Intervista a Emiliano Pagani e Daniele Caluri: venga il regno di Don Zauker – Lucca Comics & Games 2017

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La furia di Don Zauker in San Salvador nel nuovo volume Venga il mio regno.

Ore 20.30, chiesa di San Michele, Lucca. Distrutta da una giornata perennemente in cammino tra gli stand di Lucca Comics And Games, riesco a raggiungere i due autori livornesi Emiliano Pagani e Daniele Caluri (in arte “Paguri“), altrettanto distrutti da una giornata intensa, “incatenati” all’interno del padiglione Napoleone.

Hanno appena chiuso il loro stand ormai semi-vuoto, “sono rimasti soltanto il nuovo volume e pochi mezzibusti” mi dicono. Mentre ci disperiamo nel trovare un posto dove poterci gustare una confortevole birra ghiacciata, iniziamo a discutere di questo “tutto nuovo e tutto diverso” Don Zauker, dal titolo Venga il mio regno.

 

MF: Grazie per la disponibilità! Dopo tanti mesi avete liberato Don Zauker. Perché avete scelto il 2017 per il suo nuovo ritorno?

DC: Non abbiamo scelto una data nello specifico. Don Zauker non ricorre a criteri e logiche di mercato o a strategie particolari: esce quando gli pare a lui.
EP: Non abbiamo bisogno di una fiera. Quando abbiamo una storia e abbiamo voglia di farla, ci mettiamo al lavoro perché sentiamo il bisogno di divertirci. Perché soprattutto con le storie di Don Zauker vogliamo divertirci, appena sentiamo questo bisogno mettiamo la storia in cantiere e la facciamo.

MF: I volumi di Don Zauker finora pubblicati affrontano tematiche storiche e politiche alquanto delicate. Cosa troveremo nel nuovo Venga il tuo regno?

EP: Tutti gli episodi di Don Zauker, i cartonati monografici insomma, prendono spunto da fatti di cronaca realmente accaduti che vengono rielaborati a modo nostro. Il primo, Santo subito, parla di un culto intorno alla figura di Padre Pio; il secondo, Inferno e Paradiso, parla del massacro in Ruanda con particolari responsabilità da parte della chiesa per un episodio particolarmente vergognoso (un genocidio da parte di un sacerdote, coperto dal Vaticano e dallo Stato italiano, contro la comunità internazionale che cercava di processarlo); il terzo, Habemus Papam, parla della successione tra papa Ratzinger e papa Bergoglio. Venga il mio regno si ispira ai fatti di un passato un po’ più lontano rispetto a questi ultimi. La storia prende spunto dall’omicidio di monsignor Romero, arcivescovo di San Salvador, per mano degli squadroni della morte durante la guerra civile salvadoregna, anche lì con pesanti implicazioni da parte del Vaticano (nella figura di papa Wojtyla) oltre al governo americano e alla CIA. Il papa rifiutò di appoggiare la lotta di monsignor Romero a favore dei poveri, degli oppressi, dei desaparecidos e delle vittime degli squadroni della morte, appoggiando invece il governo salvadoregno.
DC: Tutte queste caratteristiche di cui ha parlato Emiliano non sono le caratteristiche fondanti dell’albo. Anzi, quest’ultimo prende spunto da fatti, personaggi ed eventi accaduti, ma sono solo lo sfondo, la quinta teatrale dove si svolge la vicenda ce ha a che fare con Don Zauker. A volte è una vicenda che cambia le carte in tavola, le romanza. Non è il cosiddetto graphic journalism, fumetto d’inchiesta o simile: abbiamo uno scenario storico, ma quella che va avanti è la storia, la vicenda narrata, che è di fantasia.
EP: Insomma, noi modelliamo e pieghiamo la Storia secondo le nostre esigenze di narrazione. Al tempo stesso è vero anche il contrario: usiamo Don Zauker per parlare di un fatto storico che ci sta particolarmente a cuore, del quale secondo noi non si è parlato abbastanza. Una storia a doppio senso.

MF: C’è un episodio in particolare collegato alla genesi di Venga il tuo regno?

EP: Iniziamo in media res con un’immagine molto forte, che presenta Don Zauker come un personaggio sopra le righe (per chi non lo ha mai letto finora). La storia è nata da quella sequenza iniziale: sono circa sette-otto anni che avevo in mente quella scena e non sapevo come inserirla in una storia. Ci voleva un pretesto, dovevo cercare un paese latino con tradizioni simili a quelle spagnole, dove si praticasse la corrida e simili. Ho dato un’occhiata all’America Latina, che si presta abbastanza facilmente a storie tragiche, soprattutto quelle degli anni Ottanta e Novanta. Ricordavo la storia di Don Romero e allora prendiamo due piccioni con una fava: mettiamo la storia di monsignor Romero come sfondo storico-geografico per la scena di apertura del volume. Poi da lì la storia è venuta da sé.

Rispetto ad Habemus Papam, c’è stata una notevole evoluzione sia sotto il punto di vista narrativo che sotto il punto di vista grafico. A cosa sono dovute le vostre crescite?

EP: Invecchiando si spera sempre di migliorare! Il nostro obiettivo non è quello di sfruttare un filone ormai consolidato o usare una cosa che abbiamo imparato a fare e fare sempre quella; il nostro obiettivo è quello di migliorarci sempre, di fare dei passi in più rispetto all’opera precedente e di divertirci sempre di più. Quindi è dovuto semplicemente a questo: quello che facciamo lo facciamo con l’ottica di migliorarci e di cambiare rispetto al lavoro fatto precedentemente.
DC: Sul piano grafico si sono incrociati diversi aspetti. In questo volume, risaltano più sequenze perché sono ambientate in ambienti interni, al buio: questo ha portato a sbizzarrirmi di più su alcune sfumature e su alcune gamme di grigi. Gioco di più con la luce e con le ombre. Il risultato ha dato un tocco in più di atmosfera, di suggestione. Questo è frutto anche della lavorazione fatta in Bonelli (Dylan Dog n°373) e le esperienze passate in Panini Comics (Nirvana). Ecco, sia Bonelli, sia Panini, sia Don Zauker si compenetrano alla fine: l’uno giova gli altri.

MF: Dato che la preparazione sia di Don Zauker che di Dylan Dog sono state fatte l’uno a ridosso dell’altra, com’è stato possibile lavorare in maniera così simile e così diversa tra i due albi?

DC: Con un indispensabile stacco in mezzo. Passare da decine di tavole di Dylan a quelle di Don Zauker… non mi riesce di essere così schizofrenico! Necessito di un minimo di “decantazione” per passare da un genere all’altro. Si tratta di un percorso manuale prima ancora che di pensiero. Una volta che ci sono, cerco di andare in scioltezza; sulla parte caricaturale e grottesca mi riesce anche meglio. È comunque un discorso di ambito di applicazione: se la mente è settata su un ambito, la mano risponde solo a quello.

MF: Emiliano, parliamo di musica, che è una componente narrativa che compare spesso nelle storie: se dovessi accompagnare la tua sceneggiatura con un sottofondo musicale, quale pezzo metteresti?

EP: Boh? Sai che non ci abbiamo pensato? Perché quando abbiamo pensato di fare il book-trailer, cercavamo una musica che potesse stare bene con quelle immagini. Non ci è venuto in mente nulla, poi abbiamo scelto di mettere quella cazzata di musica disco anni ’70 (San Salvador), che richiamava il paese…
DC: … che, per contrasto, rendeva ancora più agghiaccianti le immagini montate. Musica dance con squadroni della morte all’azione.

MF: Lucca Comics And Games: la vostra “action figure” è stato il mezzobusto di Don Zauker. Com’è stata la reazione del pubblico a questa novità?

DC: È stata un’intuizione che abbiamo avuto durante la primavera. Realizzai delle proiezioni ortogonali di un mezzobusto che poi ho consegnato alla scultrice Francesca Sestigiani che ha realizzato la prima bozza. Poi ci siamo incontrati per lavorare insieme ai dettagli e gli abbiamo dato il giusto cipiglio. L’idea era quella di trarre delle repliche in gesso patinato e invetriato, che avessero poi degli effetti terracotta, bronzo e porcellana. Abbiamo pensato che c’è gente che tiene il busto del Duce in casa: perché non avere quello di Don Zauker? Così fai pure bella figura! Abbiamo corredato il busto con una targhetta di ottone lucido che reca la scritta “Il maligno me lo puppa”, una pergamena con una benedizione in latinorum e il sigillo papale che chiude la confezione, dotandola di un certo pregio. La reazione è stata buona: la gente lo ha definito con (mi dispiace dirlo con questa parola) “una figata”. Abbiamo già dato via parecchi esemplari e abbiamo molte prenotazioni. Di sicuro dovremo mettere in cantiere altri mezzibusti per poter esaudire le richieste.

MF: Un pubblico sempre caloroso nei vostri confronti ogniqualvolta vi vedono con una nuova uscita. Quali sono state le reazioni dei fan e di quelli che vi hanno conosciuto per la prima volta?

EP: L’accoglienza è stata anche ottima per il nuovo volume, nonostante il fatto che ci auto-produciamo e che non abbiamo un ufficio stampa. è facile dire che è un successo scontato, quando di scontato non c’è nulla. Don Zauker è un personaggio amato e conosciuto, però al tempo stesso è forte, prende posizione e fa spesso uso di un umorismo pesante, quindi molte persone potrebbero trovarsi infastidite o contrariate da questo tipo di umorismo. Inoltre non ha una cadenza regolare: il prossimo può uscire tra un anno o due o boh… questo di solito allontana i lettori, che solitamente si aspettano una certa regolarità. Invece la risposta è sempre sorprendentemente positiva, probabilmente perché collaboriamo con altre realtà editoriali (Panini Comics, Sergio Bonelli e Tunuè) e i lettori, che ci apprezzano a partire da queste realtà, vengono poi a cercarci allo stand di Don Zauker. Noi in tutto quello che facciamo in altre realtà editoriali ci mettiamo la nostra impronta, il nostro modo di vedere le cose, e chi lo apprezza sa che troverà in Don Zauker il nostro potenziale centuplicato.

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