The Flash 4×10 – The Trial of The Flash | Recensione

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“My name is Barry Allen. And I’m an innocent man.”

Avevamo lasciato The Flash con un non proprio esaltante mid-season finale – la nostra recensione qui – che era riuscito comunque a costruire un ottimo cliffhanger finale portandoci così direttamente a questa ripresa con il decimo episodio il cui titolo è già abbastanza esplicativo: The Trial of The Flash.

Barry Allen è stato incastrato per l’omidicio di Clifford DeVoe alter-ego di Thinker, omicidio in realtà mai effettivamente avvenuto perché il villain aveva trasferito la sua coscienza nel corpo del giovane Dominic Lanse.

Barry era stato arrestato alla fine dello scorso episodio e, come era facilmente intuibile, si riparte – rendendo omaggio ad uno dei più iconici archi narrativi del personaggio dei primi anni ’80 – ovviamente dal processo che lo vede imputato. Mentre Barry cerca una strategia difensiva contro prove che sembrano schiaccianti, il Team Flash deve fronteggiare una nuova minaccia meta-umana di carattere nucleare che rischia di incenerire Central City.

Gli sceneggiatori fanno un discreto lavoro di sintesi fra legal drama e procedural riducendo così tutto la fase processuale e di indagine in 45 minuti che tuttavia risultano sufficienti per raggiungere un verdetto mentre poco convincente è il “villain della settimana” ribattezzato Fallout che non rappresenta una sfida così insormontabile pur richiedendo l’intervento di Flash.

Quello che l’episodio centra perfettamente è ancora una volta quanto Thinker abbia ben congegnato il suo piano ed il livello di sfida che esso rappresenta per Barry e per tutto il Team Flash. Non solo il villain sembra aver vinto una battaglia decisiva ma sembra aver a disposizione ancora degli assi nella manica.

Quello che Thinker è riuscito è stato far leva su Barry Allen piuttosto che sull’eroe Flash come invece avevano testardamente insistito gli sceneggiatori con i villain delle passate due stagioni. Il punto infatti è quello di separare Barry dalle persone a lui care che sono di fatto i suoi punti di appiglio; la conseguenza estrema del processo quindi non è solo l’essere stato privato della libertà ma anche quella di dover scagionare il suo nome.

Se Flash in un modo o nell’altro riuscirà sempre ad essere il protettore di Central City il punto è non infrangere la legge per farlo, in tal senso è pregnante il parallelismo con Joe che per un momento cede alla tentazione di manipolare le prove in favore di Barry ma viene dissuaso da un Ralph finalmente non solo macchietta comica.

Per la prima volta quindi Barry deve provare sulla sua pelle il costo di essere un eroe decidendo di non coinvolgere i suoi cari ed accettando così il verdetto. Tutto questo si traduce con un tono molto più contrito rispetto a quello estremamente spensierato di inizio quarta stagione.

E’ interessante infine sottolineare come ad inizio episodio Wells faccia notare quanto ancora poco chiaro sia il piano di DeVoe: se aveva scelto già un corpo ospite perché creare una dozzina di meta-umani anziché concentrarsi solo su un individuo? e soprattutto la scelta di Lense, dotato di poteri telepatici, nasconde ulteriori scopi?

E’ un episodio dall’incedere ben ritmato grazie ad una regia che con grande esperienza riesce rendere fruibile e comunque interessante un episodio che ha ridotto all’osso l’azione. Qualche passaggio troppo melenso forse poteva essere evitato in favore di un maggior approfondimento delle fasi legali che magari avrebbero fornito maggior consistenza alla parte legal piuttosto che a quella sentimentale e supereroistica.

The Flash riprende la sua corsa seguendo la strada non sempre rettilinea che ha intrapreso con questa quarta stagione forte di un villain credibile e dalla forti potenzialità.

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