Motor Girl di Terry Moore | Recensione

Pubblicato il 15 Febbraio 2018 alle 10:00

Dopo Strangers In Paradise, Echo e Rachel Rising, Terry Moore ci racconta un’altra storia che vale la pena leggere

Samantha, detta Sam, è una veterana della Guerra del Golfo, che è tornata negli Stati Uniti dopo essere stata prigioniera nonchè vittima di un attentato dinamitardo in Iraq, in cui cercava di salvare un bambino.

Ora gestisce un ferrivecchi di proprietà di Libby, una simpatica e dispotica vecchina che ama Sam come fosse sua figlia, ma che ha ricevuto una offerta praticamente irrinunciabile per la vendita del terreno su cui sorge l’attività.

A far compagnia a Sam troviamo un gorilla di nome Mike. Presto la vita di Sam si incrocerà con quella del dott. Walton, colui che vuole acquistare tutti i terreni della zona per sviluppare le proprie ricerche sulla vita extraterrestre; vita extraterrestre che presto fa capolino davanti alla porta di Sam.

Sam è la colonna attorno a cui gira tutta la storia, una storia che fin dall’inizio è a doppio binario, in quanto da un lato abbiamo la realtà che vive Sam, immersa in un regno tutto suo, isolato dal resto del mondo, sia in senso figurato che fisico, dato che l’attività che gestisce è davvero circondata dal nulla; dall’altro abbiamo la realtà di tutti gli altri, una realtà monodirezionale che ad un certo punto si incrocia con quella di Sam e, da qui in poi, riuscire a distinguere quello che è reale da quello che non lo è non è sempre facile.

Penso che Terry Moore sia uno dei migliori disegnatori attualmente in circolazione, sopratutto quando si tratta di dare espressività ai volti dei suoi personaggi: con poche semplici linee riesce a trasmettere i pensieri ed i sentimenti che stanno dietro a quella figura su carta. Questo gli consente di risparmiare sui dialoghi, che infatti qui sono ridotti all’essenziale, permettendo all’opera di tenere un ritmo molto leggero e consentendo al lettore di leggere senza difficoltà un fumetto che non si risparmia dal trattare temi importanti e (se fossero trattati da altri) probabilmente pesanti; ma Moore dimostra ancora una volta di avere una particolare sensibilità nell’affrontare certi temi, senza voler imporre per forza una visione personale. In ogni caso il ritmo è sempre serrato, dato che Moore non si perde su piccoli ed inutili dettagli, ma porta tutta la sua opera avanti come una perfetta opera lirica, che parte con una ouverture (necessaria per inquadrare i personaggi) per poi affrontare la tematica fondante dell’opera stessa.

I personaggi son ben bilanciati nella trama, con una perfetta simbiosi (non potrebbe essere altrimenti…) tra Sam e Mike, con Libby simpatica macchietta con un cuore d’oro. Ma il meglio Moore lo dà con la comparsa degli alieni, in cui costruisce scene divertenti senza dover ricorrere a dialoghi, ma costruendo tavole e sequenze con una precisione invidiabile. Molto interessante anche l’inchiostrazione e l’utilizzo delle ombreggiature.

Moore dimostra poi la sua conoscenza del fumetto e dei grandi maestri omaggiando (in maniera esplicita) nel volume anche un grande del fumetto di scuola franco-belga, Hergé. E lo fa sia dando ad un personaggio il nome del celebre autore de Le avventure di Tintin (Les Aventures de Tintin), sia riproducendo nelle medesime vignette il razzo che appare nel volume 16 delle avventure del celebre reporter, Objectif Lune (Obiettivo Luna), del 1953. Un vero tocco di classe, che incorona un grande fumetto.

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