L’Uccellino Azzurro | Recensione

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Dopo Il cane che guarda le stelle (J-POP), Takashi Murakami torna con un manga profondo e commovente, che segna anche il ritorno di Dynit con nuovi manga.

Yuki, Naoki ed il piccolo Shu formano una famiglia felice che vive la quotidianità di tutti i giorni con grande gioia. Dopo una gita fuori porta, tuttavia, la vita della giovane Yuki va in pezzi in seguito ad un incidente stradale. Il marito Naoki finisce in coma dopo l’incidente e Yuki dovrà riscoprire il senso della sua vita e preservare un legame con un uomo che non può sentirla. Ad aiutarla ha solo la suocera, che deve però anche occuparsi del marito, malato di Alzheimer; ma proprio il suocero sarà l’anello di collegamento con un’altra storia, che ha avuto luogo quando era ancora un giovane lavoratore alle prime armi in una acciaieria della città.

Takashi Murakami torna con una storia triste, profonda e proprio per questo vera, che tratta in una sola trama temi complessi come famiglia, infanzia, vecchiaia, oblio, perdono e colpa…

Se ne Il cane che guarda le stelle, altra pubblicazione di Murakami che ha colpito molto l’immaginario occidentale per la sua particolare tematica ed il  modo di raccontarla, la solitudine e la frammentazione familiare sono il tema, qui si potrebbe dire che siamo all’esatto contrario, in quanto i legami tra i membri della famiglia, intesa in senso allargato, sono molto saldi, nonostante alcuni momenti di crisi, che rendono però solo più vero questo manga, in quanto non è possibile in quelle situazioni non avere moti di egoismo che facciano riflettere sulla propria esistenza legata a doppio filo ad una persona che ha bisogno di attenzioni 24 ore su 24.

Il ritmo, nonostante gli argomenti seri, è sempre ben calibrato, non indulgendo mai in inutile pietismo (dimostrandosi Murakami un maestro nell’essenzialità tipica della narrazione giapponese), ma anzi limitandosi a narrare la semplice realtà. I personaggi sono credibili, veri perchè spesso combattuti ed in crisi, anche grazie alla collaborazione di medici che hanno fornito la propria consulenza alla realizzzione del manga.

Inoltre ad un certo punto il mangaka cambia completamente il punto di vista da cui finora aveva raccontato la vicenda, raccontandone un’altra, con un altro personaggio, il suocero, e ritornando al passato. Questo gli consente di ravvivare la narrazione e, soprattutto, di raccontare una storia corale in cui chi prima era comprimario diventa protagonista, mentre chi era protagonista diventa un personaggio ai margini; ne deriva una storia ricca di sfumature e piena di emozioni, cosicchè, se nelle prime pagine sembra una trama del tutto diversa, subito ci si accorge che il tutto risponde ad una visione generale dell’autore.

Dal punto di vista artistico, il disegno di Murakami non è perfetto, anzi, rivelando spesso difetti in tema di proporzioni ed alcune volte, inoltre, sembrando in alcune tavole accontentarsi di un abbozzo dei personaggi (e nelle prime pagine, complete di colore, questi difetti appaiono ancora più evidenti). Inoltre le pose sono spesso quasi forzate, macchinose, mancando di dinamicità e, come detto, di proporzioni. Tuttavia non è certo questo aspetto che rende L’uccellino azzurro (in originale Aoi Tori – Wakuraba) una lettura utile e particolare, cui vale la pena dare una possibilità.

 

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