Questa volta Harlan Draka si avventura in Bretagna, tra miti celtici, avvenenti Maestre della Notte, e La Morte in persona risvegliatasi in occasione del giorno dei defunti.

I miti celtici sono un ottimo ingrediente per una storia che vuole portare il mistero e l’ occulto al centro dell’attenzione. La serie di Dampyr, sotto questo punto di vista, è una garanzia in fatto di commistione tra storia, elementi horror e leggende capaci di suscitare l’attenzione e la curiosità del lettore.

L’ultimo numero della serie,  El Dìa de Los Muertos ( da noi recensito qui), aveva messo al centro la celebrazione del Giorno dei Morti in Messico. E siccome si è trattato di una gran bella storia il curatore della serie Mauro Boselli ha deciso di prolungare l’attenzione attorno al periodo dedicato al culto dei defunti. E così anche Dampyr 213, intitolato Capodanno Celtico, mette al centro il Giorno dei Morti, osservato però dal punto di vista della cultura celtica.

La storia è ambientata in un paesino della Bretagna, Rochefaux, all’interno del quale una setta di druidi (schernita dai più giovani) sta celebrando il Samhain, il capodanno celtico (che capita proprio tra il 31 ottobre e l’1 novembre). Nel periodo delle festività dedicate ai morti il fermento attorno ai rituali celtici è molto alto, e tradizione vuole che i giorni che anticipano il 31 ottobre siano i più propizi per creare un ponte tra vivi e defunti. Ed il potente Ankou, nemico di tutto ciò che vive (in una parola sola “La Morte“),  tornerà a portare morte e devastazione proprio durante il Samhain, con l’obiettivo di riaprire definitivamente quel ponte che separa i morti dai vivi.

Harlan e Kurjak verranno perciò chiamati nel paesino di Rochefaux per affrontare Ankou. A chiedere il loro aiuto è Araxe, avvenente Maestra della Notte, che già nel tredicesimo secolo si era ritrovata ad affrontare il nemico di tutto ciò che vive.

Il coktail di elementi presentati su Dampyr 213 è piuttosto interessante: un suggestivo paesino della Bretagna, la tradizione celtica, i druidi, leggende legate alla festa dei morti, un’avvenente Maestra della Notte, ed una sfida con La Morte in persona. Insomma, quanto basta per garantire un numero di Dampyr che non può non soddisfare. Peccato però che questo cocktail avrebbe potuto dare qualcosa di più.

La sceneggiatura di Nicola Venanzetti non presenta vere e proprie sbavature, ma sfruttando (come spesso accade in Dampyr) un continuo rimando di linee temporali, a volte non riesce a gestire bene il ritmo della storia. I flashback risultano essere tutti molto intensi ed interessanti (ed anzi l’idea che l’invasione romana in Bretagna abbia impedito ai sacerdoti druidi di completare i riti necessari per ottenere la vita eterna meriterebbe una storia a sé), a tratti ancora più della linea narrativa di base, che in alcuni punti risulta essere poco vivace.

I disegni di  Nicola Genzianella sembrano essere pennellati, e presentano un tratto suggestivo piacevole da vedere e rivedere sulla pagina. Peccato che le tavole a volte evidenzino delle piccole sbavature date da un lavoro completamente fatto a mano (ad esempio delle chine un po’ troppo o troppo poco evidenti), cosa ottima di per sé che però in questo caso avrebbe avuto bisogno di qualche ritocco in digitale per ottenere una perfetta impaginazione ( e questo è forse un problema che si dovrebbe più attribuire alla cura editoriale del fumetto). Ma nelle sue migliori pagine i disegni di  Genzianella mostrano un tratto capace di ricordare il maestro Corrado Roi.

Insomma, questo Dampyr 213 si fa leggere con piacere, presenta l’ambientazione e le atmosfere giuste, e poi i miti celtici sono un invito a nozze per tutti gli appassionati del mistero. Capodanno Celtico è una storia che non tradirà i dampyriani, perché pur non rappresentando uno dei migliori numeri degli ultimi mesi segue il canovaccio e gli elementi di base per un bel fumetto di Dampyr. Non resta quindi che andare in edicola e gustarsi un altro appuntamento con il nostro Harlan Draka.

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