Copperhead Vol. 2 – Fuga nel Deserto | Recensione

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Ritorniamo nella polverosa città di Copperhead, per gustarci una storia che mischia in maniera sapiente sci-fi, crime e western.

Image Comics ha come prerogativa di base quella di creare storie il più possibile originali e Copperhead non si risparmia affatto, tanto da risultare tra le più consigliate dagli addetti ai lavori. Tra i principali sponsor del fumetto ci sono infatti autori del calibro di Robert Kirkman e Brian K. Vaughan.

Certo, l’idea di mescolare la fantascienza con il western contemporaneo è attraente, ma un mix tra Star Wars e Tre Manifesti a Ebbing Missouri potrebbe risultare un’operazione disastrosa, se affidata alle mani sbagliate. Ma non è questo il caso dei due creatori di Copperhead, Jay Faerber e Scott Godlewsky, i quali hanno confezionato un fumetto godibile, e che nel primo volume pubblicato in Italia da Saldapress, intitolato Un Nuovo Sceriffo in Città (da noi recensito qui), ha messo in evidenza quella mistura di cui sopra in maniera più che interessante.

Nel secondo volume Fuga nel Deserto ritroviamo lo sceriffo Clara Bronson e suo figlio Zeke, il suo vice alieno Boo, l’abitante delle Badlands Ishmael, ed una serie di personaggi presentati già nel primo arco narrativo. Cosa potrebbe succedere un venerdì sera nella polverosa città di Copperhead, su un pianeta “di frontiera” ed allo sbando? La serata libera della sceriffo Bronson verrà turbata da un tentato omicidio nei suoi confronti, e dal rapimento del vice-sceriffo Boo. Nel mezzo s’intreccerà un altro filone narrativo che metterà al centro l’oscuro passato del’ex marito di Clara.

Insomma, ci sono tutti gli elementi per una storia ruvida e di qualità. I testi e la sceneggiatura di Jay Faerber hanno un ritmo ideale, gestiscono i tempi della vignetta unendo battute ed immagini in maniera sagace. I disegni di Scott Godlewsky sono attenti al dettaglio, e si prestano alla ruvidità dell’ambiente di Copperhead, e dei suoi personaggi, evidenziando molto la china, e mostrando un gusto decisamente anni Novanta che non stona affatto.

Ad alleggerire il tocco dei disegni sono i colori di Ron Riley, il quale riesce a donare alle immagini una certa vivacità, alleggerendo l’impatto visivo del fumetto rispetto al tono duro della storia e dei personaggi stessi.

Ma il problema che evidenzia questo secondo volume di Copperhead è una questione ormai cronica all’interno della Image Comics: ovvero la gestione della narrazione sull’intera serie. Nell’epoca del trionfo della serializzazione, alla quale sia cinema che fumetti si sono ben prestati, rincorrendo le fortune del medium televisivo, i tempi narrativi si sono notevolmente dilatati.

Il fatto è che non è facile gestire narrazioni sulla lunga durata, ed il rischio è che non tutte le ciambelle possano uscire col buco. Infatti così come abbiamo notato in alcune altre serie Image Comics, anche in Copperhead gli ottimi spunti narrativi (il passato dello sceriffo Bronson ed il suo rapporto con l’ex marito ad esempio) vengono eccessivamente dilatati, facendo risultare la trama di base un po’ troppo dispersiva e poco attraente.

Capolavori narrativi come Breaking Bad non sono facili da replicare, e per restare al medium fumetto, la capacità di Robert Kirkman di gestire una serializzazione più che decennale non è insita in qualsiasi autore (seppur bravo). Perciò il difetto di Copperhead è quello di non entrare subito nel mezzo della trama di base, diluendola all’interno di canovacci marginali che prendono il centro della narrazione, trascurando ciò che al lettore incuriosisce maggiormente.

Copperhead mostra un pianeta polveroso, pieno di deserti e distese aride, alieni che convivono con gli umani, una guerra passata che è stata centrale per le razze del pianeta, un destino oscuro che coinvolge la protagonista, ma tutto ciò viene messo ai margini per ben due volumi. Oggettivamente ci sembra un po’ come continuare a mettere da parte tanto ottimo cibo rischiando di farlo marcire.

Tuttavia il clliffhanger finale fa ben sperare. Perciò attendiamo con curiosità la pubblicazione del terzo volume, sempre ottimamente realizzato da saldaPress, la quale non si risparmia con gli extra (dagli storyboard, alle tavole preliminari). Sperando che la prossima volta la storia entri subito “in medias res”.

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