Aliens 7, 8 & 9 | Recensione

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Prosegue il mensile spillato fra one-shot e mini-serie.

Dopo aver pubblicato nei primi 6 numeri del mensile Aliens la maxi-serie Aliens: Defiance – le nostre recensioni quisaldaPress presenta nei numeri 7, 8 e 9 due one-shot e una nuova mini-serie recuperate dal passato recente e meno recente della produzione legata all’universo dei temibili xenomorfi.

A fare da raccordo fra i primi numeri e questi ultimi tre c’è il one-shot Aliens: Defiance – Attività extraveicolare con cui Brian Wood si congeda dalla serie mostrandoci Zula Hendriks, Hollis e Davis 01, sei mesi dopo gli avvenimenti raccontati nella maxi-serie principali, impegnati in una nuova missione contro gli xenomorfi che hanno preso possesso di un’altra nave. Purtroppo l’autore non riesce a chiudere la sua esperienza in maniera memorabile: le pagine a sua disposizione sono esigue e rimarcano, attraverso un abbondante uso delle didascalie, la tematica portante di Defiance – e di tutto il franchise di Alien – ovvero la lotta per la sopravvivenza fra uomo e xenomorfo. Poche pagine ma ricche di azione con una spettacolare sequenza all’esterno di una nave che esalta ancora una volta il disegnatore Tristan Jones il cui lavoro rimane più che soddisfacente.

La seconda parte del settimo numero è occupata da Aliens – Ascensore per il paradiso, una storia, sempre auto-conclusiva datata 2011, scritta e illustrata dal britannico Liam Sharp, visto recentemente all’opera per la DC Comics su Wonder Woman.

Nel one-shot seguiamo una sfortunata spedizione su Europa, la più grande luna di Giove, che custodisce nel suoi abissi un letale xenomorfo. Una missione di soccorso diventa così una disperata fuga per salvezza. Dal punto di vista della sceneggiatura Sharp fa davvero poco per allontanarsi dagli stilemi caratteristici di ogni storia di Alien contrapponendo alla forza inarrestabile dell’alieno l’arguzia degli umani. Purtroppo le pagine a disposizione sono poche ed i personaggi sono appena abbozzati – avrebbe meritato più spazio ad esempio il capo della spedizione, il burbero O’Shea – quindi l’autore britannico decide di curare maggiormente le atmosfere che diventano claustrofobiche grazie non solo al suo tratto robusto ma anche ad una costruzione della tavola in cui i riquadri spesso si scompongono in un “puzzle” in cui i protagonisti sono costantemente accerchiati dal pericolo. In definitiva una prova più che sufficiente ma non esaltante.

Con l’ottavo ed il nono numero lo spillato ospita la mini-serie Aliens: Apocalisse scritta da Mark Schulz e illustrata da Doug Wheatley.

La mini, datata 1999, si colloca cronologicamente dopo gli avvenimenti della prima pellicola e parte da un premessa bizzarra ma sicuramente intrigante: gli xenomorfi sono stati sempre trattati come creature figlie di una spietata evoluzione e di una letale biologia e se invece fossero creature “divine”?

Protagonista di Aliens: Apocalisse è la specialista di salvataggi spaziali Alecto Throop che viene assoldata dal Geholgod Institute, per ritrovare il misterioso dottor Lucien Keitel. Tuttavia la la strada che porta a ritrovare Keitel sarà tutt’altro che priva di pericoli con Throop e la sua spedizione che faranno la conoscenza degli xenomorfi scoprendo che sia la Weyland-Yutani che il Geholgod Institute hanno nascosto vitali informazioni oltre che il reale rischio della stessa missione.

Quando Throop troverà Keitel scoprirà come il dottore abbia cercando di unire scienza e mistica in una sorta di religione avventista in cui gli xenomorfi sono angeli della distruzione, gli uomini allora dovranno convivere, grazie ad un vaccino, con gli xenomorfi fino a quando non saranno pronti per la “vita eterna” ovvero l’assimilazione da parte degli alieni. Il piano di Keitel tuttavia fallirà a causa del fanatismo suscitato in alcuni dei suoi adepti ed all’entrata in campo di uno xenomorfo molto particolare non solo per la sue dimensioni extralarge.

Mark Schulz imbastisce una storia sicuramente interessante rileggendo da una angolazione assolutamente inedita la mitologia del franchise. E’ sorprendente come ci siano molti punti in comune fra questa storia e quella della pellicola Prometheus tuttavia manca quel pizzico di personalità per far fare il salto di qualità alle pagine che scorrono piacevoli ma che di fatto ruotano intorno ai tipici stilemi di ogni storia di Alien fra orrore atavico per le creature e la loro brutale spinta alla sopravvivenza. Sicuramente migliore l’ottavo numero per ritmo estremamente cadenzato che sembra ricalcare più un thriller che una storia prettamente sci-fi mentre il nono si dilunga forse un po’ troppo negli “spiegoni” di Keitel.

Ottima invece la parte grafica affidata allo stile pittorico di Doug Wheatley che con gusto spiccatamente europeo illustra la storia con perizia ed eleganza con figure sempre perfettamente bilanciate e realistiche mentre la scansione della tavola è bilanciata per non appesantire la lettura ed esaltare l’interazione fra i personaggi.

Come sempre sugli scudi di Aliens c’è l’eccellente cura carto-tecnica di saldaPress: non solo per l’impeccabile traduzione ed adattamento ma anche per i sempre esaurienti ed eterogenei editoriali che approfondiscono a 360° il mondo legato al franchise creato da Ridley Scott.

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