Black Eyed Kids Vol. 1 – I Bambini | Recensione

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saldaPress continua a portare in Italia le serie del catalogo AfterShock Comics, etichetta fumettistica creata da Mile Marts ex-Executive Editor Marvel Comics, e Joe Pruett, ex-Caliber Comics, qui anche in veste di  sceneggiatore del volume che andremo a recensire: Black Eyed Kids.

Joe Pruett è un editor, publisher e sceneggiatore vincitore di un premio Eisner. Negative Burn, il leggendario antologico che ha curato per Caliber Comics, è spesso entrato tra le nomination per i premi Eisner, Harvey e Eagle. Ha anche lavorato come sceneggiatore per Image Comics, IDW e Vertigo, ha scritto X-Men Unlimited, Cable e Magneto Rex per Marvel Comics. Il disegnatore del volume, Szymon Kudranski, invece ha fatto il suo esordio nel mondo del fumetto a soli diciotto anni grazie a Steve Niles, che gli chiese di disegnare una sua storia per l’Annual 2004 di 30 Days of Night e, da allora, ha lavorato per le maggiori case editrici americane. Ha disegnato Green Lantern e Batman – The Dark Knight per DC Comics e Daredevil/Punisher per Marvel Comics. Todd McFarlane in persona gli ha chiesto di occuparsi dei disegni della storica serie Spawn pubblicato da Image Comics.

La storia comincia in una notte particolarmente tenebrosa, con gli abitanti di una tranquilla città del Midwest che dormono, non aspettandosi che di lì a poco un antico e inimmaginabile orrore si sarebbe insinuato nelle loro tranquille vite. Questo accade quando bambini con occhi di un nero profondo ed inquietante, privi di qualsivoglia sentimento, bussano alle loro porte. Alcune persone non accetteranno questa situazione e lotteranno per sé stessi e, soprattutto, per i loro figli.

In questo racconto veniamo avvolti da un atmosfera classicamente horror e dalle tipiche inquietudini di una provincia americana.

Questo volume, intitolato “I Bambini” non è altro che un introduzione alle vicende. Ed è proprio qui che si avverte il primo (ed unico) difetto della serie. Cinque numeri per introdurre una serie dalle tinte horror e mistery sono decisamente troppi.

Al centro della vicenda, come suggerisce il titolo, ci sono I Bambini dagli Occhi Neri (Black Eyed Kids appunto) ma nonostante il grande lavoro di matite e di colori da parte di Kudranski e Major, questi non riescono ad avere il giusto mordente. Non si capisce bene come queste “creature” debbano differenziarsi da degli zombie, da dei bambini posseduti o da esseri super-potenziati. Sicuramente, questi personaggi verranno approfonditi meglio nei prossimi numeri della serie. Per ora rimangono di forte impatto visivo ma poveri di caratterizzazione.

Per fortuna, l’ansia e il senso di inquietudine non mancano. Pruett conferma di essere un gran maestro del ritmo e dello storytelling riuscendo anche a sfruttare magistralmente le doti del collega ai disegni che ben si sposano con la violenza e le tinte scure sono una vera delizia per gli occhi. Lo stile sembra tendere verso un realismo ma è anche fortemente espressivo grazie all’uso di chiaroscuri e dei neri che creano un gioco di contrasti degno di nota. Sicuramente, gran parte del merito va anche a Major, il colorista, che mantiene per tutta la serie delle tonalità scure e tetre, aumentando a dismisura il senso di ansia. Pruett e Kudranski alternano pagine pulite e scorrevoli, a pagine più dense con diverse piccole vignette ritraenti dei dettagli, facendo spesso dei giochi di ritmo davvero notevoli.

Dati gli ottimi capitoli finali e la qualità visiva di questo primo volume, il secondo si fa attendere volentieri.

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