Due chiacchiere con il co-creatore di Dylan Dog, ospite della kermesse lucchese.

Stranamente c’è il sole durante la fiera più piovosa di tutta Italia. Lucca Comics & Games è ancora ai suoi primi giorni, colma di appassionati e collezionisti che si tengono alla larga dal weekend per poter curiosare tra gli stand con calma, lontani da folle chilometriche. Tra tutti gli stand, ce n’è uno che è sempre affollato: il tendone che ospita autori e fumetti firmati Sergio Bonelli Editore brulica di persone che entrano impazienti ed escono sorridenti.

La casa editrice milanese ha portato un vasto parco autori durante la 51a edizione della fiera. Tra questi, abbiamo avuto occasione di intervistare uno degli artisti più prolifici della casa editrice di via Buonarroti.

Angelo Stano, papà di Dylan Dog insieme a Tiziano Sclavi, partecipa alla fiera con il suo ultimo lavoro Nel Mistero, in libreria a partire da fine ottobre e in edicola a partire dal 29 novembre, oltre ad aver pubblicato un manuale con tutti i segreti della sua Arte, dal titolo Angelo Stano il Maestro di Dylan Dog, edito da ComicOut.

 

Grazie per la disponibilità! Dopo trent’anni dall’aver dato i natali a Dylan Dog, come si è evoluto il papà dell’indagatore dell’incubo sotto il punto di vista artistico?

Stano: Sul piano artistico sono andato avanti. Non mi sono mai accontentato dei risultati che ho avuto fin dall’inizio, si potrebbe dire che la mia influenza maggiore, ovvero quella del pittore austriaco Egon Schiele, è quella più forte. Nel tempo direi che questa influenza si è persa un po’ ed è venuta fuori la maturità, il segno che oggi viene fuori dalla mia mano è sicuramente più autonomo rispetto alle influenze che ho avuto in passato, che non è sicuramente solo Egon Schiele ma anche Hugo Pratt tra tutti. Non so se questo è un vantaggio, perché magari si è involuto (ride). Qualcuno dice che il mio disegno ha perso di espressività o di visionarietà, alcuni dicono che è maturato in segno positivo. Io non mi pongo il problema perché quello che conta per me è divertirmi, disegnare: questo succede ancora, nonostante siano passati tanti anni. La cosiddetta ricerca da tutti auspicata per me continua, nel senso che come soluzione non adagiarmi sul già collaudato.

In seguito a recenti rinnovamenti nella serie regolare, Dylan ha iniziato controvoglia a rapportarsi con la tecnologia: pc, smartphone, ecc. Lei, invece, che rapporto ha con le moderne tecnologie?

Stano: Beh, io ho cominciato ad avere un po’ di dimestichezza con la tecnologia già nel lontano 1997, quando mi sono approcciato alla tecnica digitale. Più che una sfida, per me è sempre stato un gioco. Il computer è come un giocattolo che mi consente non solo di sperimentare ma anche di trovare soluzioni attraverso il puro divertimento. La tecnologia digitale ovviamente ha i suoi limiti, perché la tecnica analogica tradizionale ha in sé qualcosa di magico che il computer non ha ancora. Evidentemente conta molto la mano e il computer obbedisce alla tua mano: ma certe cose che tu cerchi con il pennello, il pennino, ecc. non sono sempre possibili e replicabili da mezzi, come il computer. Però la tecnologia ti da qualcosa in più, ti dà delle cose nuove che delle tecniche tradizionali non potrebbero mai darti. L’uso della computer grafica, come sai, varia da Topolino a Star Wars, si può fare di tutto e di più. Offre tante opportunità in più che prima non c’erano. La tecnologia mi è servita per tenere sempre vivo l’interesse nella sperimentazione.

Com’è lavorare con Tiziano Sclavi?

Stano: Oltre alle prime storie di Dylan, abbiamo avuto incontri sporadici. Di recente è uscita la storia scritta da lui e disegnata da me. Quello che ho notato è un cambiamento nello stile di riduzione ulteriore della sua analisi della realtà e del modo di raffrontarsi. È diventato più selettivo e scarno. Vede la serie di Dylan Dog in maniera più lucida e diretta. L’approccio che aveva inizialmente era ricco di riferimenti culturali, cinematografici, letterali: adesso attinge più a se stesso, all’esperienza di vita che si è fatto finora. Ho notato che è diventato ulteriormente pessimista riguardo alla vita in sé. Nella storia Nel Mistero, l’analisi non è tanto sulla vita quanto sul concetto di morte. È la prima volta che affronta direttamente questo tema, perché prima non gli interessava. Qui invece c’è una vera e propria riflessione su quello che è la morte.

L’ultimo vostro lavoro insieme, Nel Mistero, è già in libreria e contiene il work in progress sia suo che di Tiziano Sclavi. A partire dal 29 novembre, troveremo la stessa storia in edicola. Cosa troveremo in questa vostra nuova collaborazione?

Stano: Di sicuro troveranno un Tiziano in ottima forma. Io l’ho trovata una storia molto lucida, sul piano dell’intento, ridotto veramente all’osso: non indulge in fronzoli, va direttamente a quello che è l’obiettivo.

A partire dallo scorso anno, ha passato il compito di disegnare le copertine di Dylan Dog  al giovane Gigi Cavenago. Cosa ne pensa del suo lavoro?

Stano: Ho disegnato copertine per 26 anni, è abbastanza, no? (ride) Devo dire che le copertine hanno sempre avuto uno spazio molto speciale nella mia attività: mentre il fumetto è stata la mia vocazione primaria (e quello che ho sempre voluto fare), le copertine sono state un “incidente di percorso”. Venendo a mancare l’apporto di Claudio Villa a partire dal n°42 in poi, l’editore ha chiesto a me di sostituirlo. Ho affrontato questo compito come una sfida e me la sono cavata bene. Direi che 450 copertine circa testimoniano un notevole impegno! Il passaggio di consegne è avvenuto in maniera del tutto indolore per me; adesso ho più libertà di movimento, posso fare più cose che desidero, muovendomi anche in altri ambiti esterni a Dylan Dog. Cavenago sta facendo un lavoro egregio, ha una freschezza e una personalità forte, le sue copertine sono delle bellissime illustrazioni e non sono costruite secondo il senso “canonico” come l’abbiamo inteso finora. Mi spiego: se guardi una copertina di Cavenago da una certa distanza, si capisce poco. Invece, in passato, l’ordine era di fare una copertina con pochi elementi visivi che potessero colpire il lettore anche a una certa distanza.

Questo perché Dylan Dog, come tante altre riviste a fumetti, comparivano nella vetrina dell’edicola. Oggi l’edicola è molto più “ridotta”, sia come spazio che come offerta: non c’è più l’esigenza che avevamo all’inizio, quindi una bella illustrazione è anche una bella copertina, mentre prima era penalizzante avere solo una bella illustrazione. Un po’ come i segnali stradali, le testate devono essere identificabili a distanza. Non solo per il lettore abituale, ma anche per quello occasionale, che passa davanti all’edicola e dice «Toh! Vediamo un po’ cos’è questo fumetto…». Adesso con i nuovi media compaiono le anteprime sul sito, su Facebook, quindi è proprio cambiato l’approccio. Siamo in un’ottima direzione con Cavenago, perché valorizza il suo stile dinamico usando una grande tavolozza di colori. Ho molta stima di lui.

All’interno del volume edito da Comicout, ci ha colpito nel dettaglio le varie donne disegnate lungo la sua carriera. Qual è quella a cui è più affezionato?

Stano: Morgana è stato un personaggio interessante da creare ex-novo. Quando Tiziano me lo chiese, mi diede come indicazione di riferimento l’attrice Julie Christie. Quello è stato il primo personaggio che ho inventato di sana pianta. Tutto sommato ha una fisionomia di base che ricorda Dylan, infatti in seguito divenne sua madre. Ma non era previsto, forse per via del tipo di stile mio, che assomma tutti i personaggi che disegno. Per gli altri personaggi, cerco sempre di volta in volta una tipologia non banale, personaggi che non siano particolarmente nell’immaginario collettivo recente: vado a cercare persone particolari, non necessariamente delle attrici. A volte mi ispiro anche a sconosciute che mi hanno colpito per i caratteri fisici specifici per il personaggio che mi richiedono. Quando ho disegnato la storia scritta da Pasquale Ruju, I misteri di Venezia, disegnai un personaggio sulle fattezze di Chiara Caselli, che io vidi in scena in un film tratto da un romanzo di Sclavi, Nero. Mi hanno invitato a vedere una ripresa di una particolare scena del film e ho visto che lei era perfetta per il personaggio che dovevo creare. Altre volte mi ricordo un episodio breve pubblicato sui cartonati Mondadori dove c’era una ragazza (di cui non ricordo il nome) che fece da madrina a uno degli Horror Fest. Feci uno schizzo e poi la disegnai in questa piccola storia, Gli orrori di Altroquando.

Quali sono i suoi progetti futuri, sia immediati che a lungo termine?

Stano: Da pochissimi giorni sono disoccupato! Ho finito una storia, che sarebbe il seguito di Mohawk River (Le Storie Speciale n°2, sceneggiatura di Mauro Boselli). L’episodio è ambientato circa 15 anni dopo, durante la rivoluzione americana. Ritroveremo i personaggi comparsi nell’albo precedente, accompagnati da volti nuovi ed è completamente a colori. La prima nacque in bianco e nero, poi si decise di pubblicarlo come Speciale e solo successivamente aggiungemmo i colori. Questa seconda parte, invece, è nata proprio per essere fatta a colori. Ha un impatto visivo diverso, perché il colore fa da padrone. 126 pagine che mi sono costate un anno di lavoro! Boselli, dal canto suo, ha affermato che c’è ancora materiale su cui lavorare e che si faranno altri due albi, per cui la storia di Mohawk River non finirà con la prossima uscita. Comunque penso che farò una storia di Dylan.

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