corollari a quello stellare fra Oliver e Quentin concretizzatosi in un dialogo che, come quello con Thea di qualche episodio fa, evidenzia ancora una volta il cuore del concetto del supereroismo più puro soprattutto se rapportato agli sforzi di un uomo “comune”. Ottima in questo senso la prova attoriale di Stephen Amell e Paul Blackthorne.

L’intento di Fundamentals è chiaro: legittimare l’idea, più volte abbozzata nel corso della stagione, di far ritornare la serie ad un approccio più semplice e diretto.

Lo scopo viene in parte raggiunto – pur dovendo piegarsi ad una piccola dose di drama – ed il personaggio di Oliver Queen/Green Arrow mostra finalmente qualche segnale di evoluzione dopo l’involuzione che lo aveva colpito proprio nella seconda parte della stagione.

A rimanere ancora in un “limbo” è invece il villain Diaz che, per quanto sia riuscito ad architettare un piano geniale, risulta ancora troppo stereotipato e privo di qualsivoglia spunto interessante.

Fundamentals è più una conferma per sceneggiatori e showrunner che il “back to basics” funzioni piuttosto che per gli spettatori che da troppo chiedono un ritorno a quella formula per la serie.

Vedremo se per l’ormai imminente finale di stagione questa tendenza verrà capitalizzata in maniera positiva.

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