Tokyo Alien Bros. 1 | Recensione

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Insieme a L’Uccellino Azzurro Dynit porta in Italia anche il primo dei tre volumi del manga di Keigo Shinzo, che quest’anno è stato anche ospite al Festival International de la Bande-Dessinée d’Angoulême

Durante una notte nel cielo del Kanto meridionale cade un oggetto non identificato simile ad una palla di fuoco. La scena passa su Fuyunosuke Tanaka, che si sveglia tardi e corre dai suoi amici universitari per giocare a badminton. Il giovane è apprezzato da tutti i suoi amici, in quanto intelligente, bello e gentile con tutti. Durante la partita colpisce per sbaglio una ragazza, che, rapita dal fascino del ragazzo, accetta di trovarsi poi con lui, colpita anche dal fatto che il nostro dice di conoscere tutto delle sue abitudini e delle sue voglie nascoste. Entrambi sono nudi quando iniziano a praticare pratiche sessuali non convenzionali in bagno. All’improvviso, un essere gelatinoso si affaccia sulla stanza del bagno per entrare, spaventando la ragazza. Ma Fuyunosuke lo saluta come suo fratello; anche lui è infatti un alieno inviato sulla Terra per farne il nuovo pianeta della loro gente.

Keigo Shinzo usa il classico degli alieni/esseri sovrannaturali venuti sulla Terra per mostrare i vizi e le virtù degli esseri umani; se questa non è certo una novità, in quanto sia Keroro, in chiave comica, sia Saint Young Men, in chiave più seria, sono già delle relaborazioni di questo genere, tuttavia i personaggi funzionano nel loro ruolo, poichè molto diversi tra loro.

Fuyunosuke è il ragazzo perfettamente integrato nella società umana, in quanto intelligente e gentile con chi lo incontra, tanto che chiunque gli stia intorno non può fare a meno di amarlo, dai compagni di università alla padrona di casa; nonostante a prima vista possa apparire con la testa fra le nuvole, in realtà dimostra presto di essere molto intuitivo e calcolatore. Natsutaro, invece, è l’ultimo arrivato, piuttosto imbranato (anche sul suo pianeta), che non riesce a comprendere perchè gli esseri umani si comportino così nella loro vita di tutti i giorni, tanto da sviluppare in certi momenti una paura nei confronti degli abitanti del nostro pianeta.

L’autore, grazie a questo buon mix di caratteri e modi opposti di affrontare le cose, suscita nel lettore spesso una risata ed una riflessione, riuscendo a portare tutti noi di fronte allo specchio della nostra vita di tutti i giorni, da cui riusciamo a vedere come certi nostri comportamenti visti da fuori possano in realtà apparire irrazionali, dai nostri atteggiamenti durante i primi appuntamenti alle uscite per svagarsi con gli amici.

Dal punto di vista del disegno, lo stile è molto semplice, con linee essenziali riguardo ai personaggi, che possono essere identificati già con pochi particolari. Gli ambienti invece godono di maggiore caratterizzazione e sono ricchi di dettagli, riuscendo a dare una idea realistica dei luoghi in cui vivono i personaggi del manga, che sia la stanza di uno studente o un locale in cui si ritrovano gli amici. Keigo Shinzo ha dunque sviluppato un tratto piuttosto particolare, che lo differenzia notevolmente da altri artisti cui l’autore viene spesso accostato dal punto di vista generazionale – penso a Tsuchika Nishimura, tra i molti -, ai quali non sembra possa essere assimilato per eventuali influenze.

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