Il precedente speciale su Gli Ultimi Jedi era uscito a poche ore di distanza dall’arrivo nelle sale del film, quindi per forza di cose siamo stati molto attenti ad evitare qualsiasi spoiler di sorta. In questo secondo speciale, nel quale affronteremo il tema del fallimento concentrandoci nello specifico sulla figura di Kylo Ren, non ci faremo tante premure: se non avete ancora visto il film di Rian Johnson, quindi, vi consigliamo di salvare il link dell’articolo e tornare da noi appena usciti dal cinema!

Come abbiamo visto ne La Speranza Colpisce Ancora, il saggio uscito qualche giorno fa sul nostro sito nel quale parlavamo dell’importanza del tema del sacrificio, oggi, con il primo week-end de Gli Ultimi Jedi alle spalle, analizzeremo un altro tema cardine che attraversa tutto il film di Rian Johnson: il fallimento, e soprattutto l’importanza di imparare da esso.

ATTENZIONE IL SEGUENTE SPECIALE CONTIENE SPOILER SU STAR WARS EPISODIO VIII – GLI ULTIMI JEDI

Nell’ottavo episodio della saga tutti i protagonisti – chi prima, chi dopo, chi addirittura più di una volta – dovranno fare i conti con la propria inadeguatezza, con le proprie scelte sbagliate, trovarsi faccia a faccia con gli errori che hanno commesso e il fallimento derivato da quegli errori.

Leia (che già aveva fallito nella relazione con Han e soprattutto nell’allevare suo figlio) non riesce ad impedire che la Resistenza venga fatta a pezzi dal generale Hux; Poe, guidato dal suo ego, prima conduce alla morte tantissimi suoi compagni nello sconsiderato attacco diretto alla flotta del Primo Ordine, dopodiché addirittura compie atto di ammutinamento per prendere il controllo della Resistenza, rischiando di mandare all’aria il piano ben congegnato di Leia e dell’ammiraglio Holdo; Finn e Rose finiscono miseramente col consegnarsi nelle mani di Capitan Phasma; Rey pensa di essere in grado di salvare Kylo Ren dal Lato Oscuro, ma si rende conto troppo tardi di aver solo fatto il suo gioco; Luke ha fallito nell’unica cosa che gli era rimasta dopo la morte di suo padre, e cioè mantenere viva l’eredità dei Jedi, cedendo addirittura all’ombra del Lato Oscuro e contemplando, anche solo per un istante, il pensiero di assassinare suo nipote.

Proprio l’arco narrativo di Ben Solo è quello più sorprendente, perché rispetto a tutti gli altri procede esattamente al contrario: mentre i protagonisti appartenenti al Lato Chiaro della Forza sbagliano per tutto il corso del film solo per  imparare da quegli sbagli nell’atto finale, l’evoluzione di Kylo Ren lo porta a conseguire una serie di risultati favorevoli – l’uccisione di suo padre nel precedente film, il colpo di mano (letteralmente) ai danni di Snoke, lo scacco morale a Rey e sulla verità sui suoi genitori (una verità reale o una subdola menzogna per farla sprofondare ancora di più nello sconforto?) – almeno fino all’ultimo atto, quando inevitabilmente anche lui finisce col fallire.

In questo senso, il personaggio interpretato (in maniera superlativa) dal superlativo Adam Driver diventa se vogliamo il simbolo del tema del fallimento analizzato da Johnson nel film: figlio di una generazione fallita dalla quale si sente tradito in ogni maniera possibile (anche a ragione), si ribella con tutto se stesso al Lato Chiaro e al suo passato, che cerca in ogni modo di spazzare via.

Paradossalmente, poi, a spazzare via il Lato Chiaro e le sue incongruenze ci penserà il maestro Yoda nella splendida sequenza metanarrativa che fa da apripista al riscatto di Luke: l’ultracentenario e verdissimo Jedi ne sa qualcosa di fallimenti, ma sa anche che il fallimento è il più grande maestro che possa esserci, e il suo gesto di spazzare via l’eredità dei Jedi (l’ultimo tempio rimasto) per iniziare a costruire un futuro migliore simboleggia perfettamente la manovra del film (basta sostituire i vecchi testi Jedi ai film originali della saga).

Quel gesto scuoterà Luke, che a quel punto sarà pronto a sacrificarsi (il sacrificio è l’altro tema fondamentale del film, come abbiamo detto nello scorso saggio), non prima di aver impartito a Kylo Ren un’ultima lezione, e cioè che il fallimento è implicito nella crescita. Una crescita che, per Kylo Ren, è esponenziale: il figlio di Han Solo incarna alla perfezione i problemi delle nuove generazioni, più ciniche, più egoiste, costrette a vivere nelle incertezze di un mondo che va a picco tanto rapidamente quanto inevitabilmente, conseguenza degli errori e dei fallimenti delle generazioni precedenti che lo hanno lasciato in eredità, e deve continuare ad evolversi per stare al passo con le proprie aspettative.

Lui, che sa ciò che vuole e soprattutto ciò che deve diventare, è pronto a fare qualsiasi cosa pur di adempiere il suo destino. E’ la mina vagante che rende lo script in quattro atti di Rian Johnson (un’altra novità, dato che uno dei marchi di fabbrica della serie è sempre stata la narrazione in tre atti) così imprevedibile e sorprendete, è un cattivo che più compie azioni malvagie più diventa affascinante agli occhi del pubblico.

In attesa di scoprire chi siano e che fine abbiano fatto i suoi Cavalieri di Ren (li vedremo in episodio IX, più probabile, o magari nella nuova trilogia di Rian Johnson?) di lui sappiamo due cose: che è determinato ad abbracciare il male con una volontà di ferro che nessun altro personaggio della saga aveva dimostrato finora (neanche Anakin che è passato al Lato Oscuro per amore e che per amore vi si è sottratto … ma è improbabile che l’arco narrativo di Kylo si concluda con un ritorno al Lato Chiaro); e che il suo destino è inevitabilmente legato a quello di Rey.

C’è una notevole tensione sessuale fra i due – quando lui è a petto nudo e lei, visibilmente a disagio perché probabilmente inesperta nel piacere agli uomini, gli chiede di coprirsi – e al termine della notevole sequenza nella sala rossa di Snoke (dal forte retrogusto kurosawaniano), quella che Kylo fa a Rey è chiaramente una proposta sentimentale (“uniamoci e dominiamo la galassia insieme”) che magari non avrà seguito, ma che serve a far capire che il ragazzo ha le idee molto chiare su un mucchio di cose.

La redenzione, ad esempio, non gli interessa affatto. Ai suoi occhi sono gli altri – Luke in primis – a dovergli chiedere scusa. E, sempre ai suoi occhi – quelli della mente, quelli che gli consentono di vedere il futuro – è Rey quella che presto o tardi si convertirà.

Per scoprire chi dei due avrà ragione sull’altro, però, dovremo aspettare il prossimo episodio.

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