X Files 11×07 – Rm9sbG93ZXJz | Recensione

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Mulder e Scully stanno cenando in un ristorante giapponese, quando all’improvviso alcune minacciose macchine sembrano dare loro la caccia…

L’episodio più recente di X Files è completamente scollegato dal resto della serie, e costituisce, dunque, qualcosa di a sé stante e indipendente dagli eventi a cui siamo abituati, e cita ancora una volta Black Mirror, sia nell’ambientazione che per il fatto che si tratti, appunto, di un episodio indipendente.

Rm9sbG93ZXJz è infatti ambientato in un futuro distopico che sembra essere non troppo lontano, e mostra Mulder e Scully in vesti completamente diverse, dando l’impressione che gli eventi narrati facciano parte di una linea temporale diversa dalla nostra, e che si svolgano in un universo parallelo (tema già trattato ironicamente nel quarto episodio di questa undicesima e ultima stagione di X Files). I nostri non sembrano nemmeno agenti dell’FBI, quanto piuttosto dei comuni cittadini.

L’impronunciabile e criptico titolo dell’episodio si spiega se lo si converte nel nostro alfabeto, trattandosi di una trasposizione in codice base64 della parola “Followers”. La tagline dell’episodio segue questa stessa logica, recitando “VGhlIFRydXRoIGlzIE91dCBUaGVyZQ=”, che si traduce con il classico “The Truth is Out There”.

  • Edward Hopper e l’alienazione

L’episodio inizia con una voce fuori campo che mette in guardia l’uomo sui probabili pericoli che si nascondono dietro un eccessivo sviluppo delle Intelligenze Artificiali, tematica trattata qui, però, in maniera molto ironica.

Dopo di che, Mulder e Scully vengono mostrati all’interno di un ristorante giapponese tramite una particolare inquadratura che vuole richiamare il dipinto “I Nottambuli” (Nighthawks”) dell’artista americano Edward Hopper, celebre per l’effetto fortemente straniante delle sue opere, solitamente abitate da pochissimi esseri umani, un un mondo vuoto. La stessa opera è rievocata anche successivamente nell’episodio, per sottolinearne l’effetto di solitudine e freddezza, trasmesso dall’episodio stesso.

È anche interessante notare come la protagonista del quadro abbia i capelli rossi, come la nostra Dana Scully, e che i due agenti dell’FBI siano anche posizionati come i due protagonisti dell’opera, con l’unica differenza che i nostri, qui, cono completamente da soli:

L’effetto straniante è perfino maggiore rispetto all’opera di Hopper, non soltanto perché i due sono completamente soli (e lo resteranno per la quasi totalità dell’episodio), ma anche perché, per alcuni lunghi minuti, non si scambiano nemmeno una parola, presi come sono dai propri dispositivi elettronici.

La mancanza di dialogo è, dunque, essa stessa funzionale alla trasmissione di una sensazione sgradevole di solitudine.

  • La rivolta delle macchine

L’episodio tratta questa tematica con una certa ironia, tipica di molti episodi della storia più recente di X Files. I nostri saranno, come già accennato, i soli esseri umani sullo schermo fino quasi alla fine dell’episodio, e saranno in lotta con alcuni dispositivi elettronici e macchine, che li seguono ovunque vadano con fare minaccioso. Il motivo è facilmente intuibile, ed è proprio ciò che caratterizza l’episodio come una visione piuttosto ironica sull’ipotetico conflitto futuro fra esseri umani e Intelligenze Artificiali particolarmente evolute.

Rm9sbG93ZXJz è l’ennesimo esperimento interessante di questa ultima stagione di X Files, che dimostra ancora una volta quanto questa serie sia al passo con i tempi e sempre attualissima, moderna e pronta alla sperimentazione, rinnovandosi di episodio in episodio.

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