Aliens 11 | Recensione

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Si conclude la mini-serie Alien Dead Orbit con gli ultimi due capitoli.

Si conclude sull’undicesimo albo spillato Aliens la mini-serie Alien Dead Orbit, produzione recentissima dedicata allo xenomorfo. Nei primi due capitoli, proposti sul decimo numero – trovate la nostra recensione qui,  il talentuoso autore canadese James Stokoe aveva imbastito una storia dall’incipit semplice ma efficace con la piattaforma di rifornimento orbitante Sfacteria che aveva intercettato una nave alla deriva che non rispondeva alle comunicazioni radio.

Il Capitano Hassan quindi seguendo pedissequamente il regolamento aveva deciso di raggiungerla, pur registrando i malumori del resto dell’equipaggio, e una volta a bordo aveva scoperto una nave in completo stato di abbandono ed apparentemente deserta fatta eccezione per una parte dell’equipaggio in stasi criogenica.

Dopo aver decifrato il diario di bordo, l’equipaggio della Sfacteria scopre che la nave soccorsa è una nave cargo… il suo carico però è tutt’altro che inerme e la piattaforma inizia ad essere terreno di caccia per addirittura due xenomorfi la cui raccapricciante particolarità è quella di essere gemelli, fatto più unico che raro nella lunga vita della saga transmediale partorita dalla mente di Ridley Scott.

Con una stazione orbitante a loro disposizione i due xenomorfi iniziano una sadica caccia all’equipaggio della Sfacteria che cerca di elaborare una strategia per sfuggire alle inarrestabili creature ma, come spesso accade, il panico prende il sopravvento minando la fiducia fra gli uomini.

Per gli ultimi due capitoli Stokoe non stravolge l’impostazione horror data alla sua miniserie ma sicuramente preme di più sulla tensione e sull’aspetto claustrofobico confezionando la caccia più convincente sin dalla prima seminale pellicola con protagonista lo xenomorfo.

Per aumentare il senso di tensione l’autore canadese inoltre utilizza uno stratagemma semplice ma efficace sdoppiando la linea temporale degli avvenimenti fra un “prima” – con l’equipaggio impegnato come detto ad organizzare una strategia di sopravvivenza – ed un “adesso” in cui scopriamo il fato dell’equipaggio.

Come già evidenziato per il numero precedente la vera “marcia in più” di Alien Dead Orbit sono le scelte grafiche dell’autore che incanala ancora una volta influenze europee – in maniera minore rispetto al numero precedente – e nipponiche – evidentissime in questo numero invece – sia per l’attenzione alle espressioni facciali molto marcate sia per quell’uso della verticalità già evidenziato che in questi due capitoli finali serve ad aumentare il senso di minaccia rappresentato dai due xenomorfi facendo così da contraltare alle tavole costruite “orizzontalmente” che danno l’illusione di apparente tranquillità. Cambia leggermente anche l’uso del colore con una paletta che si fa più scura accompagnando l’avanzata costante degli xenomorfi sempre più padroni della stazione orbitante a cui fanno da contrasto i rossi delle esplosioni e dell’utilizzo delle armi.

Alien Dead Orbit – e di conseguenza Aliens 11 e 12 – è sicuramente una delle proposte più interessanti del rinnovato Alien Universe. saldaPress ha saggiamente deciso di proporla in Italia con pochissima distanza rispetto alla sua conclusione negli USA anche per la spiccata personalità con cui James Stokoe ha declinato, soprattutto graficamente, gli xenomorfi.

Come sempre esauriente l’apparato redazionale che la casa editrice imbastisce per questo spillato ed impeccabile la cura editoriale di cui va ancora una volta segnalato il lavoro al lettering che ha accompagnato con solerzia il gusto “retrò” delle matite di Stokoe. Proprio dai redazionali apprendiamo inoltre il contenuto del prossimo numero, il dodicesimo che celebra l’anno di vita della testata, ovvero due one-shot provenienti dalla fine degli anni ’90: Epurazione di Phil Hester e Ian Edginton e Spettro di Jay Stephens ed Eduardo Risso.

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